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Tra le bombe a Gaza, il Papa telefona ancora

Terrasanta.net
11 settembre 2025
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Tra le bombe a Gaza, il Papa telefona ancora
10 settembre 2025. Un bombardamento israeliano abbatte la torre Tiba nella città di Gaza. (foto Magdy Fathy/Flash90)

Come il suo predecessore, anche papa Leone XIV utilizza questo modo semplice per farsi vicino, oltre che con la preghiera, alla piccola comunità cristiana di Gaza. Intanto, molti cittadini del capoluogo della Striscia sembrano decisi a restare, nonostante gli ordini di evacuazione.


(g.s.) – Anche papa Leone XIV, di tanto in tanto, chiama personalmente la parrocchia di Gaza per avere notizie dirette da quella piccola comunità di cristiani che si tengono a galla sull’abisso dei massacri e bombardamenti in corso nella Striscia. Lo conferma il parroco, padre Gabriel Romanelli, che parla del conforto che recano le chiamate del Pontefice. Come il predecessore Francesco, papa Leone può agevolmente comunicare in spagnolo con i tre missionari argentini dell’Istituto del Verbo incarnato che, insieme a due comunità di suore, sono presenti alla Sacra Famiglia.

Nel suo video-diario quotidiano dalla parrocchia, padre Gabriel dice che in una situazione tanto catastrofica, la vita continua e non mancano ragioni per rallegrarsi: nella piccola comunità auto-confinatasi negli edifici del complesso parrocchiale (parliamo di 450 persone), nei giorni scorsi si è celebrato un matrimonio; è anche nato un bimbo, che hanno chiamato Marco.

Nonostante i reiterati ordini di evacuazione delle forze armate israeliane, che ormai considerano il capoluogo un campo di battaglia da conquistare o distruggere, gran parte della popolazione civile sembra decisa a non andarsene, dice il parroco.

Nella Striscia, d’altronde, non esistono posti sicuri. A sentire le autorità di Israele, l’evacuazione è ostacolata dagli uomini di Hamas, che – bisognosi di scudi umani – minacciano chi vorrebbe far fagotto e non esitano ad aprire il fuoco su chi si mette in marcia. Di certo i gazesi in questi due anni sono stati costretti a sfollare ripetutamente. C’è chi da sud è tornato a nord durante le settimane di tregua tra gennaio e marzo e ora non intende più farsi sballottare qua e là.

Il nemico ha dato tempo fino al 7 ottobre per sfollare, ma intanto martella con bombe e missili che giorno e notte demoliscono edifici e uccidono, a decine, le persone.

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