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Per Natale 500 permessi d’uscita ai cristiani di Gaza

Christophe Lafontaine
26 novembre 2021
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Per Natale 500 permessi d’uscita ai cristiani di Gaza
Dicembre 2019. Abitanti di Gaza raccolti accanto a un albero di Natale. (foto Hassan Jedi/Flash90)

Israele concederà permessi a 500 membri della piccola comunità cristiana della Striscia di Gaza per entrare in Israele e in Cisgiordania nel periodo natalizio. Una buona notizia dopo la guerra del maggio scorso, ma...


«È un segno di speranza!», gioisce il parroco cattolico di Gaza, padre Gabriel Romanelli. Il 24 novembre scorso il Coordinamento militare di Israele per i Territori palestinesi (Cogat) ha annunciato il rilascio di 500 permessi di uscita dalla Striscia di Gaza ad altrettanti cristiani che potranno visitare i congiunti e celebrare il Natale in Israele e in Cisgiordania. Vale a dire soprattutto a Betlemme, Nazaret e Gerusalemme.

Anche se «i permessi bastano per meno della metà dei cristiani di Gaza» padre Gabriel Romanelli saluta con favore l’annuncio israeliano «poiché la pressione quotidiana è immensa» per gli abitanti di Gaza. Il responsabile della parrocchia latina della Sacra Famiglia sottolinea che «a differenza di altri anni, le autorità israeliane hanno annunciato che non ci saranno particolari restrizioni riguardo all’età».

Per due anni nessun permesso

Per anni, spiega padre Romanelli, i giovani tra i 16 e i 35 anni d’età non hanno potuto ottenere il permesso. Israele ha spesso difeso la sua politica di limitare il numero di permessi d’uscita temporanea da Gaza sostenendo che molti non rientrano allo scadere dei permessi a breve termine (abitualmente con la durata di un mese).

Questa è anche la ragione per cui, come deterrente, i permessi di lasciare la Striscia di Gaza valevano generalmente solo per una fascia di età o per una parte del nucleo famigliare. Le autorità israeliane, ad esempio, rilasciavano il permesso solo al marito ma non alla moglie e ai figli, inducendo così molti a rinunciare. «L’ultima volta che sono state rilasciate, le autorizzazioni sono andate principalmente a persone molto anziane, a bambini o a viaggiatori che avevano come meta la Giordania».

In passato Israele ha più volte consentito ai cristiani di Gaza di lasciare l’enclave palestinese in occasione delle festività natalizie, ma non negli ultimi due anni. Nel 2020 per via del Covid-19; l’anno prima per motivi di sicurezza. Stavolta i militari israeliani prevedono di ampliare l’accesso a Gerusalemme per i cristiani che vivono in Cisgiordania e consentire a circa 200 cristiani di Gaza di attraversare il valico del ponte di Allenby che – non lontano da Gerico – conduce in Giordania.

Oltre il Natale, la questione dei matrimoni

Per gli abitanti di Gaza, la notizia sul rilascio dei permessi arriva in una fase in cui la possibilità di uscire dalla Striscia era stata ulteriormente limitata con lo scoppio del conflitto dello scorso maggio tra Israele e le forze di Hamas che hanno il controllo di Gaza. «Negli ultimi mesi, tuttavia, Israele ha iniziato ad allentare alcune restrizioni, concedendo a diverse migliaia di abitanti di Gaza permessi di lavorare all’interno di Israele come parte dei tranquilli tentativi egiziani di negoziare un cessate il fuoco a lungo termine», ha riferito l’Associated Press.

Padre Romanelli spiega che è già stata presentata una lista di 761 fedeli cattolici e ortodossi, candidati ai permessi preparata a settembre. La Chiesa ortodossa ha aggiunto 150 nomi la scorsa settimana, dice. Secondo i dati ufficiali a cui fa riferimento il parroco, i cristiani – per lo più greco-ortodossi – nella Striscia di Gaza sono 1.077, di cui 134 cattolici. Una minoranza più che esigua rispetto agli oltre 2 milioni di abitanti musulmani che vivono in questa enclave di meno di 400 chilometri quadrati.

Se i permessi di Natale consentono di far visita ai parenti e pregare nei Luoghi Santi, offrono anche a giovani donne e uomini cristiani di Gaza l’opportunità di incontrare nuove persone. Perché, alla luce delle statistiche demografiche, la questione dei matrimoni tra cristiani a Gaza sta cominciando ad essere un grosso problema, ammette padre Gabriel.

«Sogniamo di festeggiare un Natale in solitudine»

I viaggi di Natale e Pasqua verso Israele, la Cisgiordania o altre destinazioni all’estero sono regolati da un regime di permessi militari israeliani stabilito nel 1991. Alla stessa epoca risale la consuetudine del patriarca latino di Gerusalemme di celebrare la Messa di Natale anche a Gaza come segno di incoraggiamento per i parrocchiani della Sacra Famiglia. Quest’anno mons. Pierbattista Pizzaballa sarà presente dal 17 al 19 dicembre. Visiterà alcune famiglie e scuole e celebrerà la solenne messa natalizia il 19 dicembre.

Padre Gabriel, parlando a nome dei sacerdoti e delle suore che prestano servizio a Gaza, conclude con un’annotazione solo apparentemente assurda: «Sogniamo di ritrovarci un giorno a celebrare il Natale da soli. Vorrebbe dire che tutti i nostri cristiani saranno riusciti ad andare a Betlemme, come è loro diritto. Preghiamo per questo, lavoriamo per questo».

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