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Cipro: il nodo scomodo delle 500 chiese cristiane della «parte turca»

Giuseppe Caffulli
3 giugno 2010
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Saccheggiate, sfigurate, distrutte. Oppure trasformate in alberghi, moschee, magazzini agricoli e stalle. Sono le oltre 500 tra chiese bizantine e monasteri che, dal 1974, anno dell’occupazione turca nella parte nord di Cipro, sono rimasti al di là della barriera che separa le due parti dell’isola. Un patrimonio d’arte e di fede che versa in gravissime condizioni d’abbandono e di cui vi proponiamo una galleria fotografica.



Saccheggiate, sfigurate, distrutte. Oppure trasformate in alberghi, moschee, magazzini agricoli, stalle. Sono le oltre 500 tra chiese bizantine e monasteri che, dal 1974, anno dell’occupazione turca nella parte nord di Cipro, sono rimasti al di là della barriera che separa le due parti dell’isola. Un patrimonio d’arte e di fede che versa in gravissime condizioni d’abbandono e di cui vi proponiamo una esclusiva galleria fotografica.

Un patrimonio che rischia di andare perduto per sempre e costituisce – nelle relazioni umane e politiche tra gli schieramenti – una ferita che non accenna a rimarginarsi; uno dei punti più delicati, per le sue implicazioni di storia, identità e cultura, su cui si confrontano i mediatori che stanno cercando un accordo per la pace a Cipro. Perché se la fede e l’arte sono l’anima di un popolo, l’occupazione turca della parte nord di Cipro ha tentato di cancellare, se non addirittura strappare, alla comunità cristiana locale la sua identità spirituale. Uno scempio a cui si aggiungono le opere trafugate (si parla di 20 mila icone rubate e poi smerciate sul mercato nero del collezionismo d’arte internazionale), affreschi strappati dalle pareti di chiese e monasteri e rivenduti all’estero. Ma anche manoscritti, paramenti sacri, arredi religiosi trafugati e poi venduti a collezionisti senza scrupoli.

Se dal punto di vista architettonico il patrimonio cristiano di Cipro Nord è sull’orlo di una quasi totale sparizione, dal punto di vista iconografico la situazione è a dir poco disperata. In assenza di leggi che tutelino il patrimonio cristiano, ogni opera e manufatto sacro rischia di essere depredato e venduto sul mercato internazionale dei trafficanti d’arte. Qualche esempio? A Osaka, in Giappone, sono stati rinvenuti elementi del portale della chiesa bizantina di Aghìa Paraskevì di Peristerona; negli Stati Uniti sono stati trovati i mosaici staccati dalla chiesa Panaghìa Kanakarià di Lythràngomi. Alla Menil Foundation, una collezione privata in Texas, si sono ritrovati gli affreschi di Sant’Eufemiano di Lysi. Circa 300 pezzi sono stati ritrovati a Monaco di Baviera nel 1997. Ben 169 reperti sono stati riconosciuti come appartenenti al patrimonio cristiano di Cipro. Ma lungaggini burocratiche non ne hanno permesso finora il rientro in patria.

(Clicca sulla foto per vedere la galleria di immagini)

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