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La Siria, il Libano e la miccia Hezbollah

di Giorgio Bernardelli
21 giugno 2013
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Nelle cronache sul dramma senza fine della Siria l'argomento del momento è diventato Hezbollah. Ha lasciato infatti il segno il pesante coinvolgimento del movimento sciita al fianco delle truppe lealiste per la riconquista della roccaforte di Qusair. E i miliziani libanesi stanno continuando ancora adesso a combattere a fianco dell'esercito fedele ad Assad negli scontri alla periferia di Damasco. Un'azione che sta facendo salire la tensione alle stelle in Libano.


Nelle cronache sul dramma senza fine della Siria l’argomento del momento è diventato Hezbollah. Ha lasciato infatti il segno il pesante coinvolgimento del movimento sciita al fianco delle truppe lealiste per la riconquista della roccaforte di Qusair. E i miliziani libanesi stanno continuando ancora adesso a combattere a fianco dell’esercito fedele ad Assad negli scontri alla periferia di Damasco. Un’azione che sta facendo salire la tensione alle stelle in Libano, dove le forze sunnite sono schierate dalla parte dei ribelli. Chiedono che il presidente Sleiman intervenga sul movimento sciita; il tutto nel contesto di una crisi politica che dura da mesi nel Paese dei Cedri. Non sorprende allora che il patriarca maronita Bechara Rai domenica scorsa – durante una celebrazione tenuta al santuario nazionale di Harissa – abbia affidato alla Madonna il Paese, lanciando l’ennesimo appello ai politici a guardare al bene del Paese.

In una situazione così delicata la domanda vera la pone l’analisi di Al Monitor che rilanciamo qui sotto: perché un coinvolgimento così in grande stile da parte di Hezbollah? Il motivo non sembra militare: si parla di cinquemila uomini, pochi per fare davvero la differenza. Così entrano in gioco altre ipotesi, tra cui quella del generale Samir Geagea che sostiene che gli sciiti siano lì in realtà per coprire un altro sostegno ben più importante: quello diretto da parte di miliziani iraniani. Che sia vero oppure no, c’è un fatto molto importante che Al Monitor mette in evidenza: conquistata Qusair adesso per l’esercito siriano diventa strategico assumere il controllo della strada che collega Damasco a Beirut, parzialmente in mano ai ribelli non solo nella parte siriana, ma anche nella cittadina sunnita libanese di Arsal, divenuta un punto d’appoggio importante per le milizie sunnite. Il timore è – dunque – che la guerra possa estendersi anche alla Valle della Bekaa, facendo precipitare così il Libano nel baratro.

Va detto che in questo pantano Hezbollah per ora cerca di barcamenarsi, soprattutto vedendo storiche alleanze come quella con Hamas andare in frantumi (pare che nella battaglia di Qusair ci fossero miliziani palestinesi che combattevano dall’altra parte). Si capisce bene allora il motivo della dichiarazione di Naim Qassem – il numero due di Hezbollah – secondo cui durante la battaglia i propri miliziani avrebbero combattuto con onore risparmiando la vita ai nemici feriti. Dichiarazione evidentemente politica, visti gli orrori da entrambe le parti raccontati dalle cronache quotidiane del conflitto. Si è parlato inoltre in questi giorni di un incontro con emissari di Hamas, per cercare di contenere il conflitto. Ma il vento soffia decisamente in direzione opposta: è di ieri l’annuncio che l’Arabia Saudita espellerà dal proprio territorio tutti i sostenitori di Hezbollah. Il tutto dopo che il Consiglio di cooperazione del Golfo aveva già deciso una stretta sulle operazioni finanziarie.

Di fronte a tutto questo non brilla certo per tempismo la casa di produzione israeliana che ha appena fatto uscire un nuovo film horror intitolato Cannon Fodder («Carne da macello»). Pellicola non proprio epocale costruita su una trama cervellotica: un commando dell’esercito israeliano entra in Libano per uccidere Nasrallah. Ma poi scopre che Hezbollah sta soccombendo a un altro nemico: gli zombie. Così – grazie agli invasori giunti dall’oltretomba – Israele e i miliziani sciiti possono finalmente combattere insieme e iniziare da lì a costruire la pace. Una trama talmente insulsa che si commenta da sé. Ma ricordiamoci che quel titolo – «carne da macello» – è sempre più un’immagine realistica di tutto quanto si muove intorno alla Siria oggi.

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Clicca qui per leggere l’articolo di Al Monitor

Clicca qui per leggere su The Daily Star la dichiarazione di Naim Qassem

Clicca qui per leggere l’articolo dell’Ap sulla decisione dell’Arabia Saudita

Clicca qui per leggere sul blog di Foreign Policy un articolo su Cannon Fodder

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