Coloni scatenati, dalle Chiese di Terra Santa «pieno sostegno alla comunità di Taybeh»
Sabato 17 ottobre 2026 nuovi attacchi di un gruppo di coloni ebrei in Cisgiordania contro gli abitanti e coltivatori del villaggio cristiano di Taybeh. Stavolta bistrattati anche diplomatici stranieri. La condanna dei capi delle Chiese di Terra Santa.
(g.s.) – Questa mattina, i patriarchi e capi delle Chiese cristiane in Terra Santa hanno diffuso un comunicato congiunto che reca la data di ieri – 19 ottobre 2026 – ed esprime condanna per gli attacchi messi in atto sabato 17 ottobre da un gruppo di coloni ebrei mascherati ai danni di coltivatori del villaggio cristiano di Taybeh, in Cisgiordania, e di un gruppo di cittadini stranieri giunti ad esprimere solidarietà agli abitanti del villaggio palestinese.
Il testo degli ecclesiastici cattolici, ortodossi e protestanti definisce «ignobile» l’attacco e sottolinea che tra gli ospiti stranieri vi erano anche diplomatici e funzionari di Paesi europei (in particolare rappresentanti di Francia, Belgio e Polonia, riferiscono i media israeliani). Le loro auto sono state prese a sassate. Il governo israeliano ha lamentato il fatto che i diplomatici non avessero informato in anticipo dei loro spostamenti e che quindi l’esercito non era stato allertato per fornire adeguata protezione. Nella stessa serata del 17 ottobre il premier Benjamin Netanyahu ha diffuso un comunicato che parla di «presunto attacco a diplomatici europei» e, ipotizzando un nuovo episodio di campagna denigratoria contro Israele, invita ad attendere l’esito delle indagini di polizia prima di trarre conclusioni.
Per i capi delle Chiese «questo selvaggio attacco al villaggio cristiano di Taybeh e alla sua popolazione pacifica non è un episodio isolato. Nelle ultime settimane i villaggi palestinesi della Cisgiordania sono stati esposti, da parte dei coloni, a un terrore su vasta scala, che raggiunge il culmine in questo periodo della raccolta delle olive, quando le famiglie si recano nei loro terreni per raccogliere ciò di cui hanno bisogno per vivere e per rinnovare quel legame con le proprie terre che dura da generazioni».
In proposito, gli ecclesiastici contestano, senza nominarlo, il rabbino Dov Lior – personalità considerata contigua alla destra sionista più estrema – che nei giorni scorsi ha emesso un parere religioso che considera legittimo che degli ebrei raccolgano le olive da alberi di proprietà palestinese in Cisgiordania, perché gli attuali possessori rivendicano diritti che non hanno su una terra che gli ebrei, nei secoli passati, dovettero abbandonare contro la propria volontà. Un simile parere, per gli ecclesiastici cristiani di Terra Santa è «infondato, molto preoccupante, pericoloso, e assolutamente inaccettabile». «Apprezziamo molto – osservano – che diversi rabbini e voci ebraiche lo abbiano respinto pubblicamente».
Tornando agli incidenti del 17 ottobre, il comunicato ringrazia il presidente dello Stato di Israele, Yitzhak Herzog, per le sue parole di condanna (i canali di comunicazione dei capi delle Chiese con gli uffici del presidente israeliano sono costantemente aperti, riferiva giorni fa in una conversazione con il quotidiano Haaretz il vescovo William Shomali, vicario generale del Patriarcato latino di Gerusalemme).
«Purtroppo – prosegue la dichiarazione –, i fatti sul terreno mostrano che questi attacchi continuano a causa dell’impunità di cui godono coloro che li commettono. Riconosciamo l’azione intrapresa dalla polizia israeliana e gli arresti effettuati in seguito a questo attacco, ed esprimiamo la speranza che questa azione di contrasto prosegua in modo serio e coerente e non resti un provvedimento isolato».
Una volta ancora si chiede alle autorità competenti «di consegnare alla giustizia i responsabili», mentre si sollecita la comunità internazionale «a intensificare i propri sforzi per garantire la protezione della popolazione di Taybeh e della Cisgiordania, nonché di tutti coloro che visitano queste zone per esprimere la propria solidarietà».
Il testo chiude con una rassicurazione: «Rinnoviamo il nostro pieno sostegno alla comunità di Taybeh e alle sue chiese, e continueremo, come in passato, a fare tutto il possibile per preservare la presenza cristiana in quel luogo. Eleviamo le nostre preghiere per la popolazione di Taybeh e per tutti gli abitanti della Terra Santa, perché possano vivere in sicurezza, giustizia e pace».
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