
Domenica 21 dicembre ha celebrato la messa natalizia con i fedeli della parrocchia della Sacra Famiglia il patriarca latino di Gerusalemme, card. Pierbattista Pizzaballa. Aveva fatto ingresso nella Striscia di Gaza il 19 dicembre.
(g.s.) – Il cardinale Pierbattista Pizzaballa, patriarca latino di Gerusalemme, la mattina del 19 dicembre 2025 ha fatto nuovamente ingresso nella Striscia di Gaza, per celebrare, domenica 21 dicembre, la messa natalizia con la piccola parrocchia della Sacra Famiglia. Con il porporato hanno viaggiato anche il vicario generale, mons. William Shomali, e un piccolo gruppo di accompagnatori, incluso padre Marcelo Gallardo, segretario generale dell’Assemblea degli Ordinari cattolici di Terra Santa, e due suore che sono poi rimaste in parrocchia per dare man forte alle consorelle già sul posto.
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Questa visita natalizia è la quarta del cardinale alla comunità cattolica di Gaza dal 7 ottobre 2023.
Numerosi gli incontri del cardinale Pizzaballa con i gazesi durante il suo breve soggiorno nel capoluogo, che si prefiggeva anche di fare il punto della situazione sul terreno e verificare l’andamento degli aiuti umanitari già consegnati o ancora da assicurare.

Tra macerie e devastazione. (foto Lpj.org)
Venerdì il patriarca è stato accolto in modo festoso dai profughi che ancora popolano il complesso parrocchiale. I bambini hanno dato vita a un momento di benvenuto, al quale hanno preso parte anche molti adulti. Lo stesso giorno e il sabato si sono succeduti incontri e visite: con gli uomini e capifamiglia della comunità, con il personale della Caritas, di Catholic Relief Services (l’ong umanitaria dei vescovi statunitensi) e di altre organizzazioni locali.
Percorrendo in auto o a piedi strade affiancate da montagne di macerie e rifiuti o dalle tendopoli montate sulle spiagge per i senzatetto, il cardinale Pizzaballa e la sua delegazione si sono recati alla parrocchia greco-ortodossa di San Porfirio, per salutare il vescovo di Gaza, Alexios e il parroco Silas e la loro gente. Hanno fatto anche tappa alla facoltà di Odontoiatria dell’Università di Al-Azhar e all’ospedale anglicano Al-Ahli.

Un incontro con il personale sanitario di una struttura danneggiata dalle bombe. (foto Lpj.org)
La solenne messa natalizia che il patriarca latino di Gerusalemme è solito celebrare in anticipo a Gaza (dato che il giorno di Natale è legato ai riti a Betlemme) è stata il momento cruciale di domenica 21 dicembre. Prima che iniziasse, sui gradini della chiesa, il cardinale Pizzaballa ha dedicato qualche minuto ai numerosi giornalisti locali accorsi per raccogliere le sue dichiarazioni.
Nel corso della messa, il porporato ha amministrato anche un battesimo a un bimbo nato alcune settimane fa. Nove bambini e bambine hanno poi ricevuto la prima comunione.

Il battesimo del piccolo Marco, nato in settembre. (foto Lpj.org)
Il patriarca ha iniziato l’omelia con una nota ironica: «Ci sono tanti giornalisti qui oggi. Il Natale di Gaza sembra più importante di quello di Betlemme». Poi ha commentato il brano evangelico che narra la nascita di Gesù in concomitanza con il censimento indetto dall’imperatore Tiberio: «La scena che vediamo a Natale, con la Sacra Famiglia che non trova accoglienza né un tetto, richiama molto quella che è oggi l’esperienza di chi vive a Gaza. Dio entra nel mondo così. Non è l’imperatore Tiberio, con il suo censimento, a decidere le sorti del mondo, ma Colui che non trova un posto che lo accolga. Questo mi ricorda la nostra situazione: siamo portati a pensare che i potenti del mondo decidano per la nostra situazione. In tanti hanno in mente qualcosa per il futuro di questa terra, ma in definitiva saremo noi, il popolo che vive qui a decidere come ricostruire. Vi incoraggio a non perdervi d’animo. Siamo in una fase nuova. Non è più il tempo per sopravvivere, è il tempo di ricostruire. Noi dovremo farlo ispirandoci ai valori cristiani, nello spirito del Natale e di Gesù Cristo. Uno spirito di vita, di tenerezza e d’amore. Qui va tutto ricostruito, le case, le scuole, gli ospedali e così via. Non si tratta di ricostruire solo gli edifici, ma la vita stessa. (…) E si impone con sempre maggiore forza l’interrogativo: cosa facciamo ora? Noi qui vogliamo continuare ad essere comunque un luogo di amore, di fiducia e desiderio di bene. Sono questi i valori che ci sospingono».

Un folto gruppo di operatori dei media raccoglie le dichiarazioni del card. Pizzaballa sul sagrato della parrocchia cattolica a Gaza. (foto Lpj.org)
«Noi ricostruiremo – ha soggiunto Pizzaballa –. Il mondo a un certo punto guarderà altrove, i giornalisti spariranno, ma voi non resterete soli. Ricostruiremo insieme. Avremo scuole migliori, case migliori. E ci sarà una vita migliore per tutti, anche se ora sembra impossibile. Durante la guerra, qualcuno ha presentato dei piani per costruire a Gaza dei resort. Ma noi viviamo qui e non costruiremo resort. Vogliamo ricostruire la nostra vita come vogliamo noi, mattone su mattone».

Ai margini di una tendopoli per gli sfollati sulla spiaggia. (foto Lpj.org)
Sempre a proposito di Gaza, il 17 dicembre 2025 i patriarchi e capi delle Chiese di Terra Santa hanno rivolto un appello pressante e rispettoso alle autorità israeliane competenti perché concedano i permessi necessari a far trasportare e ricoverare all’ospedale luterano Augusta Victoria, a Gerusalemme Est, i pazienti pediatrici della Striscia affetti da leucemia. L’Augusta Victoria è l’unico nosocomio a disposizione dei palestinesi per questo tipo di cure ed è disposto a farsi carico dei costi del trattamento e di quelli del trasporto dei bambini dalla Striscia alle corsie dell’ospedale e viceversa. Occorre fare presto, dicono gli ecclesiastici e il personale medico dell’ospedale: un trattamento tempestivo in questo tipo di patologie è determinante e può cambiare la vita dei malati.
(la prima versione di questo articolo è stata pubblicata il 19 dicembre 2025)
Ultimo aggiornamento: 22/12/2025 16:53


























