
In vista dell'appuntamento del prossimo 3 aprile con la Colletta per la Terra Santa, il prefetto del Dicastero vaticano per le Chiese Orientali, esorta i vescovi di tutto il mondo a sensibilizzare i loro sacerdoti e fedeli.
(g.s.) – Il 16 marzo scorso la Santa Sede ha pubblicato il testo della lettera che, come ogni anno, il prefetto del Dicastero per le Chiese Orientali invia ai vescovi di tutto il mondo per rammentare la Colletta pro Terra Sancta, proposta in occasione del Venerdì Santo, vale a dire il prossimo 3 aprile. L’appuntamento non va inteso come un’incombenza tra le tante; è invece un vero gesto di amore e attenzione nei confronti della comunità cristiana che è madre di tutte le altre: la Chiesa di Gerusalemme (con le comunità sorelle della regione affacciata sul Mediterraneo orientale).
Il cardinale Claudio Gugerotti inizia la sua lettera ricordando il contesto in cui ci troviamo oggi: «Quanto abbiamo sperato che la pace finalmente potesse riportare vita e speranza in Terra Santa! I cosiddetti dialoghi e gli accordi si sono moltiplicati, ma contemporaneamente le armi non tacevano. Si è detto di aver raggiunto la pace ma, pur parlandone i media molto meno di prima, le armi continuano a sparare, la gente a morire, le terre a essere contese, i cristiani a emigrare per salvarsi la vita. Perfino le scuole non ricevono spesso gli insegnanti perché non vengono fatti transitare».
Il tono della comunicazione quest’anno è colloquiale e poco curiale. «So – ammette il cardinale prefetto – che rivolgermi a te e alla famiglia cristiana di cui sei responsabile è sempre più difficile e sempre più ripetitive sono le parole che di anno in anno ti rivolgo. So che diventa sempre più arduo pensare a tamponare e disinfettare, finché si può, le ferite di questo mondo così atrocemente dilaniato. Ma noi cristiani non possiamo che sperare, perché Dio è la nostra speranza, e Dio non tradisce. Quel Crocifisso appeso nelle nostre stanze, come nei nostri luoghi sacri, è il segno di una vita più forte della morte ma passata attraverso la morte. Dobbiamo cambiare molto: mentalità, sensibilità, priorità nell’esistenza quotidiana, perché questo mondo ci disumanizza progressivamente e non ce ne accorgiamo».
«Dare un po’ del nostro denaro per aiutare i fratelli e le sorelle in estremo pericolo a vivere un giorno di più, a trovare la possibilità di sperare e di ricominciare» rappresenta «un gesto importante per loro, fondamentale per la Custodia di Terra Santa che da tanto tempo veglia sui luoghi che hanno segnato la vita del Signore Gesù». Ma il gesto è importante anche per chi dona, «perché ci aiuta a pensare che senza un sacrificio, senza un mutamento nella nostra esistenza restiamo inerti in questo mondo in fiamme e quindi complici di chi gli dà fuoco».
I papi hanno voluto la Colletta, e continuano a volerla, soggiunge il cardinale, «perché sono convinti che soltanto nella paternità, nella condivisione e nell’amicizia solidale si può ricostruire una realtà che torni ad avere parvenze umane e a riprodurre il progetto di umanità voluto da Dio all’atto della creazione».
La Santa Sede chiede ai vescovi non semplicemente di farsi collettori di questa raccolta fondi, bensì «di far risuonare, con le parole che più si adattano alla sensibilità della tua gente, il nostro dovere di prenderci cura della Terra Santa, così come di tanti altri luoghi devastati. Mostra immagini, sensibilizza attraverso le mille fonti che rendono accessibile la fatica quotidiana dei pochi cristiani che riescono a mantenere la possibilità di rimanere nella loro terra. (…) Cerchiamo di fare in modo che la nostra gente arrivi alla Colletta cosciente che dare è un forte segno di fede, che una Terra Santa senza credenti è una terra perduta, perché si smarrisce la memoria viva, che è la continuità con la fonte della salvezza che ci ha rigenerati in Cristo. Esorta, convinci, risveglia le coscienze, richiamale alla solidarietà di quest’unico Corpo di Cristo che è la Chiesa, estesa su tutte le terre del mondo».
«Io – soggiunge Gugerotti – sono convinto che la nostra gente, la tua gente, non sarà insensibile a questo richiamo, perché le fibre più vibranti, quelle che il Battesimo ha reso parte integrante della voglia universale di bene che ci prepara all’incontro con Dio, aspettano solo di essere rinforzate o anche semplicemente allenate. Papa Leone XIV non cessa di richiamare alla mente e al cuore questo impegno ad essere una sola cosa, perché vi sia pace, non provvisoria tregua, non odio perenne, non spese immense per gli armamenti, ma contributo alla rinascita comune: “Vorrei ringraziare Dio per i cristiani che, specialmente in Medio Oriente, perseverano e resistono nelle loro terre, più forti della tentazione di abbandonarle. Ai cristiani va data la possibilità, non solo a parole, di rimanere nelle loro terre con tutti i diritti necessari per un’esistenza sicura. Vi prego, ci si impegni per questo!” (Udienza ai partecipanti al Giubileo delle Chiese Orientali, 14 maggio 2025)».
«Quante volte – scrive sul finale della lettera il cardinale Gugerotti – ho personalmente visitato quelle minoranze cristiane che ogni giorno si svegliano col pericolo di non trovare più spazio per esistere! Aiutateci a dare loro una speranza concreta e non soltanto parole di consolazione».
La lettera del cardinale prefetto si accompagna a due allegati, che illustrano – senza fornire cifre sul loro ammontare – come sono stati impiegati i fondi pervenuti dalla Colletta al Dicastero per le Chiese Orientali e alla Custodia di Terra Santa, rispettivamente nel 2025 e nel biennio 2024/2025.
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