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In Israele gli ebrei ultraortodossi fan guerra alla naia

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24 agosto 2017
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In Israele gli ebrei ultraortodossi fan guerra alla naia
Agenti israeliani fermano un manifestante ultraortodosso nel quartiere di Meah Shearim a Gerusalemme. (foto Yonatan Sindel / Flash90)

A fasi alterne si riaccendono in Israele gli scontri fisici tra le forze di sicurezze e i manifestanti ultraortodossi che rifiutano di mandare i loro giovani sotto le armi. Una protesta molto aspra.


(n.h.) – Da mesi in Israele sono in aumento le manifestazioni e le proteste organizzate dagli ebrei ultraortodossi (haredim) che contestano con veemenza il reclutamento dei loro giovani nei ranghi dell’esercito. Un’opposizione dura che non esita ad utilizzare simboli estremi. In marzo e in maggio, ad esempio, un manichino rivestito con i panni d’un soldato è stato “impiccato” nel quartiere ultraortodosso di Mea She’arim, a Gerusalemme. Ai primi di agosto gli ultraortodossi hanno fatto affiggere manifesti che equiparano il servizio militare alla Shoah. I manifesti campeggiavano in tutte le grandi città ove risiedono consistenti comunità ultraortodosse, come è il caso di Gerusalemme, Bnei Brak e Beit Shemesh.

Gli ultraortodossi, che da decenni beneficiano di un regime di esenzioni dalla leva, si oppongono alla non osservanza delle norme (religiose) giudaiche in seno alle forze armate israeliane. Costoro in Israele rappresentano il 10 per cento della popolazione e vivono secondo un’interpretazione molto stretta dei precetti. Alcuni considerano la vita militare come una minaccia al proprio stile di vita, e un’occasione di tentazione per i giovani, strappati a un ambiente piuttosto chiuso, fatto di preghiera e studio dei testi biblici e rabbinici. Altri semplicemente non sono sionisti e rigettano lo Stato di Israele e le sue forze armate.

Comunque la vedano, tutti sono tenuti ad iscriversi all’ufficio reclutamento. C’è chi però – influenzato da rabbini ostili ad ogni forma di cooperazione con le autorità – rifiuta di farsi inserire nelle liste di leva e viene perciò considerato disertore.

Dal canto loro, gli israeliani laici tentano di far abolire le esenzioni di cui godono i giovani ultraortodossi. Le riforme introdotte dalla Knesset nel 2014 con l’obiettivo di metter fine alle esenzioni e favorire il progressivo aumento del reclutamento di ultraortodossi hanno incontrato forti resistenze da parte della comunità religiosa.

Anche nelle piazze gli scontri si ripetono. Un comunicato diffuso dalla polizia il 21 agosto scorso segnalava che cinque agenti sono rimasti leggermente feriti dal lancio di pietre e bottiglie scagliate da decine di manifestanti ultraortodossi. Un giovane è stato fermato dalle forze dell’ordine intente a disperdere gli assembramenti.

Nelle vie del quartiere di Bukharim, sempre a Gerusalemme, i residenti ultraortodossi hanno attorniato un soldato in uniforme che passava di lì e gli hanno scagliato addosso un sacco pieno di rifiuti. La polizia è intervenuta per togliere il giovane dai guai. All’inizio del mese, anche il seguito del ministro della Difesa Avigdor Liberman è stato preso di mira da alcuni manifestanti, mentre l’uomo politico si trovava nel quartiere di Mea She’arim per esprimere le sue condoglianze a una famiglia.

I tentativi recenti di andare incontro alle esigenze delle reclute ultraortodosse hanno avuto qualche successo e l’esercito israeliano non rinuncia a perseguire i suoi obiettivi di reclutamento in questo particolare segmento della popolazione. La proporzione dei militari haredim rispetto al totale è tuttavia al di sotto degli intenti dichiarati dal governo quattro anni fa.

Nel 2016 sono stati inquadrati nei ranghi delle forze armate 2.800 haredim maschi (in Israele la leva è obbligatoria anche per le femmine). Benché si tratti del maggior numero di ultraortodossi mai arruolato in un anno (furono 2.475 nel 2015), questa è anche l’annata che fa registrare il maggior scarto tra la quota stimata e il numero reale degli arruolamenti. Per quanto riguarda il 2017, si punta a 3.200 reclute. A rincuorare le Forze di difesa israeliane resta il fatto che il numero di haredim che vanno sotto le armi è in continua crescita, anno dopo anno.

Alcuni gruppi ultraortodossi rifiutano di riconoscere lo Stato di Israele (costruito laicamente con mezzi umani) e si oppongono al sionismo in forza della convinzione religiosa in base alla quale il regno di Israele non potrà che essere una conseguenza, un dono, che accompagnerà il manifestarsi del Messia atteso.

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