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Israele apre le porte a mille falashamura etiopi

Christophe Lafontaine
26 settembre 2018
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Israele apre le porte a mille falashamura etiopi
Falashamura dell'Etiopia accolti dai loro familiari all'aeroporto di Tel Aviv (foto Miriam Alster / Flash90)

Il 17 settembre il premier israeliano ha concesso il diritto di immigrare in Israele a un migliaio di ebrei dell’Etiopia, cristianizzati nell’Ottocento. Possono così ricongiungersi ai familiari.


Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha dato via libera lo scorso 17 settembre all’arrivo di mille falashamura etiopi nello Stato ebraico, a condizione che questi abbiano già dei figli nel Paese. I falashamura costituiscono una comunità che, come i falasha (esiliati, in lingua amarica), si considera discendente degli antichi ebrei etiopi. Fanno risalire le loro origini all’unione tra re Salomone e la regina di Saba o a una delle «dieci tribù perdute» di Israele.

Ma, a differenza dei falasha che, avendo almeno un parente ebreo, dal 1973 hanno goduto del diritto di emigrare in Israele, i mura che discendono da ebrei falasha convertiti nell’Ottocento con la forza al cristianesimo, non possono usufruire della Legge del ritorno che permette a tutti gli ebrei della diaspora di insediarsi in Israele e di ottenere la cittadinanza. Inoltre è quasi impossibile per i mura dimostrare la propria ascendenza ebraica, data l’assenza in Etiopia di registri affidabili dello stato civile. Una difficoltà resa ancora maggiore dal fatto che la loro pratica religiosa era quella cristiana. Di conseguenza, il ministero dell’Interno israeliano non li considera ebrei, anche se cercano di tornare all’ebraismo.

Una decisione governativa

Da dove nasce la decisione di Netanyahu? Occorre risalire al 2015 quando il governo israeliano adottò all’unanimità un piano che prevedeva entro il 2020 di accogliere 9 mila falashamura, considerati come aventi diritto a emigrare in Israele e che dimostravano la volontà di convertirsi all’ebraismo. Ma non si tratta tanto di un vero e proprio programma di immigrazione nel quadro della Legge, detta del ritorno, quanto di un’azione che si iscrive nel quadro di un’operazione di ricongiungimento familiare. In tal modo i mura che ancora sono in Etiopia possano riunirsi ai membri della famiglia (falashamura o falasha) che hanno potuto in passato stabilirsi in Israele.

Il progetto, tuttavia, è stato adottato senza mettere a bilancio i fondi necessari (stimati in 1 miliardo di dollari). Questo ha ritardato l’attuazione del piano e, infatti, dal 2015 solo 1.300 mura hanno potuto trasferirsi in Israele. Malgrado l’arrivo di un altro migliaio nelle prossime settimane, si è ancora lontani dall’obiettivo: complessivamente solo poco più di un quarto sono stati accolti.

Accoglienza tiepida

Il gruppo di pressione Struggle for Ethiopian Aliyah direttamente impegnato per l’aliyah degli ebrei etiopi non è soddisfatto: «Esigiamo dal primo ministro – ha dichiarato all’agenzia Afp la portavoce dell’associazione, Alisa Bodner – che mantenga le promesse e fornisca soluzioni immediate per far arrivare gli 8 mila membri della comunità rimasti in Etiopia. Finché il governo continuerà a violare gli impegni presi nel 2015 e a mantenere le famiglie separate, continueremo a protestare e a lottare per la giustizia».

Negli ultimi anni e ancora durante l’estate gli ebrei di origine etiope hanno manifestato molte volte in Israele per denunciare il razzismo e le discriminazioni che dicono di subire, e per chiedere che i familiari rimasti in Etiopia possano raggiungerli. Attualmente in Israele si contano 140 mila ebrei di origine etiope, di cui oltre 50 mila sono nati in Israele. Secondo quanto riferisce il quotidiano Haaretz, sui circa 7 mila falashamura che attendono ancora a Gondar e ad Addis Abeba l’approvazione delle loro domande di immigrazione, 2.200 hanno parenti già integrati nello Stato ebraico. Al momento nulla consente di sapere se un giorno si riuniranno i loro cari in Israele.

Non appartenendo alle comunità Beta Israel (la famiglia di Israele) come i falasha, l’immigrazione dei mura non gode di grande favore nel Paese. L’agenzia Afp riferisce che alcune associazioni di aiuto agli ebrei etiopi e alcuni dirigenti della comunità locale si oppongono a questa immigrazione, sostenendo che lo Stato di Israele affronta già abbastanza difficoltà per integrare la comunità e che coloro che sono rimasti in Etiopia non sono ebrei. Alcuni sospettano che inventino un’origine ebraica per opportunismo e per poter lasciare l’Etiopia.

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