
Dopo la visita pastorale nella martoriata Striscia di Gaza, Theophilos III, patriarca greco-ortodosso di Gerusalemme, e il cardinale Pierbattista Pizzaballa, patriarca latino di Gerusalemme, hanno rilasciato due dichiarazioni congiunte e complementari, testimoniando con parole profonde e accorate la realtà di quella terra ferita e oltraggiata.
Un grido di compassione, ma anche un appello lucido alla coscienza della comunità internazionale, al cuore delle istituzioni, delle Chiese e delle persone comuni. Due voci che risuonano come un’unica invocazione alla giustizia, alla pace e alla misericordia.
«La pace sia con voi tutti, nel nome del nostro Signore e Salvatore Gesù Cristo», ha esordito Theophilos III durante la conferenza stampa a Gerusalemme, il 22 luglio, alle ore 11, presso il Centro Notre-Dame, ricordando che la missione della Chiesa è quella di «camminare tra i feriti e gli afflitti» come Cristo stesso. Al suo fianco, il cardinale Pierbattista Pizzaballa ha spiegato il senso di quella visita: «Siamo entrati in un luogo devastato, ma anche pieno di meravigliosa umanità».
Entrambi hanno descritto una realtà fatta di distruzione e dolore: macerie al posto delle case, tende al posto delle stanze, bambini che giocano già abituati al rumore dei bombardamenti, famiglie senza prospettiva di ritorno. Eppure, nel cuore di questa devastazione, ciò che più ha colpito i due patriarchi è stata la forza d’animo delle persone incontrate: madri che cucinano per i vicini, infermiere che curano con delicatezza, credenti di ogni fede che pregano, senza sosta, un Dio che – come ha detto Pizzaballa – «non dimentica mai».
Cristo tra le macerie
Il cuore della testimonianza di Theophilos e del cardinal Pizzaballa sta in una visione comune sia teologica che pastorale: Cristo non è assente da Gaza. «È lì – afferma il cardinale – crocifisso nei feriti, sepolto sotto le macerie, eppure presente in ogni atto di misericordia». Theophilos III ha espresso lo stesso pensiero: «Siamo entrati a Gaza come servitori del Corpo sofferente di Cristo».
La missione dei due patriarchi nella Striscia, iniziata la mattina del 18 luglio, ha voluto essere un gesto di presenza, di consolazione e di ascolto. «La missione della Chiesa – ha detto Theophilos – è radicata nel ministero della presenza… nella difesa della sacralità della vita».
La denuncia che si leva con forza è quella di un silenzio complice: chi può agire non lo fa. «Il silenzio di fronte alla sofferenza è un tradimento della coscienza», ha ammonito Theophilos III. Pizzaballa, a sua volta, ha ribadito l’urgenza di aiuti umanitari immediati: «Ogni ora senza cibo, acqua, medicine e riparo provoca un danno profondo».
Ma l’appello va oltre l’emergenza. I due leader religiosi hanno condannato la logica della vendetta, della punizione collettiva e dello sfollamento forzato. Hanno rilanciato l’appello di papa Leone XIV – pronunciato durante l’Angelus – a rispettare il diritto umanitario internazionale, a proteggere i civili, a porre fine all’uso indiscriminato della forza.
«Non può esserci futuro basato sulla prigionia o sulla vendetta», ha detto il Cardinale. E Theophilos ha rilanciato le parole di Gesù: «Beati i pacificatori, perché saranno chiamati figli di Dio».
Un cammino di riconciliazione
La testimonianza dei due patriarchi non si limita però alla denuncia: guarda anche al futuro. La pace non è un’illusione, ma un cammino arduo e possibile, se animato da verità, giustizia e riconciliazione. «Quando questa guerra sarà finita, ci aspetta un lungo viaggio per iniziare la guarigione e la riconciliazione tra il popolo palestinese e il popolo israeliano», ha detto Pizzaballa, sottolineando che il perdono non significa dimenticare, ma trasformare le ferite in saggezza.
In questa visione si inserisce la presenza delle strutture ecclesiali a Gaza: parrocchie, ospedali, scuole, mense. Luoghi dove nessuno è escluso. La missione cristiana, hanno ribadito entrambi, è universale: «I nostri ospedali, rifugi, scuole… sono luoghi per tutti: cristiani, musulmani, rifugiati, bambini».
Ma occorre ora, prima possibile, passare dalle parole ai fatti. Arrivare a una tregua, permettere gli aiuti, ridare un briciolo di speranza a tanta gente provata e ormai sfiduciata. Come a voler concludere con un’esortazione rivolta a tutti, Theophilos ha citato la Prima Lettera di Giovanni: «Non amiamo a parole né con la lingua, ma con i fatti e nella verità». E Pizzaballa ha aggiunto: «Non trasformiamo la pace in uno slogan, mentre la guerra rimane il pane quotidiano dei poveri».
- Dichiarazione del card. Pierbattista Pizzaballa, patriarca latino di Gerusalemme
- Dichiarazione di Theophilos III, patriarca greco-ortodosso di Gerusalemme
Ti ringraziamo per aver letto fin qui.
Se vuoi, puoi sostenere concretamente
il servizio che offriamo con Terrasanta.net
Un aiuto, anche piccolo, per noi è prezioso.
Dona ora























