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La Corte suprema: In Israele servizio militare per tutti!

Christophe Lafontaine
21 settembre 2017
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La Corte suprema: In Israele servizio militare per tutti!
Schieramento militare israeliano nella giornata che commemora i caduti per la patria. (foto Olivier Fitoussi/Flash90)

Finora la comunità ultraortodossa era esentata dalla naia, obbligatoria per gli altri i cittadini israeliani. Il 12 settembre la Corte suprema ha annullato il privilegio. Il governo ha un anno di tempo per adeguarsi.


Nei giorni scorsi la Corte suprema israeliana è tornata ad occuparsi dell’esenzione dal servizio di leva per gli ultraortodossi. Obbligatorio dall’età di 18 anni, salvo eccezioni, in Israele il servizio militare è di due anni e otto mesi per gli uomini, e di due anni per le donne. Le norme sul servizio militare sono formalizzate in una legge del 2014, denominata «condivisione del fardello», varata grazie alle pressioni esercitate dal partito Yesh Atid, allora al governo. All’esame dei giudici vi era un emendamento a questa legge, introdotto nel 2015, che prevedeva un sensibile innalzamento dei coscritti tra i maschi ultraortodossi. Questi ultimi (gli haredim) erano tuttavia riusciti a far fare dietro-front al governo, ottenendo nel 2015 l’emendamento favorevole che avrebbe dovuto garantir loro una vita religiosa lontano dagli obblighi militari fino al 2023. I giudici della Corte suprema, otto contro uno, hanno invece deciso che quel testo favorisce gli studenti di religione rispetto agli altri. Giudicando che l’emendamento «viola il principio dell’uguaglianza», la più alta istanza giudiziaria del Paese lo scorso 12 settembre ne ha invalidato il testo.

Dalla creazione dello Stato di Israele (1948), e su decisione del suo padre fondatore David Ben Gurion, gli ultraortodossi beneficiano di esenzioni generalizzate per via del loro statuto di studiosi delle yeshiva, le scuole religiose. Sono interamente consacrati allo studio della legge e della religione ebraica, osservano scrupolosamente tutte le regole del giudaismo in ogni aspetto della vita quotidiana e spirituale. Considerano perciò la coscrizione come una sorta di tentazione per i giovani, esposti fuori dal mondo chiuso della preghiera e dello studio religioso. Non di rado, in passato, si sono visti haredim arruolati a forza, cosa che ha generato tensioni, come nel marzo di quest’anno vicino a Tel Aviv, quando l’arresto di alcuni haredim che si rifiutavano di entrare nelle forze armate provocò manifestazioni della comunità ultraortodossa.

In un Paese in cui l’esercito occupa uno spazio centrale, l’esenzione degli ultra-ortodossi dal servizio militare è diventata motivo di risentimento sempre più forte da parte degli altri cittadini israeliani. Tanto più che la comunità degli haredim, nota per avere famiglie numerose, rappresenta circa il 10 per cento della popolazione e, secondo le proiezioni demografiche, da qui al 2050 potrebbe costituire un quarto degli israeliani.

Il capofila di Yesh Atid, il centrista laico Yair Lapid, membro del precedente governo Netanyahu, ha applaudito sulla sua pagina Facebook la decisione della Corte suprema. La coscrizione è fatta «per tutti, non solo per gli imbecilli che non hanno un partito nella coalizione» ha scritto. Il ministro della Difesa Avigdor Lieberman il 13 settembre ha annunciato che sosterrà il giudizio della Corte suprema. «Non ci sono cittadini di prima e di seconda classe – ha detto –. Ciascun giovane di 18 anni si deve presentare per un servizio nazionale o militare». E davanti alla Knesset ha precisato: «Parlo degli ebrei, ma anche dei musulmani e dei cristiani. Mi aspetto da tutti i cittadini di Israele che si identifichino nello Stato».

Citato dal Times of Israel, Yisrael Litzman, del partito Yahadout HaTorah, ha invece affermato che la decisione rientra in una «guerra totale contro il giudaismo». Il ministro della Sanità Yaacov Litzman, alla testa del partito religioso Afoudat Israel, alla radio pubblica ha accusato la Corte suprema di tentare di rovesciare il governo, e uno dei suoi giudici «d’essere da sempre» contro gli ultraortodossi. Il ministro dell’Interno Aryé Dery, del partito religioso Shas, su Twitter ha scritto che per lui la Corte suprema è «completamente scollegata dalle nostre tradizioni» e ha promesso che «gli studenti delle yeshiva continueranno a impegnarsi negli studi e a proteggere, per il loro merito spirituale, gli altri abitanti del Paese». Ha aggiunto che Shas «lavorerà con tutte le sue forze per (…) mantenere la situazione attuale».

È da notare che «la maggioranza dei giudici ha stabilito che l’annullamento [dell’emendamento] avrà effetto solo un anno dopo la data del giudizio». Questo ritardo è pensato per consentire alla coalizione di Netanyahu di trovare una formula alternativa, che possa essere accettabile per la Corte, l’esercito e i partiti ultraortodossi, il sostegno dei quali è decisivo per il governo in carica.

Va ricordato che, dopo le elezioni del marzo 2015, in seno alla coalizione al potere venero conclusi degli accordi: le due formazioni ultraortodosse Shas e Giudaismo unito della Torah presentarono presentato una propria lista di condizioni per confluire nell’attuale governo Netanyahu con il Likud e HaBayit HaYehudi. La questione del servizio militare figurava in primo piano. Secondo gli osservatori, una crisi di governo resta comunque poco probabile. Il quotidiano The Jerusalem Post sottolinea che Netanyahu ha già avuto molte occasioni per rompere gli accordi durante crisi simili, che hanno toccato questioni come il riconoscimento delle conversioni al giudaismo, la preghiera mista al Muro occidentale o il lavoro nel giorno di shabbat. Ogni volta ha scelto la parte degli ultraortodossi. Un editorialista del giornale Maariv ha scritto: «Sono persuaso che la ministra della Giustizia Ayelet Shaked (…) abbia già un progetto di legge che passerà l’esame della Corte suprema».

Per confermare l’ipotesi degli osservatori, Eliezer Moses, del partito Giudaismo unito della Torah, ha dichiarato al canale pubblico One TV che la decisione della Corte è «un giudizio deplorevole», ma ha promesso di «non smantellare il governo» ritirando il suo sostegno a Netanyahu prima delle elezioni legislative previste fra due anni.

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