
I due battenti lignei del portale della basilica del Santo Sepolcro, a Gerusalemme, sono stati rimossi dai cardini il 19 febbraio per un intervento di restauro. Un evento del tutto raro per queste porte cariche di storia.
All’ingresso della basilica del Santo Sepolcro giovedì 19 febbraio 2026 si è assistito a una scena piuttosto eccezionale: i due battenti dell’antico portale della basilica sono stati scardinati. A rimuoverli, una squadra di operai incaricata del cantiere di restauro del pavimento della basilica.
Approfittando della presenza degli operai e delle loro attrezzature, e constatando che le porte mostravano segni di cedimento, le Chiese custodi dell’edificio sacro hanno deciso, di comune accordo, di procedere al restauro (affidato alle mani di tecnici italiani e finanziato, anch’esso, con fondi dell’Agenzia italiana per la cooperazione allo sviluppo – ndr).
In attesa che le porte, risalenti al XII secolo, tornino al loro posto, sono state sostituite da pannelli ai quali sono state affisse riproduzioni fotografiche delle porte originali, per mantenere l’illusione della loro presenza.
L’ultimo intervento documentato su queste porte risalirebbe al 1810, in occasione dei restauri promossi dalla Chiesa greco-ortodossa dopo l’incendio della basilica.
La maggior parte dei pellegrini non presta particolare attenzione al portone della basilica e dà per scontato di trovarlo aperto. Quasi nessuno nota che accanto all’ingresso esiste un portale gemello ma murato, così come murate furono tutte le porte della basilica crociata in seguito alla conquista della città da parte di Saladino nel 1187. Per assicurarsi che i cristiani non entrassero nella basilica senza pagare la tassa prevista, Saladino fece murare anche le finestre della rotonda, immergendo nell’oscurità un luogo concepito per accogliere la luce.

La botola aperta nel battente destro del portone d’accesso alla basilica del Santo Sepolcro. (foto CTS)
Ciò che i pellegrini di oggi ignorano — come la maggior parte delle guide — è che Saladino affidò le chiavi a famiglie musulmane incaricate di riscuotere quella tassa. I resoconti dei pellegrini antichi sono colmi di testimonianze che li descrivono davanti alla porta sbarrata della basilica. Dopo un lungo viaggio a piedi e dopo aver pagato la tassa per entrare in città, si ritrovavano spesso senza le risorse necessarie per far schiudere anche quell’accesso. Che, d’altronde, si apriva una sola volta al giorno – nel pomeriggio intorno alle 15 – per richiudersi alle spalle dei pellegrini, che venivano “liberati” solo il mattino seguente.
Fu proprio per questa ragione che, all’inizio del XIV secolo, i religiosi di diverse confessioni scelsero di farsi rinchiudere nella basilica: solo in quel modo potevano garantire la preghiera nella chiesa più importante della cristianità. Per loro e per il loro approvvigionamento vennero ricavate delle botole nel legno delle porte.
Oggi, una sola di queste aperture è ancora d’uso quotidiano, per la celebre cerimonia della chiusura delle porte, cui assistono regolarmente gruppi di pellegrini. È attraverso questa apertura, nel battente destro, che passa la scala usata da un discendente della famiglia Nusseibeh per raggiungere la serratura, posta in alto, e chiudere la porta a chiave, mentre un discendente della famiglia Joudeh recupera la lunga e antica chiave metallica. Le stesse due famiglie svolgono questo compito dal 1246.
Si deve a Mehemet Ali, a partire dal 1832, l’apertura diurna delle porte e l’abolizione della tassa di ingresso (che resta in vigore in talune occasioni, quando a versarla pensano le tre comunità ecclesiastiche maggiori)
Nel 2018 le Chiese decisero la serrata della basilica del Santo Sepolcro in segno di protesta contro un’offensiva fiscale nei loro confronti. Per quei pochi giorni, i pellegrini impediti ad entrare toccavano e accarezzavano il portale di legno e vi pregavano davanti. I battenti rimasero chiusi, su disposizione delle autorità civili, anche durante la pandemia di Covid19 e, in quella circostanza, furono disinfettate dai servizi municipali.

Giovedì Santo. Fedeli in preghiera al portale sbarrato della basilica del Santo Sepolcro. (foto CTS)
Con grande dispiacere dei pellegrini, la basilica rimane chiusa anche per buona parte del Giovedì Santo, dopo la messa pontificale, fino alla tarda mattinata del Venerdì Santo, al termine dell’ufficio della Passione (l’accesso è consentito solo ai fedeli che desiderino partecipare ai lunghi riti liturgici).
Con oltre ottocento anni sulle spalle, le porte di legno della basilica avevano davvero bisogno di cure. Per poi tornare al loro posto, conservando il fascino e le tracce della storia che hanno attraversato.
Ultimo aggiornamento: 26/02/2026 11:51



























