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Covid-19 in Terra Santa, altro giro di vite

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13 marzo 2020
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Covid-19 in Terra Santa, altro giro di vite
Fedeli con la mascherina nella basilica del Santo Sepolcro, a Gerusalemme, il 12 marzo 2020. (foto Yossi Zamir/Flash90)

In Israele i casi di contagio da Covid-19 sono triplicati nel giro di una settimana. Il governo vara nuove misure, inclusa la sospensione delle lezioni scolastiche. Nei Territori Palestinesi Betlemme resta sorvegliata speciale.


(g.s.) – Secondo il calcolo aggiornato di ora in ora dai media locali, in Israele il numero delle persone contagiate dal coronavirus al 16 marzo è salito a 250. Cominciano ad ammalarsi anche medici e soldati. Il governo ha deciso di chiudere tutte le scuole (escluse materne e nidi d’infanzia) fino a nuovo ordine. La misura si applica anche a teatri, cinema, eventi sportivi… La sera del 14 marzo si è poi disposta la chiusura per cinque settimane di tutti i bar, ristoranti, centri commerciali. Non sono consentiti assembramenti in luoghi chiusi con più di dieci persone. Le autorità sanitarie hanno chiesto alle famiglie di non affidare i figli piccoli ai nonni per non esporre questi ultimi al rischio di contagio.

I primi casi riscontrati sul suolo israeliano risalgono al 23 febbraio scorso. Quel giorno l’allarme scattò dopo che da Seoul si era appreso che numerosi pellegrini cattolici sudcoreani, appena rientrati da un pellegrinaggio in Terra Santa, risultavano infetti da coronavirus. Il governo dello Stato ebraico ha allestito un’unità di crisi e sono cominciate ad arrivare le notizie di cittadini israeliani infetti dopo un viaggio all’estero. Primo tra questi, un israeliano che si era recato in Lombardia ed era rientrato dall’Italia con un volo El Al proprio il 23 febbraio. Successivamente si è appreso di contagiati che si erano recati in Germania, Austria e Azerbaigian.

Il ministero della Salute ha da subito esortato chiunque fosse entrato in contatto con persone affette dal virus ad autoimporsi 14 giorni di isolamento. Stessa cosa veniva richiesta, in un primo momento a coloro che provenivano dall’Italia, mentre ogni contatto aereo con la Corea del Sud era stato subito interrotto. Il governo ammoniva i cittadini che non rispettare la prescrizione di isolamento è un reato penale, sanzionato con la reclusione fino a 7 anni se la quarantena viene violata intenzionalmente e fino a 3 anni se la violazione deriva da negligenza.

Inizialmente Israele ha bloccato l’accesso al Paese ai residenti in Cina, Hong Kong, Thailandia, Singapore, Macao, Corea del Sud, Giappone e Italia (i collegamenti aerei con l’Italia sono sospesi dal 28 febbraio). La sera del 9 marzo – dopo aver tergiversato sull’opportunità di includere anche gli statunitensi tra i viaggiatori “attenzionati” – è giunta la decisione di imporre 14 giorni di isolamento a tutti i viaggiatori in arrivo dall’estero. Va ricordato, in proposito, che negli Usa vive la più numerosa comunità ebraica della diaspora. I più abbienti tra loro possiedono dimore anche in Israele.

Già dal 26 febbraio il ministero della Salute ha sconsigliato agli israeliani ogni viaggio all’estero non assolutamente necessario, alla luce del fatto che ormai il coronavirus si sta diffondendo in varie parti del mondo. Qui come è altrove il settore del turismo è sin d’ora tra quelli che più risentono dell’emergenza coronavirus. La compagnia aerea El Al teme per la tenuta dei suoi conti e prevede di dover ridimensionare il proprio personale.

Via via che l’allarme cresce, sale anche il panico. Anche in Israele, nonostante le rassicurazioni delle autorità, si sono verificati assalti ai supermercati.

Intanto il coronavirus si riverbera anche sulla politica. Il premier in carica Benjamin Netanyahu gioca la carta del governo di emergenza di breve durata, tendendo la mano all’avversario Benny Gantz, che non chiude le porte alla proposta. Unendo le forze i loro due partiti, che dispongono di 69 parlamentari su 120, sarebbero in grado di dar vita a un nuovo governo anche senza altri alleati. Il processo penale a carico di Netanyahu, che avrebbe dovuto aprirsi il 17 marzo, è stato rinviato al 24 maggio in virtù di un ordine del ministro della Giustizia Amir Ohana, che rinvia la discussione in tribunale di tutti i processi non estremamente urgenti.

Il 15 marzo il governo ha dato istruzioni allo Shin Bet, il servizio segreto per la sicurezza interna, di monitorare i cellulari dei pazienti contagiati, così da poter allertare chi è entrato in contatto con loro.

Sul versante ecclesiale, il Patriarcato latino di Gerusalemme – che, lo ricordiamo, estende la propria giurisdizione sulle comunità cattoliche di rito latino in Israele, Palestina, Giordania e Cipro – si conforma alle disposizioni delle autorità civili e ha dato una serie di disposizioni riguardanti le chiese, che restano aperte alla preghiera individuale: le acquasantiere lasciate vuote e durante le messe si deve evitare lo scambio della pace; al momento della comunione, i fedeli devono ricevere l’ostia consacrata sulle mani e direttamente non tra le labbra.

«È un momento difficile, che richiede da parte di tutti noi grande consapevolezza», scrive in una lettera alla diocesi, datata 12 marzo, l’amministratore apostolico del Patriarcato latino, mons. Pierbattista Pizzaballa. L’arcivescovo prosegue: «Nessuno ci impedisce, e mai potrà impedirci di pregare, di ricevere l’Eucarestia, di ritrovarci come comunità. E vogliamo continuare a fare questo serenamente. Ma è nostro dovere accogliere queste direttive con senso di responsabilità. Invito tutti, in particolare i religiosi e i fedeli di Nazareth, a pregare la Vergine loro “concittadina”, e affidare a Lei i bisogni, le attese e le sofferenze di quanti sono messi alla prova da questo male, recitando insieme ogni giorno, soprattutto in famiglia, il santo Rosario per questa intenzione».

Nei Territori Palestinesi

Alla data del 15 marzo i casi di Covid-19 riscontrati in Cisgiordania sono saliti a 38. Il contagio è stato diffuso a Betlemme da una comitiva di pellegrini greci all’inizio del mese. Il che ha indotto, il 5 marzo, l’Autorità nazionale palestinese (Anp a decretare un mese di stato di emergenza, esortando tutti i cittadini ad evitare ogni spostamento non strettamente necessario da una città all’altra, tanto più i viaggi all’estero. Gli alberghi su suolo palestinese restano interdetti a tutti gli stranieri. Sono anche vietate manifestazioni, scioperi, eventi, celebrazioni e assembramenti.

Il 12 marzo il portavoce del governo dell’Anp, Ibrahim Milhem, dichiara che dall’inizio dell’emergenza sono stati testati 1.929 casi di sospetti contagi, mentre oltre 3.600 persone sono state poste in quarantena. Tutti i casi positivi sono nell’area di Betlemme, che è stata isolata. Un solo caso si registra a Tulkarem.

Anche nella Striscia di Gaza l’attenzione è alta e si procede alla sanificazione di vari ambienti pubblici. I cittadini talvolta ironizzano sullo stato perenne di quarantena a cui sono assoggettati ormai da vari anni, per l’impossibilità di entrare e uscire liberamente dalla Striscia senza l’autorizzazione delle autorità israeliane o egiziane (a sud).

Per precauzione, il 15 marzo la fondazione che amministra i santuari musulmani a Gerusalemme Est ha deciso di tenere chiuse le porte della moschea di al-Aqsa e della Cupola della Roccia. La preghiera dei fedeli musulmani si potrà svolgere solo negli spazi aperti della Spianata delle moschee.

In Egitto

Al 15 marzo il ministero della Salute egiziano aggiorna le statistiche portando il numero dei casi di Covid-19 registrati sul territorio nazionale a 110 (i decessi sono 2). Contestualmente, il governo del Ciro decide la chiusura delle scuole per due settimane a partire dal 15 marzo. Sono vietati anche tutti gli eventi con grande partecipazione di persone. Partita dalla Cina nelle ultime settimane del 2019, la pandemia è più o meno diffusa in ormai 117 Paesi del mondo.

Anche l’Egitto annuncia la sospensione di tutti i voli nei suoi aeroporti a partire dalle 12 del 19 marzo e fino al 31 dello stesso mese.

La Chiesa copta si conforma alle misure precauzionali adottate dalle autorità e sospende le attività associative e di catechesi. La domenica verrà celebrata una sola messa; i fedeli che interverranno sono esortati ad evitare i contatti fisici. Nuovi comportamenti si imporranno anche al momento della comunione che tradizionalmente prevede l’utilizzo di un solo cucchiaino da parte del celebrante che somministra ai fedeli alcune gocce del vino sacramentale…

In Giordania e dintorni

Il 15 marzo il Regno hashemita di Giordania dichiarare 6 nuovi casi di Covid-19 sul suo territorio (si tratta di 4 francesi e due giordani, uno dei quali è entrato in contatto con un turista statunitense infetto proveniente dall’Egitto), portando il totale a 7. Le persone in quarantena a titolo precauzionale sono una novantina.

Il 14 marzo le autorità di Amman confermano che sono in corso contatti con il Canada e Israele dopo che in entrambi i Paesi è stato riscontrato un caso di contagio in persone che nei giorni precedenti si trovavano in Giordania. In serata il governo annuncia la decisione di chiudere tutte le scuole per due settimane a partire dal giorno 15. Dal 17 marzo saranno sospesi tutti i voli internazionali da e per gli aeroporti giordani. Anche le vie d’accesso marittime e terrestri vengono chiuse alle persone (non al transito merci). I cittadini giordani che si trovano in viaggio all’estero potranno rientrare ai luoghi di residenza, ma poi dovranno seguire le istruzioni delle autorità sanitarie. Sono anche vietati tutti gli eventi pubblici e non saranno ammessi matrimoni e funerali. Nei bar e ristoranti, per ora ancora aperti, è vietato l’uso dei narghilé.

Già dal 24 febbraio Amman non consente l’accesso ai cittadini o residenti italiani. I voli da e per l’Italia sono sospesi. Monitorando la situazione mondiale il governo giordano introduce sempre nuove misure restrittive per i viaggiatori provenienti dai Paesi più colpiti dall’epidemia. Ha cominciato con Cina, Corea del Sud, Italia e Iran e via via il Paese si isola sempre più, nella speranza di tenere alla larga l’epidemia.  Secondo gli esperti del settore, il turismo ha perso così il 90 per cento degli arrivi. Il 14 marzo sono stati sospesi i collegamenti aerei e marittimi con l’Egitto.

Nella stessa data la vicina Arabia Saudita ha sospeso tutti i voli internazionali nei suoi aeroporti, mentre in Libano al 15 marzo i casi sono saliti a 99. Il Paese ha chiuso la frontiera con la Siria.

Le autorità giordane invitano la popolazione a non farsi prendere dal panico per quanto riguarda le scorte alimentari, che – assicurano – sarebbero in grado di far fronte al fabbisogno nazionale anche per un anno.

A Cipro

In questo estremo lembo dell’Unione Europea nel Mediterraneo orientale i casi di Covid-19 registrati al 13 marzo sono 19 (5 dei quali nella parte settentrionale dell’isola, sotto controllo turco). Le autorità della Repubblica di Cipro hanno già adottato varie misure precauzionali. Vietano i raduni con più di 75 persone e hanno impartito istruzioni per le precauzioni igieniche da adottare su autobus e taxi: pulizia frequente delle parti metalliche con disinfettanti; obbligo di utilizzo dei guanti per i conducenti; apertura dei finestrini e spegnimento dei condizionatori per assicurare il ricambio d’aria; installazione a bordo di distributori di gel disinfettante per le mani. L’associazione di categoria dei grandi alberghi (4 e 5 stelle) ha esortato i suoi consociati a considerare la chiusura delle strutture (d’altronde ormai quasi prive di turisti stranieri e in particolare degli affezionati britannici) per qualche settimana.

Sull’isola sono presenti, a servizio dei cattolici di rito latino (in gran parte lavoratori immigrati dall’Asia), alcuni frati della Custodia di Terra Santa, sottoposti alla giurisdizione del Patriarcato latino di Gerusalemme. Uno di loro è il polacco fra Jerzy Kraj, che è anche vicario patriarcale per Cipro. Il 12 marzo ha impartito le seguenti istruzioni ai fedeli delle quattro parrocchie cipriote: «La messa domenicale sarà celebrata nelle chiese e nelle sale per un piccolo numero di fedeli, fino a 75 persone, nei giardini parrocchiali o in altri spazi aperti (per un numero maggiore). Inoltre, la Santa Comunione sarà data solo nelle mani (non sulla lingua). Durante le liturgie non ci dovranno essere strette né tenute di mano, mentre il segno della pace dovrà essere dato per mezzo di un inchino del capo. Si consiglia anche ai vari gruppi parrocchiali di sospendere le loro attività. In questi giorni di paura e di rischio reale di contagio raccomandiamo ai nostri fedeli più vulnerabili, soprattutto agli anziani, e a tutti quelli con sintomi di malattia, di astenersi dal venire in chiesa. Possono partecipare alla messa attraverso trasmissioni televisive o internet».

Più numerosi dei latini, a Cipro, sono i cattolici di rito maronita. Anche il loro arcivescovo, mons. Youssef Soueif, ha scritto alla diocesi il 12 marzo una lettera sull’emergenza coronavirus.

L’arcivescovo esorta i suoi ad evitare gli assembramenti di oltre 75 persone e dispone una serie di misure: durante le messe niente scambio della pace e comunione da ricevere sulle mani; acquasantiere senz’acqua; sospensione delle riunioni ed eventi nelle parrocchie; chiese aperte per la preghiera individuale e con finestre aperte per favorire l’aerazione degli ambienti; all’ingresso devono essere messi a disposizione distributori di gel disinfettanti per le mani; gli arredi e i libri liturgici debbono essere mantenuti igienizzati il più possibile; tutti i fedeli sono invitati a curare l’igiene personale e a mantenere le distanze di sicurezza tra persone consigliate dalle autorità sanitarie.

Il principio di fondo è: essere responsabili ed evitare di far male a sé stessi e agli altri. Un principio etico che vale per tutti e che è un fondamento dell’etica cristiana, come di quella ebraica, ma che dovrebbe essere universalmente condiviso.

«In questo momento critico e difficilissimo – esorta mons. Soueif – siamo chiamati tutti insieme a pregare con fede, perché la preghiera ha il divino potere di risanare e illuminare i nostri cuori, anime e menti e perché, insieme al potere dell’amore, supera ogni genere di difficoltà. Siamo tutti invitati, come individui e come comunità, ad essere uniti nella preghiera gli uni per gli altri, bambini, adulti e famiglie. Nelle nostre intenzioni ricordiamo tutte le vittime che sono morte a causa del virus, e imploriamo Dio per tutti i malati e gli afflitti, perché dia loro la grazia della Sua guarigione. Preghiamo anche per tutti coloro che si occupano delle cure – i medici e il personale infermieristico, tanto importanti nel far fronte alla sfida che sta davanti a noi – e per il successo dell’impegno dei ricercatori e di tutti coloro stanno lavorando per trovare le soluzioni mediche adatte ad arrestare la diffusione del virus».

Ultimo aggiornamento: 16/03/2020 07:49

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