Documenti – La risoluzione 2803 (2025) del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite
Risoluzione 2803 (2025)
Adottata dal Consiglio di Sicurezza nella sua 10046ª riunione,
il 17 novembre 2025
Il Consiglio di Sicurezza,
Accogliendo con favore il Piano Globale per porre fine al conflitto di Gaza del 29 settembre 2025 («Piano Globale») (allegato 1 alla presente risoluzione), e plaudendo agli Stati che lo hanno firmato, accettato o sostenuto, e accogliendo altresì con favore la storica Dichiarazione Trump per una Pace e Prosperità Durature del 13 ottobre 2025 e il ruolo costruttivo svolto dagli Stati Uniti d’America, dallo Stato del Qatar, dalla Repubblica araba d’Egitto e dalla Repubblica di Turchia, nell’avere facilitato il cessate il fuoco nella Striscia di Gaza,
Determinando che la situazione nella Striscia di Gaza minaccia la pace regionale e la sicurezza degli Stati vicini e rilevando le precedenti pertinenti risoluzioni del Consiglio di Sicurezza relative alla situazione in Medio Oriente, inclusa la questione palestinese,
1. Approva il Piano Globale, prende atto che le parti lo hanno accettato e chiede a tutte le parti di attuarlo integralmente, ivi compreso il mantenimento del cessate il fuoco, in buona fede e senza indugio;
2. Accoglie con favore l’istituzione del Board of Peace (BoP) [Consiglio per la pace – ndt] quale amministrazione transitoria dotata di personalità giuridica internazionale che stabilirà la cornice e coordinerà il finanziamento per la ricostruzione di Gaza ai sensi del Piano Globale, e in modo conforme ai pertinenti principi di diritto internazionale, fino a quando l’Autorità Palestinese (AP) non avrà soddisfacentemente completato il proprio programma di riforme, come delineato in varie proposte, incluso il piano di pace del Presidente Trump del 2020 e la Proposta saudita-francese, e non sarà in grado di riprendere in modo sicuro ed efficace il controllo di Gaza. Una volta attuato fedelmente il programma di riforme dell’AP e avanzata la ricostruzione di Gaza, potranno finalmente realizzarsi le condizioni per un percorso credibile verso l’autodeterminazione e la statualità palestinese. Gli Stati Uniti instaureranno un dialogo tra Israele e i palestinesi al fine di concordare un orizzonte politico per una coesistenza pacifica e prospera;
3. Sottolinea l’importanza della piena ripresa degli aiuti umanitari, in cooperazione con il BoP, nella Striscia di Gaza in modo coerente con i pertinenti principi di diritto internazionale e tramite organizzazioni cooperanti, incluse le Nazioni Unite, il Comitato internazionale della Croce Rossa e la Mezzaluna Rossa, garantendo che tali aiuti siano utilizzati esclusivamente per scopi pacifici e non distolti da gruppi armati;
4. Autorizza gli Stati Membri partecipanti al BoP e il BoP a: (A) concludere gli accordi necessari al conseguimento degli obiettivi del Piano Globale, inclusi quelli riguardanti privilegi e immunità del personale della forza istituita al paragrafo 7 infra; e (B) istituire entità operative dotate, se necessario, di personalità giuridica internazionale e di poteri operativi per l’esercizio delle sue funzioni, inclusi: (1) l’attuazione di un’amministrazione di governance transitoria, comprendente la supervisione e il sostegno di un comitato palestinese tecnocratico e apolitico composto da palestinesi competenti della Striscia, sostenuto dalla Lega Araba, che sarà responsabile delle operazioni quotidiane del servizio civile e dell’amministrazione di Gaza; (2) la ricostruzione di Gaza e i programmi di ripresa economica; (3) il coordinamento, il sostegno e la fornitura di servizi pubblici e assistenza umanitaria a Gaza; (4) qualsiasi misura atta a facilitare la circolazione delle persone dentro e fuori Gaza, in conformità con il Piano Globale; e (5) ogni ulteriore compito necessario a sostenere e attuare il Piano Globale;
5. Comprende che le entità operative di cui al paragrafo 4 supra opereranno sotto l’autorità transitoria e la supervisione del BoP e saranno finanziate tramite contributi volontari di donatori e fondi e meccanismi di finanziamento del BoP e governi;
6. Invita la Banca Mondiale e altre istituzioni finanziarie a facilitare e fornire risorse finanziarie a sostegno della ricostruzione e dello sviluppo di Gaza, anche tramite l’istituzione di un apposito fondo fiduciario a tal fine, amministrato dai donatori;
7. Autorizza gli Stati Membri che operano con il BoP e il BoP a istituire una Forza Internazionale di Stabilizzazione temporanea (ISF) a Gaza, da schierare sotto un comando unificato accettabile per il BoP, con forze fornite dagli Stati partecipanti, in stretta consultazione e cooperazione con la Repubblica araba d’Egitto e lo Stato di Israele, e a utilizzare tutte le misure necessarie per attuare il proprio mandato in conformità con il diritto internazionale, incluso il diritto internazionale umanitario. L’ISF collaborerà con Israele ed Egitto, fatto salvo quanto previsto dai loro accordi vigenti, unitamente alla nuova forza di polizia palestinese addestrata e verificata, al fine di contribuire a mettere in sicurezza le aree di confine; stabilizzare l’ambiente [o situazione – ndt] della sicurezza a Gaza assicurando il processo di smilitarizzazione della Striscia di Gaza, compresa la distruzione e la prevenzione della ricostruzione delle infrastrutture militari, terroristiche e offensive, nonché il disarmo permanente delle armi detenute da gruppi armati non statali; proteggere i civili, incluse le operazioni umanitarie; addestrare e fornire supporto alle forze di polizia palestinesi verificate; coordinarsi con gli Stati interessati per garantire corridoi umanitari; e svolgere ogni altro compito necessario a sostegno del Piano Globale. Via via che l’ISF stabilirà il controllo e la stabilità, le Forze di Difesa Israeliane (IDF) si ritireranno dalla Striscia di Gaza sulla base di standard, traguardi e tempistiche collegati alla smilitarizzazione, concordati tra IDF, ISF, i garanti e gli Stati Uniti, salvo per una presenza perimetrale di sicurezza che rimarrà fino a quando Gaza non sarà adeguatamente protetta da eventuali minacce terroristiche di nuova insorgenza. L’ISF dovrà: (A) assistere il BoP nel monitoraggio dell’attuazione del cessate il fuoco a Gaza e concludere gli accordi necessari al conseguimento degli obiettivi del Piano Globale; e (B) operare sotto l’indirizzo strategico del BoP e sarà finanziata tramite contributi volontari di donatori e fondi e meccanismi di finanziamento del BoP e dei governi;
8. Decide che il BoP e le presenze internazionali civili e di sicurezza autorizzate dalla presente risoluzione restino autorizzate fino al 31 dicembre 2027, fatto salvo un ulteriore intervento del Consiglio, e che ogni ulteriore rinnovo dell’autorizzazione dell’ISF avvenga in piena cooperazione e coordinamento con Egitto e Israele e con gli altri Stati Membri che continuano a operare con l’ISF;
9. Invita gli Stati Membri e le organizzazioni internazionali a collaborare con il BoP per individuare opportunità di contribuire con personale, equipaggiamento e risorse finanziarie alle sue entità operative e all’ISF, fornire assistenza tecnica alle sue entità operative e all’ISF e riconoscere pienamente i suoi atti e documenti;
10. Richiede al BoP di fornire al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite una relazione scritta sui progressi relativi a quanto sopra ogni sei mesi;
11. Decide di rimanere investito della questione.
ALLEGATO 1
Piano globale del presidente Donald J. Trump
per porre fine al conflitto di Gaza
1. Gaza sarà una zona deradicalizzata, libera dal terrorismo, e che non rappresenterà una minaccia per i suoi vicini.
2. Gaza sarà riqualificata e ricostruita a beneficio della popolazione di Gaza, che ha già sofferto fin troppo.
3. Se entrambe le parti accettano questa proposta, la guerra terminerà immediatamente. Le forze israeliane si ritireranno fino alla linea concordata per prepararsi alla liberazione degli ostaggi. Durante questo periodo tutte le operazioni militari, comprese quelle aeree e di artiglieria, saranno sospese, e le linee del fronte resteranno congelate finché non saranno soddisfatte le condizioni per il completo ritiro scaglionato.
4. Entro 72 ore dall’accettazione pubblica dell’accordo da parte di Israele, tutti gli ostaggi, vivi e deceduti, saranno restituiti.
5. Una volta che tutti gli ostaggi saranno rilasciati, Israele libererà 250 detenuti condannati all’ergastolo più 1.700 abitanti di Gaza arrestati dopo il 7 ottobre 2023, comprese tutte le donne e i minori arrestati in quel contesto. Per ogni ostaggio israeliano di cui saranno restituiti i resti, Israele consegnerà i resti di 15 deceduti gazesi.
6. Una volta restituiti tutti gli ostaggi, i membri di Hamas che si impegneranno alla pacifica convivenza e alla consegna delle armi saranno amnistiati. I membri di Hamas che vorranno lasciare Gaza avranno un passaggio sicuro verso Paesi disposti a riceverli.
7. Con l’accettazione dell’accordo, gli aiuti entreranno immediatamente e integralmente nella Striscia di Gaza. Quanto meno, le quantità di aiuti saranno pari a quelle previsti dall’accordo del 19 gennaio 2025 riguardante gli aiuti umanitari, incluso il ripristino delle infrastrutture (acqua, elettricità, fognature), la riabilitazione di ospedali e panifici, e l’ingresso delle attrezzature necessarie per rimuovere le macerie e riaprire le strade.
8. L’ingresso e la distribuzione degli aiuti nella Striscia di Gaza procederanno senza interferenze delle due parti, tramite le Nazioni Unite e le loro agenzie, la Mezzaluna Rossa e altre istituzioni internazionali non associate in alcun modo a una delle parti. L’apertura del valico di Rafah in entrambe le direzioni sarà soggetta allo stesso meccanismo implementato nell’accordo del 19 gennaio 2025.
9. Gaza sarà governata da un’amministrazione transitoria temporanea: un comitato palestinese tecnocratico e apolitico, responsabile della gestione quotidiana dei servizi pubblici e municipali per la popolazione. Questo comitato sarà composto da palestinesi qualificati e da esperti internazionali, con la supervisione di un nuovo organismo transitorio internazionale, il Consiglio per la pace [Board of Peace], che sarà presieduto dal presidente Donald J. Trump, con altri membri e capi di Stato che saranno annunciati, tra cui l’ex primo ministro Tony Blair. Questo organismo definirà il quadro di riferimento e gestirà i finanziamenti per la ricostruzione di Gaza fino a quando l’Autorità palestinese non avrà completato il suo programma di riforme, come delineato in varie proposte, tra cui il piano di pace del presidente Trump del 2020 e la proposta saudita-francese, e potrà riprendere il controllo di Gaza in modo sicuro ed efficace. Questo organismo farà appello ai migliori standard internazionali per creare una governance moderna ed efficiente che sia al servizio della popolazione di Gaza e favorisca gli investimenti.
10. Un piano economico di sviluppo, ideato da Trump, per ricostruire e rilanciare Gaza sarà elaborato convocando un gruppo di esperti che hanno contribuito alla nascita di alcune delle moderne “città miracolo” fiorenti in Medio Oriente. Saranno prese in considerazione le numerose proposte di investimento già avanzate da gruppi internazionali, allo scopo di integrare sicurezza e governance e di attrarre questi investimenti, creando posti di lavoro, opportunità e speranza per il futuro di Gaza.
11. Sarà istituita una zona economica speciale, con tariffe preferenziali e accessi agevolati, da negoziare con i Paesi partecipanti.
12. Nessuno sarà costretto a lasciare Gaza, e chi vorrà partire sarà libero di farlo, così come di tornare. Incoraggeremo le persone a restare, offrendo loro la possibilità di costruire una Gaza migliore.
13. Hamas e le altre fazioni concordano che non avranno alcun ruolo nel governo di Gaza, né diretto, né indiretto, in nessuna forma. Tutte le infrastrutture militari, terroristiche e offensive – compresi tunnel e impianti di produzione di armi – saranno distrutte e non ricostruite. Ci sarà un processo di smilitarizzazione di Gaza sotto la supervisione di osservatori indipendenti, che includerà la messa fuori uso permanente delle armi attraverso un processo concordato di consegna, sostenuto da un programma di riacquisto e reintegrazione finanziato a livello internazionale, il tutto verificato da organismi di controllo indipendenti. La Nuova Gaza si impegnerà a fondo per costruire un’economia prospera e una coesistenza pacifica con i propri vicini.
14. Sarà fornita una garanzia da parte di partner regionali per assicurare che Hamas e le altre fazioni rispettino i propri obblighi e che la Nuova Gaza non rappresenti una minaccia né per i suoi vicini né per il suo popolo.
15. Gli Stati Uniti collaboreranno con partner arabi e internazionali per creare una Forza internazionale di stabilizzazione (ISF) da dispiegare immediatamente a Gaza. L’ISF addestrerà e sosterrà forze di polizia palestinesi selezionate, e si consulterà Giordania ed Egitto, che hanno un’ampia esperienza nel settore. Questa forza costituirà la soluzione di sicurezza interna a lungo termine. L’ISF lavorerà con Israele ed Egitto per garantire la sicurezza delle aree di confine, insieme alle nuove forze di polizia palestinesi. È fondamentale impedire l’ingresso di munizioni a Gaza e facilitare il flusso rapido e sicuro di merci per ricostruire e rivitalizzare Gaza. Le parti concorderanno un meccanismo di risoluzione dei conflitti.
16. Israele non occuperà né annetterà Gaza. Man mano che l’ISF assicurerà il controllo e la stabilità, le Forze di Difesa Israeliane (IDF) si ritireranno secondo standard, traguardi e scadenze legati alla smilitarizzazione, concordati tra IDF, ISF, i garanti e gli Stati Uniti, con l’obiettivo di una Gaza sicura che non rappresenti più una minaccia né per Israele, né per l’Egitto, né per i propri cittadini. In pratica, le IDF consegneranno progressivamente il territorio di Gaza da loro occupato all’ISF, secondo un accordo che stipuleranno con l’autorità di transizione fino al loro completo ritiro da Gaza, fatta eccezione per una presenza di sicurezza perimetrale che rimarrà fino a quando Gaza non sarà adeguatamente protetta da qualsiasi minaccia terroristica.
17. Nel caso in cui Hamas ritardi o respinga questa proposta, quanto sopra, incluso l’ampliamento delle operazioni di aiuto, procederà comunque nelle aree liberate dal terrorismo e consegnate dalle IDF all’ISF.
18. Sarà avviato un processo di dialogo interreligioso, fondato sui valori di tolleranza e della pacifica convivenza, per cercare di cambiare mentalità e narrazioni di palestinesi e israeliani, sottolineando i benefici che possono derivare dalla pace.
19. Mentre la ricostruzione di Gaza avanza e il programma di riforma dell’Autorità Palestinese viene applicato con serietà, potrebbero crearsi finalmente le condizioni per un percorso credibile verso l’autodeterminazione e la statualità palestinese, che riconosciamo come aspirazione del popolo palestinese.
20. Gli Stati Uniti instaureranno un dialogo tra Israele e i palestinesi per concordare un orizzonte politico di pacifica e prospera coesistenza.
(traduzione a cura della redazione di Terrasanta.net)
Clicca qui per scaricare il testo ufficiale della risoluzione in lingua inglese fornito dalle Nazioni Unite



























