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Covid-19, il virus è a Betlemme

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6 marzo 2020
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Covid-19, il virus è a Betlemme
La basilica della Natività, a Betlemme è tra i luoghi di culto chiusi al pubblico per l'emergenza Covid-19. (foto m.a.b./Cts)

La mattina del 5 marzo sono stati ufficializzati i primi 4 casi conclamati di coronavirus a Betlemme. L'Autorità Palestinese fa chiudere chiese e moschee ed esclude gli stranieri dagli alberghi.


(g.s.) – In Israele il numero delle persone certamente contagiate al 5 marzo è salito a 16. Con il diffondersi dell’epidemia da Covid-19 Israele ha via via bloccato l’accesso al Paese ai residenti in Cina, Hong Kong, Thailandia, Singapore, Macao, Corea del Sud, Giappone e Italia. Il 4 marzo ha aggiunto alla lista anche Francia, Spagna, Svizzera, Germanie e Austria.

La mattina del 5 marzo l’Autorità Palestinese ha dichiarato l’emergenza a Betlemme e nei sobborghi, dopo che sono stati riscontrati i primi 7 casi di coronavirus tra il personale locale di un albergo di Beit Jala.

Turisti contagiosi

La fonte del contagio è una comitiva di turisti greci, che si sono recati anche in Israele e in Egitto. Il gruppo ha contagiato anche l’autista israeliano del pullman che li ha trasportati nel loro itinerario in Terra Santa. Secondo quanto riferisce il quotidiano The Times of Israel, 23 membri della comitiva sono risultati contagiati dal coronavirus dopo il rientro in Grecia.

Viene disposta la chiusura per 14 giorni di moschee e chiese, inclusa la basilica della Natività. Sospesi gli eventi pubblici e sportivi e le lezioni a scuola. Anche l’Università (cattolica) di Betlemme ha interrotto l’attività didattica. L’emergenza è stata dichiarata anche a Gerico, riferisce l’agenzia ufficiale Wafa. Dal 6 fino almeno al 20 marzo turisti e pellegrini stranieri non avranno accesso agli alberghi dei Territori Palestinesi. Decisione comunicata per iscritto a tutti i tour operator dalla ministra del Turismo Rula Maayah.

Nel pomeriggio del 5 marzo il Patriarcato latino di Gerusalemme ha diffuso delle linee guida per le comunità sottoposte alla sua giurisdizione nella zona di Betlemme e di Gerico. Le chiese, precisa la nota dell’amministratore apostolico, mons. Pierbattista Pizzaballa, resteranno aperte per la preghiera individuale. Si può continuare a celebrare le messe, ma solo per piccoli gruppi (con meno di 15 persone) e a patto che sia possibile mantenere una congrua distanza tra i presenti. Niente scambio della pace, acquasantiere all’asciutto e comunione ricevuta nelle mani. In questa fase di emergenza i fedeli sono sciolti dall’obbligo della messa festiva. Tutti sono invitati a pregare a casa, leggere la Bibbia, digiunare e chiedere a Dio misericordia e perdono. Il 6 marzo – prendendo atto dello stato d’emergenza dichiarato dal presidente Mahmoud Abbas la sera prima – le disposizioni del Patriarcato sono state estese a tutti i Territori palestinesi.

Anche l’Arabia Saudita chiude i luoghi santi islamici

La mattina del 27 febbraio l’Arabia Saudita ha deciso di bloccare temporaneamente l’arrivo di pellegrini stranieri ai luoghi più santi dell’Islam: La Mecca, Medina e le altre località meta di pellegrinaggio. Le autorità frenano anche gli espatri di sauditi verso i Paesi vicini, limitando la libera circolazione: le carte di identità non basteranno per varcare le frontiere. Il 4 marzo il governo saudita decide di sospendere il pellegrinaggio ai principali luoghi santi islamici per chiunque, non solo gli stranieri ma anche i cittadini del regno. Uno solo è il caso ufficialmente registrato al 3 marzo.

(ha collaborato Beatrice Guarrera)

Dubbi e domande sul nuovo coronavirus? Le risposte del ministero della Salute italiano

Ultimo aggiornamento: 06/03/2020 12:23

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