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I prodotti fatti in casa a Gaza si vendono sui social

Manuela Borraccino
5 agosto 2021
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Tazze dipinte a mano, torte per matrimoni e compleanni, un orto di quartiere che impiega alcune famiglie: insieme al lavoro autonomo delle donne, a Gaza cresce il marketing sulle reti sociali


La crisi morde nella Striscia di Gaza – tra i 15 anni di embargo e l’ultimo conflitto con Israele – così molte donne, soprattutto le giovani neo-laureate delle università palestinesi, stanno cercando attraverso varie attività artigianali di ritagliarsi uno spazio sui social media per vendere i loro prodotti.

Balzo di Instagram nel 2020

Secondo il Rapporto sui social media 2020 stilato dalla società Ipoke, un’agenzia palestinese specializzata sul monitoraggio digitale, nel 2020 Facebook è stata la piattaforma social più usata dai palestinesi con il 92,01 per cento di utenti, seguita da WhatsApp con il 76,81 per cento e da Instagram con il 63,21 per cento. Il 64,8 per cento degli utenti sono donne contro il 53,2 per cento degli uomini; l’86 per cento degli utenti usa le reti sociali come fonte di notizia e il 43 per cento per e-marketing. La piattaforma che è cresciuta maggiormente è Instagram con un balzo del 60,99 per cento, con nuovi utenti in larga parte di sesso femminile (52,3 per cento) e al 18,6 per cento di età compresa fra i 18 e i 24 anni. Questo boom, rimarcano gli studiosi, è espressione della ricerca da parte di molti giovani non solo di forme autonome di lavoro ma anche della possibilità di posizionare i propri servizi sul mercato con costi molto inferiori a quelli delle vendite tradizionali.

Laureate le più creative nell’inventare fonti di introito

La 36enne Hanan ad Madhoun, ad esempio, che ha una laurea in pubbliche relazioni dall’Università Al Aqsa, ha iniziato a dipingere su vetro e ceramica per alleviare la povertà dei suoi sei bambini. «Ho iniziato a produrre lanterne, tazze e oggetti decorativi ispirati dai simboli del Ramadan – racconta – o come bomboniere per matrimoni e altre ricorrenze. Grazie alla pagina su Instagram sono riuscita a trovare un minimo di clientela a Gaza, nonostante la diffusione della pandemia».

Nagham Sikh, 35 anni, si è trovata sulla stessa barca. Dopo aver tentato invano di sfruttare la laurea come assistente sociale, ha iniziato a pubblicizzare i suoi biscotti e torte decorate con gli eroi dei cartoni animati per sbarcare il lunario. «I miei dolci non sono diversi da quelli che la maggior parte di noi donne prepara a casa: così ho cercato di differenziarmi offrendo dolciumi senza zucchero o a base di farine integrali, rivolgendomi ad una clientela che ha problemi di diabete o di pressione alta». Anche per lei i problemi principali sono le lunghe interruzioni di energia, tanto più nocive per chi ha bisogno di un frigorifero per conservare i suoi prodotti.

Entrambe sperano che prima o poi finisca il blocco imposto da Israele e di poter far arrivare i propri prodotti in Cisgiordania e agli arabi d’Israele.

Diverse ong per l’autonomia delle donne

«Sono laureata in pedagogia e in biochimica, ma anche l’agricoltura mi ha sempre appassionato» racconta da Khan Younis, nella Striscia di Gaza, l’imprenditrice Hanadi al Masri, madre di quattro figli. «Dato che da qui non possiamo uscire – spiega – ho presentato un progetto per aprire una serra ad un’organizzazione umanitaria che me lo ha finanziato. Oggi riesco a mantenere la mia famiglia e sono diventata socialmente attiva: abbiamo messo in piedi una cooperativa con altre donne e uomini, inclusi esperti di marketing. Ora vorremmo sviluppare ulteriormente questo progetto in modo da incrementare le entrate ma soprattutto aumentare i corsi di formazione e i laboratori sui diritti delle donne. Grazie alla coltivazione delle verdure stiamo arrivando all’autosufficienza e tra poco non compreremo più ortaggi al mercato».

Quella di Hanadi è una delle storie di successo dopo il disastroso anno del Covid-19 promosse dall’organizzazione cattolica spagnola Fundaciόn promociόn social, impegnata da oltre vent’anni nella Striscia di Gaza e in Cisgiordania per potenziare l’autonomia delle donne e la presa di coscienza dei propri diritti anche come forma di prevenzione della violenza domestica.

Secondo l’ultimo rapporto della Banca mondiale sulla situazione a Gaza dopo l’ultima guerra con Israele, il tasso di disoccupazione nella Striscia di Gaza sfiora ormai il 50 per cento della popolazione, più della metà della popolazione sotto la soglia di povertà e il 62 per cento a rischio denutrizione; gli uomini costituiscono il 34,5 per cento della forza lavoro contro il 14,7 per cento delle donne.

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