
Da Milano un appello di fede e speranza per il Libano: il 31 agosto, durante l’iniziativa «Pane in piazza» promossa dai padri Cappuccini, il vescovo maronita di Batroun ha affrontato le sfide che mettono alla prova l’identità cristiana in Medio Oriente, rilanciando il ruolo della Chiesa come costruttrice di dialogo, cultura e pace.
Il 31 agosto, a Milano, nell’ambito dell’iniziativa «Pane in piazza» organizzata dai padri Cappuccini, monsignor Mounir Khairallah, vescovo maronita di Batroun, ha condiviso una riflessione lucida e appassionata sulla condizione dei cristiani in Libano e nel Medio Oriente. Con parole dense di realismo e speranza, ha lanciato un appello alla responsabilità e al coraggio, ribadendo il ruolo storico e attuale della Chiesa cattolica come testimone di fede, promotrice di convivenza e operatrice di pace.

Mons. Mounir Khairallah (foto Antoine Mekary/Aleteia)
Tra le sfide più gravi indicate dal vescovo, vi è la doppia crisi dell’emigrazione e della migrazione. L’esodo dei giovani libanesi – spesso in cerca di un futuro migliore – mette a rischio la continuità della presenza cristiana e impone un ripensamento dell’identità e dell’appartenenza nelle nuove terre di accoglienza. Allo stesso tempo, la presenza di oltre due milioni di rifugiati su una popolazione di 4,5 milioni destabilizza il Libano, minacciando la sua vocazione storica di terra di pluralismo.
Monsignor Khairallah ha poi indicato la necessità di un profondo ripristino del dialogo tra le diciotto comunità religiose del Paese, insistendo sul dialogo ecumenico e interreligioso – in particolare islamo-cristiano – come via per superare i traumi della storia, purificare la memoria e favorire la riconciliazione.
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Al centro del suo messaggio, anche la formazione del Popolo di Dio: urge educare alla fede e alla cittadinanza, valorizzando in particolare il ruolo dei giovani, delle donne e dei sacerdoti sposati. La liturgia, ha sottolineato, è il cuore vivo dell’identità siro-antiochena, luogo di comunione e di sinodalità, e va rinnovata e rivalutata con attenzione.
Monsignor Khairallah ha infine rilanciato la visione di uno Stato civile – non laicista – che garantisca l’uguaglianza tra i cittadini, nel rispetto delle appartenenze religiose, fondato sulla libertà di coscienza e di espressione.
«Noi cristiani del Libano – ha detto – abbiamo pagato un prezzo alto per la nostra presenza, ma non vogliamo rinunciarvi. Come i nostri antenati furono promotori di un Rinascimento religioso e culturale, anche oggi vogliamo essere testimoni di Vangelo, dignità umana e dialogo. Non importa quanti siamo, conta la qualità della nostra presenza». Un invito a superare la paura e a vivere una testimonianza attiva di fede, nella terra dove il cristianesimo è nato.



























