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Il Consiglio dei vescovi d’Europa è riunito in Terra Santa

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13 settembre 2015
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Il Consiglio dei vescovi d’Europa è riunito in Terra Santa
I vescovi del Ccee concelebrano a Cafarnao sabato 12 settembre. (foto Christian Media Center - Afif Amireh )

Si sono aperti venerdì sera, 11 settembre, presso la Domus Galilaeae, a nord ovest il lago di Tiberiade, in Israele, i lavori dell'assemblea annuale del Consiglio delle Conferenze episcopali d'Europa (Ccee). È la prima volta che questo organismo ecclesiale si riunisce in Terra Santa. Un pellegrinaggio e, insieme, un gesto di solidarietà con i cristiani della regione.


(g.s.) – Si sono aperti venerdì sera, 11 settembre, presso la Domus Galilaeae, sulle colline che sovrastano a nord ovest il lago di Tiberiade, in Israele, i lavori dell’assemblea annuale del Consiglio delle Conferenze episcopali d’Europa (Ccee). È la prima volta che questo organismo ecclesiale – di cui fanno parte i rappresentanti dei vescovi di 45 Paesi, incluso il card. Angelo Bagnasco, presidente della Cei – si riunisce in Terra Santa e lo fa aderendo a un invito del patriarca latino di Gerusalemme. L’intento è di mettersi in un atteggiamento di pellegrinaggio nella terra che accolse il farsi uomo di Dio nel Signore Gesù, ma anche di esprimere attenzione e vicinanza alle comunità cristiane locali.

I lavori dell’assemblea si concentrano su due temi: la figura di Gesù, vero Dio e vero uomo, e il confronto sulle sfide per la Chiesa in Europa.

La riflessione sull’Europa, che oggi vive uno dei passaggi decisivi della sua storia, occupa gran parte dei primi due giorni e mezzo dei lavori, sino al primo pomeriggio di lunedì 14, quando il gruppo della Ccee si trasferirà dalla Galilea a Gerusalemme.

Nel corso dell’assemblea, la cui chiusura è prevista per il 16 settembre, il programma prevede anche vari incontri con i cristiani locali.

Sabato le occasioni sono state due: una messa a Cafarnao, a metà giornata, e in serata, a Nazaret, un incontro a porte chiuse con alcune famiglie, in vista dell’imminente sinodo dei vescovi previsto per ottobre in Vaticano. Dopo cena s’è svolta una veglia di preghiera nella basilica dell’Annunciazione. Un altro momento significativo è previsto nel tardo pomeriggio di domenica 13 nel villaggio melchita di Mi’ilya, nell’alta Galilea, con una processione per le via della città in occasione della festa dell’Esaltazione della croce.

Tra i partecipanti all’assemblea anche una delegazione della Santa Sede, guidata dal prefetto della Congregazione per i vescovi, il cadinale Marc Ouellet, che nel suo indirizzo di saluto, venerdì sera, ha offerto una chiave di lettura di questo incontrarsi in Terra Santa.

Dopo aver riferito i saluti e la benedizione di Papa Francesco il porporato ha detto: «Celebrare quest’annuale Assemblea in Terra Santa non è una scelta come un’altra. Siamo venuti in pellegrinaggio perché – con la suggestiva espressione del Salmista – possiamo dire: tutti siamo nati (Salmo 87): ogni cristiano è nato qui! Qui abbiamo le nostre radici, perché in questa terra il Figlio di Dio si è fatto uomo per salvarci e per rimanere sempre con noi; ha percorso queste strade predicando in parole e in opere, compiendo miracoli, prodigi e segni. In questo luogo ha portato a compimento il suo mistero pasquale ed ha effuso lo Spirito Santo inviando gli apostoli a fondare le altre Chiese nel mondo intero».

«La Chiesa cattolica – ha soggiunto Ouellet – riconosce con gratitudine il nobile e antico contributo all’edificazione del Corpo di Cristo da parte dei cristiani di questa terra benedetta (cfr. Es. Ap. Ecclesia in Medio Oriente, 7). I loro tesori di spiritualità, le risorse umane e religiose, come pure le sfide che li investono, ci appartengono e costituiscono un’indubbia provocazione riguardo alla presenza profetica e caritativa delle comunità cristiane in Europa. Pertanto, nello svolgimento del lavoro di questi giorni, non possiamo non sentirci provocati dal sacrificio di questa Chiesa per rinnovare l’offerta al Signore di noi stessi insieme con quanti sono stati affidati alle nostre cure pastorali. In questa terra dove tutto è cominciato, ringraziamo i nostri fratelli cristiani di Terra Santa per la loro fedeltà. Nel dinamismo della comunione ecclesiale, non solo assicuriamo loro il nostro affetto, la nostra preghiera e la nostra solidarietà».

«In questi giorni – ha concluso – condivideremo insieme le gioie e le sofferenze della Chiesa presente nei nostri Paesi Europei. Ma lo faremo nel contesto preciso di questa Chiesa, tanto martoriata quanto eroica. Sarà per noi un salutare esercizio di comunione che accrescerà la nostra sollecitudine universale e ci permetterà di affrontare le sfide odierne con l’unica forza che ci appartiene: quella dell’unità».

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