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In Israele un’indagine sulla sterilizzazione di immigrate etiopi

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1 marzo 2013
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In Israele un’indagine sulla sterilizzazione di immigrate etiopi
Alcune donne ebree israeliane di origini etiopi. (foto Yonatan Sindel/Flash90)

Una commissione d’inchiesta chiarirà finalmente se, per anni, le donne etiopi di stirpe ebraica in procinto di emigrare verso Israele siano state «sterilizzate» da medici israeliani. A denunciare la scandalosa pratica, lo scorso dicembre, era stato un documentario della rete Etv che riportava le testimonianze di 35 donne.


(Milano/c.g.) – Una commissione d’inchiesta chiarirà finalmente se, per anni, le donne etiopi di stirpe ebraica in procinto di emigrare verso Israele siano state «sterilizzate» da medici israeliani. A denunciare la scandalosa pratica, lo scorso dicembre, era stato un documentario della rete Etv, firmato dal giornalista Gal Gabai. Nel video, Gabai riportava le testimonianze di 35 donne etiopi, alcune delle quali sostenevano di essere state obbligate, o indotte, a subire iniezioni di un farmaco contraccettivo, mentre si trovavano in campi di transito in Etiopia, in attesa di raggiungere Israele. Il farmaco in questione interrompe la fase mestruale, previene l’ovulazione e, per mantenere la sterilità, viene somministrato a intervalli di tre mesi.

Yaakov Litzman, ebreo ultraortodosso e vice-ministro della Salute, quando all’inizio di dicembre il caso esplose, aveva dichiarato di non credere che una simile notizia potesse essere vera. Ora, a quanto racconta l’edizione odierna del quotidiano Haaretz, lo stesso Litzman sarebbe sul punto di istituire una commissione d’inchiesta che faccia luce finalmente sulla vicenda.

La decisione del vice ministro sarebbe cambiata dopo le elezioni politiche del mese scorso: tra i neo eletti parlamentari della nuova Knesset, infatti, c’è infatti anche Penina Tamanu-Shata, una giovane israeliana di origini etiopi, militante nelle fila del partito Yesh Atid, fondato dall’ex giornalista Yair Lapid. La Tamanu-Shata una volta eletta ha voluto incontrare il vice-ministro Lizman, chiedendogli «di non insabbiare il caso e, invece, di sottoporlo rapidamente all’esame di una commissione d’inchiesta».

Della commissione dovrebbero far parte funzionari del ministero, un medico indipendente di nomina ministeriale, e un rappresentante della comunità ebraica etiope, indicato dalla stessa Tamanu-Shata. La commissione avrà lo scopo di capire se e chi abbia avuto delle responsabilità nell’indicazione di iniettare il contraccettivo alle donne, spesso contro il loro volere e senza informarle dei possibili effetti collaterali . «La nostra comunità è preoccupata e sconvolta dal dubbio che ci possa essere qualcuno che non desideri la nascita bambini etiopi – ha spiegato la Tamanu-Shata – e se davvero ci sia stata una volontà politica sistematica di far leva sulle angosce delle donne che avevano bisogno di emigrare in Israele». Secondo alcuni, tra l’altro, la somministrazione del contraccettivo potrebbe essere stata una delle cause dell’effettivo crollo delle nascite nella comunità etiope in Israele, sceso del 50 per cento in dieci anni.

Un’indiretta conferma delle scorrette modalità di somministrazione del farmaco, potrebbe essere la lettera inviata, circa un mese fa, alle quattro maggiori organizzazioni di assistenza medica in Israele da Roni Gamzu, direttore generale del ministero della Salute. Nella sua missiva Gamzu, secondo quanto racconta il quotidiano Haaretz, istruiva i ginecologi a non continuare a prescrivere il farmaco contraccettivo alle donne di origini etiopi se per qualsiasi motivo fosse sorto il dubbio che non comprendessero le conseguenze del trattamento. Come a confermare che, invece, prima, non fosse stata impiegata questa doverosa attenzione.

Tra gli effetti collaterali del farmaco ci sarebbero anche irregolarità mestruali, perdita di volume osseo, dolori addominali, calo di peso, emicranie, stati di affaticamento e depressione.

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