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La Colletta per la Terra Santa slitta a settembre

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30 marzo 2020
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La Colletta per la Terra Santa slitta a settembre
Addetti della municipalità di Gerusalemme disinfettano il sagrato della basilica del Santo Sepolcro il 30 marzo 2020 per contrastare il diffondersi dei contagi da coronavirus. (foto Olivier Fitoussi/Flash90)

Considerato il fatto che il Venerdì Santo in molte nazioni le chiese saranno deserte per via delle misure di contenimento del Covid-19 adottate dai governi, la Santa Sede fa slittare a fine estate la raccolta fondi a sostegno delle comunità cristiane della Terra Santa.


(g.s.) – Come la Quaresima, anche le celebrazioni pasquali di questo 2020 che non sarà facile dimenticare, verranno sfigurate dalla pandemia del Covid-19.

In molti luoghi e Paesi i riti del Triduo pasquale verranno celebrati senza la partecipazione dei fedeli. Per questa ragione la Congregazione per le Chiese orientali ha ritenuto opportuno rinviare la Colletta per la Terra Santa che abitualmente viene proposta ai cattolici di tutto il mondo il Venerdì Santo. Lo rende noto un comunicato del dicastero vaticano datato 27 marzo, ma reso pubblico oggi. La Congregazione spiega che con l’approvazione di papa Francesco, la Colletta di Terra Santa viene posticipata a domenica 13 settembre, in prossimità della festa liturgica dell’Esaltazione della Santa Croce, «che ricorda il ritrovamento della reliquia della Croce da parte di sant’Elena e di fatto l’inizio del culto pubblico a Gerusalemme con la costruzione della Basilica del Santo Sepolcro», come sottolineano dal Vaticano.

Una solidarietà che non viene meno

Dunque l’appuntamento con la Colletta è rinviato di cinque mesi, ma la speranza è che le parrocchie e diocesi di tutto il mondo non mettano i fratelli e sorelle di Terra Santa in fondo ai loro pensieri. La Congregazione per le Chiese orientali ci ricorda che «le comunità cristiane in Terra Santa, pure esposte al rischio del contagio e che vivono in contesti spesso già molto provati, beneficiano ogni anno della generosa solidarietà dei fedeli di tutto il mondo, per poter continuare la loro presenza evangelica, oltre che mantenere le scuole e le strutture assistenziali aperte a tutti i cittadini per l’educazione umana, la pacifica convivenza, e la cura soprattutto dei più piccoli e dei più poveri». Nulla vieta, ovviamente, ai singoli fedeli di esprimere comunque sin d’ora, e in altri modi, la propria solidarietà alla Chiesa madre di Gerusalemme.

Chiese senza popolo

In Italia è ormai pacifico che le misure di contenimento attualmente in atto resteranno in vigore almeno fino a Pasqua. Dovremo rassegnarci a seguire i momenti più importanti dell’anno liturgico in televisione. Lo stesso papa Francesco celebrerà tutti i riti, dalla Domenica delle Palme a quella di Pasqua, all’altare della Cattedra, in San Pietro, ma senza la presenza del popolo. Il calendario delle celebrazioni reso noto dal Vaticano non include la Messa crismale, che ogni vescovo diocesano abitualmente celebra attorniato da tutto il suo clero.

Pure a Gerusalemme le restrizioni sono molto esigenti. Il Santo Sepolcro è chiuso da giorni, anche se al suo interno la vita liturgica delle varie comunità e riti prosegue secondo i ritmi consueti (già in altre fasi della sua storia la basilica è rimasta interdetta ai fedeli per periodi più o meno lunghi e per le più varie ragioni). Nelle chiese rimaste aperte vigono i divieti di assembramenti e quindi non si vedono più le affollate messe domenicali. Il Patriarcato latino di Gerusalemme ha reso note delle linee guida valide per tutta la diocesi durante la Settimana Santa.

«Per tutti i credenti – recita un comunicato della Custodia di Terra Santa che prende atto del rinvio della Colletta – rimane la consolazione che nei luoghi santi, le comunità francescane continueranno a celebrare i riti pasquali e pregare per la pronta cessazione della pandemia, per gli ammalati e le loro famiglie, per tutti coloro che sono morti a causa del virus e per tutti i paesi colpiti dalla malattia».

Nei giorni scorsi, in vista dell’imminente Settimana Santa, la Congregazione per le Chiese orientali ha invitato tutti i capi delle Chiese orientali sui iuris ad emanare disposizioni conformi a quelle delle autorità civili e sanitarie dei vari Paesi in cui sono diffuse le loro comunità. In particolare, il dicastero vaticano raccomanda a patriarchi e arcivescovi maggiori l’adozione di varie misure di loro competenza. Tra gli altri, citiamo alcuni suggerimenti: trasmettere i riti in streaming così da permettere ai fedeli di partecipare da casa; omettere quelle parti delle celebrazioni che si svolgono all’esterno delle chiese; rammentare ai fedeli il valore della preghiera personale e familiare; fornire agli adulti sussidi di catechesi che consentano di spiegare ai più piccoli i riti che si sarebbero celebrati nelle chiese; incoraggiare le famiglie a pregare insieme, utilizzando alcune parti delle celebrazioni e ufficiature pasquali; rinviare i battesimi eventualmente previsti a Pasqua.

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