Di fronte all’operazione «Carri di Gedeone II», le parrocchie di Gaza rimarranno luoghi di rifugio

Mentre i bombardamenti si intensificano nel quartiere di El Zeitoun, dove si trovano le due chiese di Gaza, i patriarchi Theophilos III e Pierbattista Pizzaballa rilasciano una dichiarazione sulla decisione presa dai leader religiosi di rimanere e servire coloro che desiderano restare.
Con l’avvicinarsi dell’avvio dell’operazione militare israeliana «Carri di Gedeone II», una dichiarazione congiunta dei patriarchi greco-ortodosso e latino ha annunciato che «i sacerdoti e le suore hanno deciso di rimanere e continuare a prendersi cura di tutti coloro che si troveranno nei due complessi parrocchiali». I cristiani che vi si sono rifugiati dall’ottobre 2023 decideranno secondo coscienza, mentre l’esercito israeliano ha iniziato a distribuire ordini di evacuazione.
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Cinque giorni fa, il primo ministro Benjamin Netanyahu ha delineato le modalità di un’operazione di evacuazione della città di Gaza. «Sembra che l’annuncio del governo israeliano secondo cui “si apriranno le porte dell’inferno” stia effettivamente assumendo contorni tragici. L’esperienza delle passate campagne a Gaza, le intenzioni dichiarate dal governo israeliano riguardo all’operazione in corso e le notizie che ci giungono dal terreno dimostrano che l’operazione non è solo una minaccia, ma una realtà che è già in fase di attuazione».
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La dichiarazione si è astenuta da proclami plateali, ma ha affermato: «Non sappiamo esattamente cosa accadrà sul posto, non solo per la nostra comunità, ma per l’intera popolazione. Possiamo solo ripetere ciò che abbiamo già detto: non può esserci futuro basato sulla prigionia, lo sfollamento dei palestinesi o la vendetta».
Lasciare la città di Gaza, «una condanna a morte»
«Non è questa la giusta via. Non vi è alcuna ragione che giustifichi lo sfollamento deliberato e forzato di civili. (…) Non vi è alcuna ragione che giustifichi tenere dei civili prigionieri o ostaggi in condizioni drammatiche», proseguono i patriarchi.
Mentre il governo sostiene che spostare la popolazione a sud può salvare vite umane, «lasciare la città di Gaza e tentare di fuggire verso sud equivarrebbe a una condanna a morte», si legge nella dichiarazione.
Gli sfollamenti forzati dei civili palestinesi tendono a concentrare la popolazione nel 20 per cento della Striscia di Gaza. Alla popolazione sarà proibito lasciare queste cosiddette «zone di concentrazione», del tutto prive di infrastrutture.
Il testo dei patriarchi si conclude con un appello «alla comunità internazionale affinché agisca per porre fine a questa guerra insensata e distruttiva, e affinché le persone scomparse e gli ostaggi israeliani possano tornare a casa.























