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A Gaza come in Siria, riaprire la scuola per riaprire il futuro

Marie-Armelle Beaulieu
24 settembre 2026
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A Gaza come in Siria, riaprire la scuola per riaprire il futuro
La scuola del Patriarcato latino a Gaza ha ritrovato la sua funzione primaria e accoglie nuovi alunni. (foto lpj.org/Parrocchia della Sacra Famiglia)

A distanza di 24 ore l’uno dall’altra, il Patriarcato latino e la Custodia di Terra Santa hanno annunciato la riapertura di alcune scuole: il primo a Gaza, la seconda in Siria. Per i bambini, ritrovare un’aula significa ritrovare un futuro.


Il patriarca latino di Gerusalemme, il card. Pierbattista Pizzaballa, l’aveva annunciato qualche mese fa: voleva che a Gaza i bambini potessero ritrovare la strada della scuola dopo quasi tre anni di interruzione. Ad al-Quniya e a Yacubieh, nella provincia siriana di Idlib, fino a poco tempo fa sotto il dominio di gruppi islamisti armati, le scuole francescane riaprono i battenti sessant’anni dopo la loro nazionalizzazione da parte del regime baathista.

Due guerre, due storie diverse. E, in entrambi i casi, la stessa domanda che assilla le istituzioni cristiane: quale futuro si può promettere a bambini privati della scuola?

A Gaza, l’istituto del Patriarcato latino accoglie, per l’anno 2026-2027, 1.005 alunni, dalla scuola dell’infanzia all’ultimo anno delle superiori. Settantasette insegnanti hanno ripreso il lavoro. Durante la guerra, la parrocchia della Sacra Famiglia aveva continuato a fare scuola ai bambini sfollati che ospitava. Oggi l’edificio ritrova la sua vocazione scolastica, benché manchino ancora arredi, forniture e materiale didattico. La scuola prevede inoltre attività per aiutare i bambini e i loro insegnanti ad superare le ferite lasciate da questi anni.

→ Leggi anche: I patriarchi Pierbattista Pizzaballa e Theophilos III nuovamente a Gaza

Padre Gabriel Romanelli, parroco di Gaza, racconta questo primo giorno nel comunicato del Patriarcato: «Oggi abbiamo visto lacrime di gioia negli occhi dei bambini e dei genitori quando hanno rivisto i propri figli a scuola dopo tre anni». La gioia non cancella nulla di ciò che hanno vissuto. Dice semplicemente che la loro vita non può ridursi alla guerra.

In Siria, la Custodia di Terra Santa ha riaperto le proprie scuole ad al-Quniya e di Yacubieh, in una regione devastata dai combattimenti. Chiuse sotto il regime baathista, accoglieranno inizialmente 80 alunni cristiani; sono in corso i preparativi per aprire le porte, nel prossimo anno scolastico, anche ai bambini di altre confessioni. I frati Luai Bsharat e Khokaz Mesrob hanno seguito i lavori che hanno reso possibile la riapertura, con il sostegno anche dell’Œuvre d’Orient come partner finanziario.

Monsignor Hanna Jallouf, vicario apostolico di Aleppo, misura la posta in gioco. «Buona parte dei giovani non sa leggere, né scrivere. È essenziale rilanciare l’istruzione», dichiara ad AsiaNews. All’agenzia ha confidato anche il senso che dà a questo impegno: «Vogliamo educare i nostri figli alla pace, alla speranza, all’amore fraterno e all’apertura verso gli altri».

Riaprire un’aula è dunque molto più che rimettere dei banchi davanti a una lavagna. Significa permettere ai bambini di imparare a leggere, ma anche di scoprire altre idee e di incontrare chi non è come loro. Significa dare alle famiglie una ragione per restare e a quelle che sono fuggite la possibilità di immaginare un ritorno. «Una scuola che riapre le sue porte è un villaggio che rinasce», ha dichiarato il custode di Terra Santa, padre Francesco Ielpo, in alcune interviste.

A Gaza come in Siria, il Patriarcato latino e la Custodia impegnano persone, mezzi e tempo per i bambini di cui si prendono cura. Restituire loro dignità, offrire un’istruzione aperta al dialogo, costruire con loro un futuro: tutto questo non si fa a parole. Comincia da una porta di scuola che si apre.

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