Storie, attualità e archeologia dal Medio Oriente e dal mondo della Bibbia

Hamas allo stremo e Netanyahu in uscita? Partita a scacchi a Doha

Manuela Borraccino
16 luglio 2025
email whatsapp whatsapp facebook twitter versione stampabile
<i>Hamas</i> allo stremo e Netanyahu in uscita? Partita a scacchi a Doha
Tel Aviv, 14 luglio 2025, il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu. (Foto Reuven Kastro/POOL)

L’organizzazione palestinese responsabile dell’attacco del 7 ottobre sarebbe stata decapitata, mentre Benjamin Netanyahu lotta per la sopravvivenza politica tra crescenti pressioni perché esca di scena. Il 28 e 29 luglio la Conferenza dell’Onu sulla questione palestinese.


Hamas sarebbe alle corde. La sua leadership militare e politica sarebbe stata quasi completamente annientata e, scrive l’Economist sulla base di testimonianze provenienti da Gaza, non avrebbe più il controllo del territorio: bande e saccheggiatori stanno riempiendo il vuoto, mentre la popolazione allo stremo si augura solo che i leader di Hamas lascino la Striscia quanto prima e vadano in esilio, come chiesto da Israele come condizione per una tregua permanente. Intanto una lunga inchiesta del New York Times punta l’indice contro il premier israeliano Bibi Netanyahu per come ha prolungato la guerra a Gaza per restare al potere. È questo il contesto nel quale proseguono i colloqui a Doha, mediati dal Qatar e dagli Stati Uniti, in un sostanziale stallo che non fa che prolungare le sofferenze dei civili palestinesi e quelle dei venti ostaggi israeliani presumibilmente ancora vivi, che verrebbero utilizzati come scudi umani dal nuovo leader di Hamas, Ezz al-Din al-Haddad, leader della brigata di Hamas nella città di Gaza e autoproclamatosi al vertice dell’organizzazione.

A quasi 40 anni dalla fondazione, secondo il settimanale britannico il gruppo si starebbe dunque dissolvendo. Tutti i membri del suo consiglio militare, tranne al-Haddad, sono stati uccisi. Sebbene cellule isolate di Hamas continuino a uccidere soldati israeliani in imboscate, la campagna di Israele per spingere i gazesi in un’area sempre più piccola procede senza incontrare opposizione. Ieri martedì 15 luglio l’esercito israeliano ha ordinato agli sfollati nella parte orientale della città di Gaza di spostarsi a ovest, dove la maggior parte dei gazesi sono sfollati e dove comunque avvengono bombardamenti incessanti: ovunque i rifugiati vadano, vengono in ogni caso attaccati scrive la corrispondente di Al Jazeera.

Anche la leadership politica di Hamas si trova sempre più alle strette. Dei 15 membri del «politburo» di Gaza, la maggior parte è morta. I tre sopravvissuti conosciuti sono fuggiti all’estero. Si dice che i ministri dell’Istruzione e della Sanità siano vivi, ma in isolamento. I 36 ospedali, le 12 università e le centinaia di scuole che supervisionavano sono per lo più in rovina. L’esercito israeliano ha ucciso il personale addetto all’ordine pubblico, dai ministri dell’Interno e della Giustizia fino alla polizia stradale. Hamas si trova sotto pressione anche per l’allentamento del sostegno garantito per anni dai suoi storici alleati: oltre all’Iran indebolito e ad Hezbollah drasticamente ridimensionato in Libano dalle offensive israeliane, sono finiti i sussidi mensili da 30 milioni di dollari che il gruppo riceveva dal Qatar (tramite Israele), e sono state drasticamente ridotte le forniture di armi (anche se si vocifera che stia acquistando alcune armi dai clan che Israele sta armando). Senza un adeguato controllo su Gaza, il movimento non può più avere un peso. La principale leva rimasta è il controllo sugli ostaggi israeliani sopravvissuti, ai quali potrebbero presto dover rinunciare come parte di un secondo cessate il fuoco.

Perché la guerra si è prolungata: un’inchiesta del New York Times

Anche Israele è sotto pressione della Casa Bianca perché accetti la tregua, mentre l’inchiesta del New York Times ha ricostruito 21 mesi di manipolazioni ordite dal premier israeliano per restare in sella nonostante le prove che siano stati ignorati i ripetuti segnali e allarmi dell’intelligence su un imminente attacco verso Israele, già a partire dall’estate 2023. Attraverso le interviste a 110 funzionari di Israele, Stati Uniti e mondo arabo, e l’analisi di molte decine di verbali di riunioni di governo, verbali di negoziati, piani di guerra, valutazioni dei servizi segreti, protocolli segreti di Hamas e documenti giudiziari, i tre giornalisti investigativi sono arrivati a quelle che definiscono «tre conclusioni inevitabili».

Diverse inchieste hanno in effetti dimostrato che «negli anni precedenti la guerra l’approccio di Netanyahu nei confronti di Hamas ha contribuito a rafforzare il gruppo», creando le condizioni perché si preparassero segretamente alla guerra. Dall’inizio del 2023 «la spinta di Netanyahu a minare la magistratura israeliana ha ampliato le già profonde divisioni all’interno della società israeliana e indebolito il suo esercito», facendo apparire Israele vulnerabile e incoraggiando Hamas a preparare il suo attacco. «Una volta iniziata la guerra, le decisioni di Netanyahu sono state spesso influenzate prevalentemente da esigenze politiche e personali, piuttosto che da necessità militari o nazionali».

Anche tenendo conto delle complessità dei conflitti e delle numerose variabili in gioco, è ormai evidente il prolungamento della guerra abbia permesso a Netanyahu prima di sopravvivere e poi di trionfare alle sue condizioni. Dopo aver legato il suo destino politico ai partiti più estremisti e razzisti dei 77 anni della storia di Israele, Netanyahu ha rallentato i negoziati per il cessate il fuoco nei momenti cruciali. «Ha evitato di pianificare una transizione di potere nel dopoguerra, rendendo più difficile portare la guerra verso la sua conclusione. Ha proseguito la guerra nell’aprile e nel luglio 2024, anche se i generali di alto rango gli avevano detto che non c’era alcun vantaggio militare nel continuare.

Quando lo slancio verso un cessate il fuoco sembrava crescere, Netanyahu ha attribuito improvvisamente importanza a obiettivi militari che in precedenza sembrava meno interessato a perseguire, come la conquista della città meridionale di Rafah e, successivamente, l’occupazione del confine tra Gaza e l’Egitto. E quando a gennaio è stato finalmente raggiunto un cessate il fuoco prolungato, lo ha rotto a marzo, in parte per mantenere intatta la sua coalizione».

Intanto lo stallo nei negoziati è causato dal rifiuto di Hamas di accettare il piano di evacuazione di massa verso il sud della Striscia proposto da Israele e dal rifiuto di Israele di accettare una tregua permanente e non di soli 60 giorni, durante i quali sarebbero stati rilasciati la metà dei 50 ostaggi ancora sequestrati in cambio di 1.000 detenuti palestinesi. Non c’è poi un accordo su come verrà governata la Striscia dopo la fine della guerra, che ha già provocato oltre 57mila morti.

Nei giorni scorsi il governo israeliano ha approvato un piano che confinerebbe la maggior parte della popolazione di Gaza in un’area già densamente popolata a ridosso del valico di Rafah con l’Egitto, contro il parere del capo di Stato maggiore delle forze armate israeliane e di esperti legali israeliani che hanno già avvertito il governo che tale mossa configurerebbe un crimine di guerra e una forma di pulizia etnica. E quanto all’eventuale pressione della Lega araba, delle monarchie del Golfo e della Turchia, anche questi paesi non vogliono urtare la suscettibilità della Casa Bianca. Tutto è dunque nelle mani di Donald Trump, che aveva assicurato nei giorni scorsi i giornalisti che sarebbe stato «molto fermo» con Netanyahu. Ma il presidente statunitense, com’è noto, si muove con una certa volubilità ed incostanza sullo scacchiere internazionale.

Articoli correlati
Baptism in the Holy Land
Joseph Patrich

Baptism in the Holy Land

The Literary Evidence and the Archaeological Context
L’alba francescana
Pio d’Andola

L’alba francescana

Sonetti su san Francesco a 800 anni dalla morte
Disarmare il cuore
Francesco Patton

Disarmare il cuore

Per diventare artigiani della pace
Parabole moderne
Amedeo Romeo

Parabole moderne

Storie di Vangelo raccontate dai ragazzi