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Le ferite di Cipro e le relazioni ecumeniche

Terrasanta.net
3 dicembre 2021
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Le ferite di Cipro e le relazioni ecumeniche
Papa Francesco con l'arcivescovo greco-ortodosso di Cipro Chrysostomos II nella cattedrale di San Barnaba a Nicosia (foto PIO/Cyprus)

La mattina del 3 dicembre papa Francesco si è recato a far visita all'arcivescovo Chrysostomos II, capo della Chiesa greco-ortodossa autocefala di Cipro, e al Santo Sinodo. I discorsi pronunciati nella nuova cattedrale.


(g.s.) – Il primo degli impegni pubblici nell’agenda di papa Francesco il 3 dicembre a Nicosia è stato all’insegna dell’ecumenismo: alle 8.30 la tappa all’episcopio greco-ortodosso per la visita di cortesia all’arcivescovo Chrysostomos II, capo dei cristiani ortodossi ciprioti, e al Santo Sinodo (composto da una quindicina di membri).

L’ottantenne arcivescovo non è più l’uomo vigoroso che nel 2010 accolse Benedetto XVI. Ora cammina un po’ curvo appoggiandosi al suo nero bastone episcopale ed evita di scendere i gradini della sua residenza per farsi incontro al Papa in cortile.

Chrysostomos e Francesco hanno sostato nello studio dell’arcivescovo per un colloquio informale di 20 minuti, poi hanno raggiunto in auto la vicina, e nuova, cattedrale di San Barnaba – inaugurata nel giugno scorso – dove sono stati pronunciati i discorsi davanti all’episcopato ortodosso di Cipro.

L’arcivescovo di Cipro ha dato il benvenuto al Papa «nell’isola dei santi e dei martiri», nella prima Chiesa fondata – nell’anno 45 – tra i gentili (cioè i primi non ebrei ad ascoltare ed accogliere l’annuncio evangelico).

Il dramma di Cipro nelle parole dell’arcivescovo

Le radici dell’Europa cristiana e le sue sorgenti spirituali si trovano proprio qui a Cipro, la porta del cristianesimo in Europa, ha sottolineato Chrysostomos. Nei secoli la Chiesa di quest’isola del Mediterraneo è passata per molte prove, ma quelle a cui è sottoposta dal 1974, con tutto il Paese, sono particolarmente difficili, secondo l’arcivescovo. In ogni occasione – lo fece anche col predecessore di Francesco nel 2010 – egli denuncia la presa del 38 per cento dell’isola da parte della Turchia. La guerra degli anni Settanta – rammenta – espulse 200 mila cristiani ciprioti dalle loro case, rimpiazzandoli con un numero doppio di turchi musulmani, fatti arrivare dall’Anatolia; vennero saccheggiati i templi bizantini coi loro mosaici e cambiati i toponimi storici con riferimenti alla cultura greca o cristiana. Ricordare e denunciare tutto questo è compito anche della guida spirituale dei greco-ciprioti, osserva l’arcivescovo, che in un passaggio del discorso ha aggiunto: «Santità, in questa santa e giusta lotta che il nostro popolo sofferente conduce sotto la guida delle sue guide politica ed ecclesiastica, vorremmo avere il Suo sostegno attivo. In passato abbiamo avuto modo di esprimere la stessa richiesta a papa Benedetto, che, in effetti, mediò con il governo tedesco così da consentirci di recuperare 500 frammenti della nostra cultura bizantina che archeologi turchi avevano trasportato a Monaco di Baviera. Attendiamo anche il vostro aiuto, Santità, per salvaguardare e rispettare il nostro patrimonio culturale e per sostenere i valori senza tempo della nostra cultura cristiana, che oggi vengono brutalmente violati dalla Turchia».

Poi l’arcivescovo è passato a considerazioni di carattere ecumenico: «Noi – ha detto –, come Chiesa di Cipro, seguendo fedelmente lo spirito di amore di Gesù Cristo, abbiamo ottimi rapporti con tutte le Chiese e cerchiamo il dialogo con tutte. Plaudiamo al dialogo in corso tra il Patriarcato ecumenico [di Costantinopoli – ndr] e la Chiesa cattolica romana e preghiamo per il suo successo».

Chrysostomos ha parlato anche dei tentativi di dialogo coi musulmani resi difficili dall’infiammare delle passioni politiche di questa stagione in Medio Oriente: «Noi, tuttavia, crediamo fermamente nella soluzione pacifica delle nostre controversie, siano esse nazionali o religiose. E la strada giusta è solo attraverso un dialogo veramente onesto».

Il Papa: «Siamo vicini alla Chiesa di Cipro»

Papa Francesco ha risposto con un discorso incentrato sulla figura di san Barnaba, letto in italiano e seguito dall’uditorio in traduzione simultanea.

«La grazia di essere qui – ha esordito il Papa – mi fa venire alla mente che abbiamo una comune origine apostolica: Paolo attraversò Cipro e in seguito giunse a Roma. Discendiamo dunque dal medesimo ardore apostolico e un’unica via ci collega, quella del Vangelo. Mi piace così vederci in cammino sulla stessa strada, in cerca di una sempre maggiore fraternità e della piena unità».

In un passaggio dell’articolato discorso (clicca qui per la versione integrale) il Papa ha detto: «Barnaba, figlio della consolazione, esorta noi suoi fratelli a intraprendere la medesima missione di portare il Vangelo agli uomini, invitandoci a comprendere che l’annuncio non può basarsi solo su esortazioni generali, sulla ripetizione di precetti e norme da osservare, come spesso si è fatto. Esso deve seguire la via dell’incontro personale, prestare attenzione alle domande della gente, ai loro bisogni esistenziali. Per essere figli della consolazione, prima di dire qualcosa, occorre ascoltare, lasciarsi interrogare, scoprire l’altro, condividere. Perché il Vangelo si trasmette per comunione. È questo che, come Cattolici, desideriamo vivere nei prossimi anni, riscoprendo la dimensione sinodale, costitutiva dell’essere Chiesa. E in ciò sentiamo il bisogno di camminare più intensamente con voi, cari Fratelli, che attraverso l’esperienza della vostra sinodalità potete davvero aiutarci. Grazie per la vostra collaborazione fraterna, che si manifesta anche nell’attiva partecipazione alla Commissione mista internazionale per il Dialogo teologico tra la Chiesa cattolica e la Chiesa ortodossa».

Dolore e rammarico

Nell’accogliere l’appello accorato dell’arcivescovo di Nicosia, Francesco ha detto: «Cari Fratelli, desidero assicurarvi la preghiera e la vicinanza mia e della Chiesa cattolica, nei problemi più dolorosi che vi angosciano come nelle speranze più belle e audaci che vi animano. Le tristezze e le gioie vostre ci appartengono, le sentiamo nostre! E sentiamo di avere anche tanto bisogno della vostra preghiera».

Il Papa ha anche espresso dolore e rammarico per le divisioni del passato: «Non mancano anche oggi falsità e inganni che il passato ci mette davanti e che ostacolano il cammino. Secoli di divisione e distanze ci hanno fatto assimilare, anche involontariamente, non pochi pregiudizi ostili nei riguardi degli altri, preconcetti basati spesso su informazioni scarse e distorte, divulgate da una letteratura aggressiva e polemica. Ma tutto ciò distorce la via di Dio, che è protesa alla concordia e all’unità. Cari Fratelli, la santità di Barnaba è eloquente anche per noi! Quante volte nella storia tra cristiani ci siamo preoccupati di opporci agli altri anziché di accogliere docilmente la via di Dio, che tende a ricomporre le divisioni nella carità! Quante volte abbiamo ingigantito e diffuso pregiudizi sugli altri, anziché adempiere all’esortazione che il Signore ha ripetuto specialmente nel Vangelo scritto da Marco, che fu con Barnaba su quest’isola: farsi piccoli, servirsi gli uni gli altri (cfr Mc 9,35; 10,43-44)».

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