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Al palazzetto dello sport Eleftheria la gioia dei cattolici di Cipro

Giampiero Sandionigi, inviato
6 giugno 2010
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Al palazzetto dello sport Eleftheria la gioia dei cattolici di Cipro
L'inizio della Messa papale al palazzetto dello sport Eleftheria, a Nicosia, questa mattina.

La vera festa del popolo cattolico di Cipro è stata questa mattina, al palazzetto dello sport Eleftheria, nei sobborghi della capitale Nicosia. La solenne Messa papale ha fatto cogliere visivamente quanto oggi i cattolici a Cipro siano soprattutto lavoratori stranieri. Durante il rito ricordato ripetutamente mons. Luigi Padovese, ucciso pochi giorni fa in Turchia.


(Nicosia) – La vera festa del popolo cattolico di Cipro è stata questa mattina, al palazzetto dello sport Eleftheria, nei sobborghi della capitale Nicosia. La solenne Messa papale ha fatto cogliere visivamente quanto oggi i cattolici a Cipro siano soprattutto lavoratori stranieri: donne asiatiche (filippine, indiane e srilankesi) soprattutto, ma anche giovani africani di vari Paesi.

Si è trattato di un momento liturgico molto composto, mai interrotto da applausi, se non alla fine, quando è scoppiata la gioia. ono risuonate melodie vocali e accompagnamenti strumentali tipici delle liturgie orientali, ma eseguite da corali multietnici, altro piccolo segno di comunione che la visita del primo nella storia Papa a Cipro ha incentivato.

Dopo la giornata di ieri, afosa e densa d’impegni, Benedetto XVI nella processione di ingresso sembrava affaticato e fragile, ma ha presieduto la Messa con una serenità e concentrazione che hanno colpito soprattutto chi poteva seguire la celebrazione in tivù, godendo di inquadrature ravvicinate del Pontefice. Con il Papa hanno concelebrato i cardinali e vescovi del seguito e numerosi patriarchi del Medio Oriente, giunti a Cipro per ricevere dal Ratzinger l’Instrumentum laboris dell’assemblea speciale del Sinodo dei vescovi che si svolgerà in Vaticano dal 10 al 24 ottobre prossimo.

Ai piedi del palco con l’altare, nelle prime file, erano presenti l’arcivescovo ortodosso Chrisostomos II e altri quattro vescovi, il presidente della Repubblica di Cipro Demetris Christofias, il suo predecessore e cinque ministri. Secondo i dati forniti da padre Federico Lombardi, direttore della sala stampa della Santa Sede, al momento della comunione sono state distribuite 8.500 particole. Si calcola che i presenti siano stati circa 10 mila, di cui 3.500 rimasti all’esterno, essendo esauriti i posti a disposizione all’interno del palazzetto.

All’inizio della Messa l’arcivescovo maronita di Cipro, Youssef Soueif – apparso raggiante mentre passava tra la folla di fedeli al termine del rito – ha espresso nuovamente la gioia della comunità cattolica per avere il Papa sull’isola.

«Il popolo di Cipro – ha detto Soueif –, il governo e in particolar modo il presidente della Repubblica, signor Demetris Christofias, vivono questi momenti con calore e intensità, con grande apprezzamento per la vostra persona e per la vostra missione a livello internazionale, una missione d’amore, basata sulla verità e la giustizia per la costruzione di una civiltà del perdono e della pace». L’arcivescovo ha anche aggiunto: «La nostra isola è un’oasi che dovrebbe essere preservata a livello internazionale; è uno spazio per il dialogo delle culture, nonostante le sue attuali difficoltà. Nutriamo la speranza che vostra Santità vorrà sempre tenere Cipro nei suoi pensieri e nelle sue preghiere. Tutte le città, i villaggi, le chiese, i monasteri e tutte le dimore di Dio. Dovrebbero rimanere spazi liberi per testimoniare fede e unità, rinnovare l’amore e l’amicizia tra il popolo, specialmente quando nascono problemi che dividono, le dimore di Dio sono nidi di una pace fondata sulla giustizia e la libertà».

Nell’omelia, mai interrotta dall’uditorio e pronunciata in inglese e francese con qualche frase in greco, Benedetto XVI ha espresso la sua felicità per «avere questa opportunità di celebrare l’Eucarestia insieme a così tanti fedeli di Cipro, una terra benedetta dal lavoro apostolico di san Paolo e san Barnaba. Saluti tutti voi con grande affetto e vi ringrazio per l’ospitalità e per la generosa accoglienza che mi avete riservato. Estendo un particolare saluto agli immigrati filippini e dello Sri Lanka ed alle altre comunità di immigrati che formano un significativo gruppo nella popolazione cattolica di questa isola. Prego perché la vostra presenza qui possa arricchire l’attività e il culto delle parrocchie alle quali appartenete e che a vostra volta possiate ottenere il sostegno spirituale dall’antica eredità cristiana della terra che avete scelta come vostra casa».

Nel ricordare che si celebrava nella solennità del Corpus Domini, il Papa ha detto: «Così come lo Spirito Santo è sceso sugli apostoli nel Cenacolo a Gerusalemme, lo stesso Santo Spirito è all’opera in ogni celebrazione della Messa per un duplice scopo: santificare i doni del pane e del vino affinché diventino il corpo e sangue di Cristo e riempire coloro che sono nutriti da questi santi doni perché possano divenire un solo corpo ed un solo spirito in Cristo. Sant’Agostino spiega magnificamente questo processo (cfr Sermone 272). Egli ci ricorda che il pane non è preparato a partire da un solo, ma da numerosi grani. Prima che questi grani diventino pane devono essere macinati. Egli fa qui allusione all’esorcismo al quale i catecumeni dovevano sottomettersi prima del loro battesimo. Ciascuno di noi che apparteniamo alla Chiesa ha bisogno di uscire dal mondo chiuso della propria individualità ed accettare la compagnia di coloro che condividono il pane con lui. Non devo più pensare a partire da “me stesso” ma da “noi”. È per questo che tutti i giorni noi preghiamo “nostro” Padre per il “nostro” pane quotidiano. Abbattere le barriere tra noi e i nostri vicini è prima premessa per entrare nella vita divina alla quale siamo chiamati. Abbiamo bisogno di essere liberati da tutto quello che ci blocca e ci isola: timore e sfiducia gli uni verso gli altri, avidità ed egoismo, mancanza di volontà di accettare il rischio della vulnerabilità alla quale ci esponiamo quando ci apriamo all’amore».

Parlando della celebrazione eucaristica il Papa ha spiegato: «Coloro che prendono parte a questo grande sacramento diventano il Corpo ecclesiale del Cristo quando si nutrono del suo Corpo eucaristico. “Sii ciò che tu puoi vedere – dice sant’Agostino incoraggiandoli – e ricevi ciò che tu sei”. Queste forti parole ci invitano a rispondere generosamente all’invito ad “essere il Cristo” per coloro che ci circondano. Noi siamo il suo corpo adesso sulla terra. Per parafrasare una celebre frase attribuita a santa Teresa d’Avila, noi siamo gli occhi con i quali la sua compassione guarda a coloro che sono nel bisogno, siamo le mani che egli stende per benedire e per guarire, siamo i piedi dei quali egli si serve per andare a fare il bene, e siamo le labbra con le quali il suo Vangelo viene proclamato. È quindi importante sapere che quando noi partecipiamo così alla sua opera di salvezza, noi non facciamo memoria di un eroe morto prolungando ciò che egli ha fatto: al contrario, Cristo è vivente in noi, suo corpo, la Chiesa, suo popolo sacerdotale».

Ratzinger ha poi concluso: «Siamo chiamati a superare le nostre differenze, a portare pace e riconciliazione dove ci sono conflitti, ad offrire al mondo un messaggio di speranza. Siamo chiamati ad estendere la nostra attenzione ai bisognosi, dividendo generosamente i nostri beni terreni con coloro che sono meno fortunati di noi. E siamo chiamati a proclamare incessantemente la morte e risurrezione del Signore, finché egli venga. Per lui, con lui ed in lui, nell’unità che lo Spirito Santo dona alla Chiesa, rendiamo onore e gloria a Dio nostro Padre celeste insieme a tutti gli angeli e santi che cantano le sue lodi per sempre. Amen».

Prima del termine della Messa, il Papa ha consegnato l’Instrumentum laboris ai vescovi del Medio Oriente presenti (ne riferiamo a parte).

Più volte nella Messa si è ricordato e pregato per il vicario apostolico dell’Anatolia, mons. Luigi Padovese, che avrebbe dovuto essere presente alla Messa se non fosse stato ucciso giovedì scorso, 3 giugno.

Oltre il recinto del complesso sportivo, mentre la celebrazione era in corso, si è svolta una piccola manifestazione di gruppi ortodossi che contestavano la presenza di Benedetto XVI sull’isola. La cosa, però, è passata del tutto inosservata alla folla presente al palazzetto.

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