Alle donne viene negato il diritto di vivere con dignità, provvedere alla propria igiene e di partorire in sicurezza, affermano diversi rapporti dell’Unione europea con l’Onu e di Amnesty International.
Negli ultimi 31 mesi l’offensiva israeliana su Gaza ha avuto ripercussioni sproporzionate sulle donne e sulle ragazze di Gaza, aggravando le disuguaglianze di genere preesistenti e creando nuove vulnerabilità. Gli sfollamenti su larga scala, la perdita dei mezzi di sussistenza e il collasso dei servizi di base hanno aumentato drasticamente le responsabilità non retribuite delle donne in materia di assistenza e sopravvivenza, spesso in condizioni estreme e degradanti. Più di 16mila donne hanno perso i mariti. A capo di una famiglia su sette ora c’è una donna, si legge nella Valutazione rapida dei danni e bisogni a Gaza condotta dall’Unione europea in collaborazione con le Nazioni Unite e la Banca mondiale.
Almeno 318mila ragazze in età scolare non frequentano la scuola da due anni consecutivi, aumentando i rischi di matrimoni precoci, danni psicosociali ed esclusione economica a lungo termine. L’aumento delle famiglie con a capo una donna, unito alla chiusura prolungata delle scuole e all’interruzione dei servizi, sta accelerando il trasferimento delle responsabilità di cura e domestiche alle ragazze adolescenti, come dimostrano gli alti livelli segnalati di sovraccarico di lavoro domestico, con conseguenze durature per l’istruzione delle ragazze e le loro opportunità future.
Le donne e le ragazze rappresentano l’87 per cento dei casi segnalati di violenza di genere, eppure l’accesso alla protezione, alla giustizia e ai servizi per le sopravvissute rimane fortemente limitato. L’autonomia economica delle donne è stata ulteriormente erosa in un momento in cui sempre più famiglie dipendono da loro, poiché l’insicurezza, il rischio di molestie negli spazi pubblici, i pesanti oneri di cura e le norme restrittive sulla mobilità limitano l’accesso all’occupazione e al reddito. Nonostante questi vincoli, le donne continuano a svolgere un ruolo fondamentale nel sostenere le famiglie e le comunità attraverso meccanismi informali di adattamento e reti guidate da donne, spesso in condizioni precarie e ad alto rischio.
Una ripresa sostenibile, rimarca l’Ue, dipende dalla riduzione delle disparità di genere e dal ripristino dell’autonomia economica e sociale delle donne, che sono alla base della resilienza delle famiglie e della coesione sociale. Raggiungere questo obiettivo implica garantire alle donne un accesso sicuro ai servizi essenziali, rafforzare la prevenzione e la risposta alla violenza di genere incentrate sulle sopravvissute, ridurre gli oneri di cura non retribuiti, sostenere i mezzi di sussistenza delle donne e garantire la loro partecipazione significativa alla pianificazione della ripresa e al governo della Striscia.
Anche perché il 60 per cento dei giovani della Striscia mostra segni di ansia da moderata a grave, paura e perdita di speranza per il futuro. Si stima che 58mila bambini abbiano perso uno o entrambi i genitori, e gli adolescenti stanno assumendo sempre più spesso ruoli di sopravvivenza tipici degli adulti, con il 42 per cento che riferisce di avere responsabilità domestiche eccessive. Al di là dei suoi immediati impatti sulla salute, il diffuso disagio psicosociale compromette l’apprendimento, il benessere e la futura partecipazione al mercato del lavoro.
Nelle scorse settimane anche Amnesty International ha richiamato l’attenzione su come le donne e le ragazze subiscano il peso maggiore del collasso del sistema sanitario, degli sfollamenti di massa e l’aumento esponenziale dei problemi di salute materna e neonatale. «Alle donne di Gaza – ha dichiarato Agnès Callamard, segretaria generale dell’organismo umanitario – vengono negate le condizioni necessarie per vivere e partorire in sicurezza. Questa erosione sistematica dei loro diritti alla salute, alla sicurezza, alla dignità e a un futuro non è uno sfortunato effetto collaterale della guerra; è un atto di guerra deliberato che prende di mira donne e ragazze. È anche la conseguenza prevedibile delle politiche e delle pratiche calcolate di Israele, che comportano sfollamenti di massa, restrizioni deliberate sui beni di prima necessità e sugli aiuti umanitari, e due anni di bombardamenti incessanti che hanno devastato il sistema sanitario di Gaza e decimato intere famiglie».





















