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Una pausa caffè per lo Yemen in guerra

Laura Silvia Battaglia
7 gennaio 2016
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Una pausa caffè per lo Yemen in guerra
Chicchi di caffè arabico.

Il caffè salverà lo Yemen. È quello che in parecchi pensano e che in molti auspicano. L’iniziativa per promuovere il caffè yemenita come simbolo di pace è stata lanciata nelle ultime settimane a Sanaa, in parallelo con il recentissimo (ma non ancora giunto a buon fine) processo di pace di Ginevra che in molti continuano a sperare possa porre fine al conflitto civile.


Il caffè salverà lo Yemen. È quello che in parecchi pensano e che in molti – soprattutto espatriati yemeniti residenti all’estero e stranieri che hanno vissuto in Yemen per parecchio tempo e amano il Paese – auspicano.

L’iniziativa per promuovere il caffè yemenita come simbolo di pace è stata lanciata nelle ultime settimane a Sanaa, in parallelo con il recentissimo (ma non ancora giunto a buon fine) processo di pace di Ginevra, che in molti continuano a sperare possa porre fine al conflitto civile.

L’iniziativa si chiama Yemen Coffee Break e ha coinvolto diversi negozi di caffè nella capitale dello Yemen, i quali hanno aderito anche per incoraggiare produttori e coltivatori. L’Agenzia per la promozione yemenita (Smeps) ha collegato le caffetterie in Sanaa con coltivatori di caffè a Taluq (provincia di Taiz) e Baraa (provincia di Hodeida), inaugurando un mercato locale per i loro prodotti. La «pausa-caffè» a Sanaa, con assaggio e vendita dei prodotti locali, è stata coordinata anche da un’iniziativa virale in Rete, dove yemeniti all’estero, ricercatori stranieri e amanti a vario titolo del Paese e delle sue tradizioni, si sono fatti ritrarre sui social network (Facebook, Twitter, Instagram) con una tazza di caffè fumante e un cartello che rilancia tre hashtag: #yemencoffebreak #supportyemen #stopwar.

Il caffè è una delle colture più celebri dello Yemen ed è strettamente legato alla sua storia. Il caffè yemenita, associato alla città di Mokha, è noto per la sua alta qualità e il gusto eccezionale. Infatti, proprio dal porto di Mokha a metà del Quindicesimo secolo, il caffè ha iniziato il suo viaggio verso tutti gli angoli del mondo. Le parole internazionali «arabica» e «mocha», per definire la qualità del caffè, sono una testimonianza di questa gloriosa tradizione. Mokha è stato il porto di partenza per il viaggio del caffè come bene di consumo internazionale; per comprenderne l’importanza, basti pensare che nel Diciannovesimo secolo il caffè yemenita era il prodotto maggiormente commerciato nel mondo con 20 miliardi di dollari di fatturato nel settore delle esportazioni del Paese.

Yasmine al-Nazeri, ricercatore presso l’agenzia tedesca International Development (Giz) nello Yemen ha ricordato che, a suo modo, Yemen Coffee Break «aggiunge speranza per gli yemeniti, ed è un messaggio per tutti i partecipanti ai colloqui di Ginevra affinché si prendano una pausa dalla guerra e ne cerchino una duratura».

Al di là dell’impatto dell’iniziativa sui colloqui di pace – sospesi il 20 dicembre scorso e aggiornati al prossimo 14 gennaio -, l’Agenzia per la promozione ha condotto uno studio completo sul settore del caffè in Yemen, presentandola per l’occasione. Da questa ricerca è possibile ricavare suggestioni per iniziative economiche concrete. Perché il caffè è stato la chiave per il futuro dello Yemen già nell’ultimo decennio. Ha la capacità di ridurre significativamente la disoccupazione e la povertà. Può generare fondi per aiutare a ricostruire il Paese e diffondere un’immagine positiva dello Yemen sulla scena internazionale.

Secondo lo studio, il governo dovrebbe concentrarsi sulla produzione di caffè per aumentare il prodotto interno lordo. Incentiverebbe inoltre un bene destinato ad ulteriore esportazione per diminuire la povertà e la migrazione economica dal Paese. Il Fondo Monetario Internazionale ha riferito che le esportazioni di beni non energetici (idrocarburi) dallo Yemen consistono principalmente in pesce e prodotti alimentari, come il caffè, che attualmente costituiscono meno del 5 per cento del totale. La fine della crisi attuale dovrebbe trasformarsi in un impulso a concentrarsi sulle esportazioni di caffè. Così come la creazione di partenariati pubblici e privati per lo sviluppo del know-how e delle infrastrutture, nonché dei sistemi di controllo qualità per l’esportazione del pregiato caffè yemenita, potrebbe essere risolutiva.

Inoltre, il motivo per cui il caffè yemenita darebbe una spallata decisiva al mercato attuale, è il fatto che gli investimenti recenti del settore vanno verso molti progetti di sostenibilità, primo fra tutti l’identificazione e lo sviluppo di chicchi di caffè resistenti alla siccità ma che mantengano un profilo aromatico di alta qualità. Gli yemeniti hanno grande esperienza in questo settore in quanto sono stati abituati per decenni a coltivare il caffè con un approvvigionamento di acqua ridotto.

Oggi migliaia di famiglie yemenite dipendono dalle colture di caffè per il loro reddito: un milione di persone lavorano in questo comparto. Nel 2012, il governo yemenita aveva annunciato un piano per aumentare la produzione a 50 mila tonnellate entro cinque anni ma i conflitti successivi hanno messo il piano in attesa, intensificando, invece, la produzione di qat, un arbusto con proprietà stimolanti e allucinogene, per consentire profitti più rapidi e più consistenti sul mercato locale.

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