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I capi delle Chiese cristiane di Gerusalemme in difesa di Taybeh

Giuseppe Caffulli
15 luglio 2025
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I capi delle Chiese cristiane di Gerusalemme in difesa di Taybeh
Taybeh, 14 luglio 2025: i capi delle Chiese cristiane dinanzi a fotografi e giornalisti. (foto F. Guaraldi /CTS)

I responsabili delle Chiese della Terra Santa, dopo avere visitato Taybeh il 14 luglio, hanno risposto uniti agli attacchi che i coloni compiono alla cittadina cristiana in Cisgiordania.


«Noi, il Consiglio dei Patriarchi e dei Capi delle Chiese di Gerusalemme, siamo oggi a Taybeh in solidarietà con la comunità locale a fronte di una tendenza crescente di attacchi sistemici e mirati contro di essa e la sua presenza. Chiediamo le preghiere, l’attenzione e l’azione del mondo, in particolare dei cristiani a livello globale». Inizia così la dichiarazione congiunta rilasciata dai capi delle Chiese cristiane (accompagnati anche da una nutrita delegazione di diplomatici occidentali) dopo la visita a Taybeh, dove lunedì 7 luglio 2025, estremisti israeliani provenienti dagli insediamenti vicini hanno appiccato intenzionalmente il fuoco nei pressi del cimitero del paese e della chiesa di San Giorgio, che risale al V secolo.

«Taybeh – spiega la dichiarazione – è l’ultima cittadina interamente cristiana rimasta in Cisgiordania. Questi atti rappresentano una minaccia diretta e intenzionale non solo alla nostra comunità locale, ma anche al patrimonio storico e religioso dei nostri antenati e dei luoghi santi. Di fronte a tali minacce, il più grande atto di coraggio è continuare a chiamare questa terra “casa”. Noi siamo con voi, sosteniamo la vostra resilienza, e vi accompagniamo con la preghiera».

Il villaggio, che si trova in un’area di uliveti e pascoli a circa 12 chilometri a nord-est di Ramallah, nella storica Samaria, è parte del governatorato di Ramallah e al-Bireh. La vicenda che lo ha interessato è lo specchio di quello che sta capitando in Cisgiordania, dove i cosiddetti coloni (appoggiati dall’esercito israeliano) stanno esercitando pressioni sempre più forti sulle comunità palestinesi. Negli ultimi mesi, questi estremisti hanno condotto il loro bestiame a pascolare sui terreni agricoli cristiani situati nella zona est di Taybeh, rendendoli inaccessibili quando non addirittura danneggiando gli uliveti da cui le famiglie dipendono. Ma non basta: «Il mese scorso – precisa ancora la dichiarazione – diverse abitazioni sono state attaccate: sono stati appiccati incendi e affisso un cartellone con la scritta, tradotta in inglese, “non avete futuro qui”. La Chiesa ha mantenuto una presenza fedele in questa regione da quasi duemila anni. Rigettiamo fermamente questo messaggio di esclusione e riaffermiamo il nostro impegno per una Terra Santa che sia un mosaico di fedi diverse, che convivono pacificamente con dignità e sicurezza».

Secondo i sacerdoti delle tre confessioni cristiane presenti a Taybeh (greco‑ortodossa, greco‑cattolica o melchita, cattolica di rito latino), queste azioni violente sono favorite da insediamenti illegali sorti lungo il confine orientale del villaggio, protetti implicitamente dalle forze militari israeliane, e adoperati come «avamposti» per ampliare ulteriormente la pressione territoriale. L’area orientale, oltre la metà del territorio di Taybeh, è costantemente nel mirino di questi insediamenti in espansione.

Secondo organizzazioni come B’Tselem, la violenza dei coloni nella Cisgiordania occupata è in aumento dall’inizio del conflitto di Gaza nel 2023 (le statistiche parlano di oltre mille morti ammazzati), e solo nel mese scorso due persone – tra cui un cittadino statunitense – sono rimaste uccise durante scontri con coloni israeliani nei dintorni di Ramallah. I cristiani palestinesi, stimati attorno ai 50mila nelle aree di Gerusalemme e Cisgiordania, vivono tra la crescente paura e la tentazione di emigrare. «I timori per la violenza stanno spingendo i cristiani a lasciare la Cisgiordania – ha dichiarato all’agenzia Reuters il cardinale Pierbattista Pizzaballa, patriarca latino di Gerusalemme –. Purtroppo, la tentazione di emigrare esiste a causa della situazione. Questa volta è molto difficile vedere come e quando tutto questo finirà, e soprattutto per i giovani è difficile parlare di speranza, di fiducia nel futuro»

Oggi in Cisgiordania vivono oltre 700mila coloni israeliani, mentre sono circa 3 milioni i palestinesi in Cisgiordania e Gerusalemme Est.

Il Consiglio dei Patriarchi e dei Capi delle Chiese, al termine della visita, ha chiesto che i responsabili degli atti di violenza «siano chiamati a rispondere davanti alla legge dalle autorità israeliane, le quali ne facilitano e consentono la presenza nei dintorni di Taybeh. Anche in tempi di guerra, i luoghi sacri devono essere protetti. Chiediamo un’indagine immediata e trasparente sul motivo per cui la polizia israeliana non ha risposto alle chiamate d’emergenza della comunità locale e sul perché queste azioni aberranti continuino a restare impunite».

 

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