«Vedo ancora i nazisti come il male. Ma io cosa sono, allora?». A domandarselo è uno fra i 24 soldati e ufficiali dell’intelligence israeliana che hanno deciso di farsi intervistare in forma anonima dai giovani registi israeliani Yuval Abraham e Rachel Szor (vincitori del premio Oscar nel 2025 per No Other Land a fianco dei palestinesi Basel Adra e Hamdan Ballal) per il loro nuovo documentario Naza, girato di notte sui tetti di Tel Aviv e presentato il 10 settembre, in concorso, all’83^ edizione della Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia in corso al Lido.
Un lavoro che nasce dalle inchieste giornalistiche sul sistema con cui le forze armate israeliane pianificano i bombardamenti a distanza su Gaza e stimano il numero delle vittime civili palestinesi. Inchieste già pubblicate dal quotidiano britannico The Guardian, in collaborazione con media israeliani come Local Call e +972 Magazine fra il 2023 e il 2025. Proprio per questo il film è prodotto – fra gli altri – dallo stesso The Guardian e da Jonathan Glazer (premio Oscar nel 2024 per il film La zona d’interesse).
Il titolo, che potrebbe sembrare un richiamo al nazismo, è, in realtà, l’acronimo di Nezek agavi, in ebraico «danno collaterale», la formula che i militari israeliani utilizzano per quantificare la soglia di morti innocenti giustificata dall’uccisione di un militante di Hamas.
Al centro della pianificazione degli attacchi c’è Lavender, un algoritmo basato sull’intelligenza artificiale che traccia qualsiasi telefono che abbia comportamenti simili ai cellulari degli operativi di Hamas, per generare delle liste di obiettivi da eliminare.
Il racconto dei soldati e degli ufficiali fa emergere le gigantesche contraddizioni della narrazione israeliana del conflitto. Da una parte, emerge un disprezzo palese per palestinesi («Non ci sono innocenti a Gaza», «Si meritano qualsiasi cosa facciamo»), e ciascun attacco «è come un videogioco», che qualcuno arriva a definire addirittura «divertentissimo». Dall’altra, è impossibile non ammettere che il sistema presenta ampi margini di errore («Anche se si usa il termine naza, le uccisioni sono volute», «È stato fatto su larga scala, come in una fabbrica»). Tuttavia, «lasciare decidere all’intelligenza artificiale è meglio che far decidere a chi ha appena perso degli amici»…
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«Abbiamo realizzato questo film spinti dal dovere di usare la nostra posizione di israeliani per analizzare i sistemi dietro all’uccisione di massa di civili palestinesi di cui il nostro Paese è responsabile – spiegano Abraham e Szor –. Durante le riprese negli ultimi tre anni, ci siamo trovati a porci le stesse domande della generazione dei nostri nonni e di tutto il Novecento: come può un gruppo di persone permettere la totale disumanizzazione di un altro? Come funziona dall’interno un sistema del genere?».
Come anticipato, «molte delle rivelazioni contenute nel film sono state pubblicate quasi subito dopo che ne siamo venuti a conoscenza, nei mesi successivi agli attacchi del 7 ottobre. Il film – soggiungono Abraham e Szor – ci permette di esplorare qualcosa di più profondo rispetto al solo giornalismo d’inchiesta: non solo le parole pronunciate, ma anche quelle non dette, il silenzio. Spetta a tutti noi rompere quel silenzio».
Al termine della 83^ edizione della Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia, Naza ha ricevuto il Premio speciale della giuria.
Naza
regia: Yuval Abraham, Rachel Szor
produzione: The Guardian, JW Films (Jim Wilson)
durata: 80 minuti
lingua: ebraico, inglese
paesi: Regno Unito
Ultimo aggiornamento: 12/09/2026 20:47


























