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Al via il secondo coprifuoco sanitario in Israele

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18 settembre 2020
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Al via il secondo coprifuoco sanitario in Israele
Un'unità mobile per l'effettuazione di tamponi, nella città di Lod, in Israele il settembre 2020. (foto Yossi Aloni/Flash90)

(g.s.) – Dal primo pomeriggio di oggi, 18 settembre, in Israele è scattato un nuovo coprifuoco sanitario per contenere il diffondersi dei casi di Covid-19.

Il perché sta nei numeri.

Al 31 maggio scorso, dopo che si era concluso il lockdown introdotto a marzo in Israele e nei Territori Palestinesi, le statistiche ufficiali dell’Organizzazione mondiale della sanità registravano questi dati: 17.012 casi di contagio in Israele e 284 morti per Covid-19. Su suolo palestinese i contagi erano ufficialmente 626 e i decessi 5.

Oggi va molto peggio. Dopo la prima decade di settembre in Israele i morti sono saliti a 1.068 e i contagiati complessivamente a 142.213. In Italia contiamo 4.735 contagi ogni milione di abitanti, in Israele quel valore è a quota 16.430. I dati palestinesi parlano di 38.516 contagiati a partire da febbraio (7.550 ogni milione) e 238 morti. L’infezione da Sars-Cov2 si è fatta largo anche nella Striscia di Gaza: a settembre i contagiati hanno superato quota 1.500. Le strutture sanitarie locali possono assicurare cure a non più di 350 ricoverati per Covid contemporaneamente.

Dureranno almeno tre settimane le nuove restrizioni introdotte oggi, un po’ controvoglia, dal governo israeliano, alla vigilia della festa di Rosh Hashanah (il Capodanno ebraico), che precede di poco Yom Kippur, il sacro giorno di espiazione, digiuno e preghiera.

Con questo secondo lockdown i cittadini non potranno allontanarsi più di 500 metri dalle proprie abitazioni. È vietato recarsi in visita nelle case altrui. Quasi tutte le scuole sono chiuse da giovedì. Gli uffici pubblici lavorano in modo ridotto ma non è consentito l’accesso ai cittadini. Negozi chiusi, ad eccezione di alimentari, farmacie. I ristoranti potranno effettuare solo consegne del cibo a domicilio. Regolare il servizio nelle banche e uffici postali, mentre restano chiusi gli impianti sportivi. Subiscono tagli le corse dei mezzi pubblici. Non sono ammessi assembramenti di oltre 20 persone all’aperto e 10 nei luoghi chiusi.

Il premier Benjamin Netanyahu ha chiesto nuovamente ai connazionali di indossare la mascherina ed evitare assembramenti, ma si prevedono già sacche di resistenza alle misure imposte dalle autorità.

Intanto il momento del ritorno dei pellegrini in Terra Santa si allontana.

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