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Gli haredim sulle barricate

di Giorgio Bernardelli
7 giugno 2013
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Sono giornate molto calde in Israele per gli haredim, i religiosi ultra-ortodossi. Si preparano all'elezione che per loro conta di più: quelle per la carica di rabbino capo. E intanto fanno i conti con la seconda preghiera pubblica delle «Donne del muro» al Kotel, quello che noi conosciamo come «Muro del pianto».


Sono giornate molto calde in Israele per gli haredim, i religiosi ultra-ortodossi. Si preparano all’elezione che per loro conta di più: quelle per la carica di rabbino capo. E intanto fanno i conti con la seconda preghiera pubblica delle «Donne del muro» al Kotel (le vestigia del muro occidentale del Tempio di Gerusalemme, che noi conosciamo come Muro del pianto).

Come si ricorderà, per la prima volta nella storia recente dello Stato ebraico i partiti religiosi sono rimasti fuori dal governo Netanyahu, per via dell’inaspettata alleanza tra il partito dichiaratamente laico Yesh Atid fondato dal conduttore televisivo Yair Lapid (la sorpresa delle ultime elezioni) e quello più vicino al movimento dei coloni, Habayit haYehudi di Neftali Bennett. Lapid aveva fatto della fine dell’esenzione dal servizio militare per gli studenti delle scuole rabbiniche la sua bandiera. E Bennett gliel’ha concesso, ottenendo in cambio il sostegno su obiettivi ben più importanti per il suo partito, soprattutto in un momento in cui Washington torna a premere sul processo di pace. Aver escluso i partiti religiosi dal governo non vuole dire, però, che gli haredim non abbiano più sponde tra i parlamentari che alla Knesset sostengono Netanyahu. E – men che meno – nella società israeliana. Anzi: da quando qualche settimana fa la maggioranza ha raggiunto l’accordo sulla questione dell’arruolamento nell’esercito (giunto – peraltro – attraverso un testo di legge che prevede limitazioni alle esenzioni ma senza cancellarle del tutto) gli haredim stanno protestando per «l’incitamento in corso contro i religiosi».

Così un altro dei fronti che li vede battagliare ora è quello del Muro Occidentale. Come Terrasanta.net vi ha già riferito, da anni un gruppo di donne legate a movimenti femministi chiedeva di poter pregare indossando il talled (il particolare scialle per la preghiera tradizionalmente riservato gli uomini) nel luogo più sacro per gli ebrei. Queste «Donne del muro» hanno portato la questione fino alla Corte Suprema di Israele, che ha dato loro ragione. Così adesso ogni primo giorno del mese (ebraico) si ritrovano nella sezione delle donne al Muro per questo rito. La prima volta ad accoglierle hanno trovato una grande folla di giovani haredim che protestavano e la preghiera si è svolta sotto la scorta della polizia. Domenica sarà la volta del secondo appuntamento.

Solo che questa volta cade in giorni particolarmente delicati: entro la fine di giugno è infatti in programma l’elezione per il rabbino capo (che in Israele sono due – uno ashkenazita e l’altro sefardita – e restano in carica dieci anni). Elezione molto importante perché nello Stato ebraico il Rabbinato ha giurisdizione praticamente esclusiva su tante questioni, come ad esempio i matrimoni. Ed è particolarmente nel mondo ashkenazita che la tensione con gli haredim su questa elezione oggi è molto forte: il candidato più accreditato è rav David Stav, indicato come un sostenitore del dialogo tra laici e religiosi. È l’aspirante rabbino capo preferito da Lapid e – di nuovo – proprio in questi giorni ha incassato anche il sostegno di Bennett (ma con parecchi malumori dentro al suo partito). L’elezione di Stav sarebbe una nuova sconfitta per gli haredim perché segnerebbe una svolta anche al Rabbinato. È facile intuire – dunque – che le nuove proteste contro le Donne del muro, già annunciate per domenica, hanno in realtà di mira molto più che un pugno di donne con il talled.

Clicca qui per leggere l’articolo di Arutz Sheva sulla preghiera di domenica

Clicca qui per leggere un articolo di The Times of Israel sulla candidatura di rav Stav

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