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Taybeh di nuovo nel mirino: i leader delle Chiese denunciano l’impunità

Terresainte.net
29 luglio 2025
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Taybeh di nuovo nel mirino: i leader delle Chiese denunciano l’impunità
Una delle tre vetture incendiate. (foto Collettivo Taybeh)

Sono in aumento gli attacchi contro il villaggio di Taybeh senza che i coloni israeliani che li perpetrano vengano perseguiti. Ancora una volta, i leader delle Chiese cristiane di Gerusalemme deplorano l’impunità di cui godono gli aggressori.


Due settimane dopo la loro visita al villaggio cristiano di Taybeh, i patriarchi e i capi delle Chiese di Gerusalemme hanno rilasciato una nuova dichiarazione. Sono allarmati da un nuovo attacco in questa città della Cisgiordania, simbolo della presenza cristiana in Terra Santa. Diversi veicoli sono stati incendiati, sono stati scoperti scritte di odio sui muri e i residenti locali hanno dovuto affrontare ancora una volta violenze deliberate, organizzate e impunite.

«Non è un caso isolato», sottolineano i responsabili delle Chiese di Terra Santa. Fa parte di una serie di attacchi mirati, condotti da coloni israeliani contro i villaggi palestinesi, e in particolare contro questa comunità cristiana radicata nella terra percorsa da Cristo. Nelle settimane precedenti, alcuni coloni erano già entrati a Taybeh e si erano aggirati armati e mascherati, diffondendo paura. Alcuni arrivavano di giorno per pascolare il bestiame sui terreni del villaggio, fino alle immediate vicinanze delle case, negli uliveti all’ingresso meridionale della città e presso la storica chiesa di San Giorgio.

I patriarchi denunciano inoltre il trattamento fuorviante e che minimizza questi fatti da parte delle autorità israeliane di pubblica sicurezza: «Ci rammarichiamo che le dichiarazioni ufficiali della polizia israeliana abbiano ridotto l’accaduto a un semplice danno materiale, omettendo il più ampio contesto di intimidazione sistematica e abusi. Queste omissioni distorcono la verità e non tengono conto delle violazioni del diritto internazionale umanitario e dei diritti umani».

Nella loro dichiarazione, gli ecclesiastici hanno anche criticato una «campagna di disinformazione» orchestrata da gruppi affiliati ai coloni, che presumibilmente mira a screditare gli abitanti di Taybeh e a distogliere l’attenzione dalla realtà delle atrocità. Questa campagna giunge in un momento in cui numerose delegazioni diplomatiche sono di recente giunte a Taybeh per esprimere la loro solidarietà agli abitanti del villaggio.
L’ultima di queste visite, a metà luglio, ha visto quasi tutti i patriarchi e i capi delle Chiese cristiane di Terra Santa recarsi a Taybeh, insieme a diplomatici di venti Paesi. L’iniziativa mirava a rompere il silenzio che circonda i ricorrenti attacchi contro questo villaggio cristiano, uno degli ultimi rimasti in Cisgiordania, e a ricordare a tutti che «la fede cristiana non è una curiosità storica, ma una presenza viva, radicata, ferita, ma ancora in piedi».

Secondo il Forum dei cristiani di Terra Santa, l’ultimo attacco è avvenuto nella notte tra domenica 27 e lunedì 28. «Intorno alle 2.30 del mattino, uomini mascherati hanno fatto irruzione in città, incendiando auto e scrivendo graffiti ostili in ebraico. Come nell’incidente precedente, nessuno è rimasto ferito; mentre l’ultima volta erano stati incendiati i campi, questa volta sono state le automobili».

La mancanza di indagini e sanzioni alimenta un clima di impunità che mette in pericolo la convivenza pacifica, come deplorano i capi delle Chiese nella loro dichiarazione. A loro avviso, questa impunità non solo minaccia le comunità cristiane, ma indebolisce anche le fondamenta morali e legali che sostengono la pace e la giustizia per tutti.

I patriarchi invitano ancora una volta le autorità israeliane ad «agire con chiarezza morale e impegno» e:
– ad assicurare alla giustizia i responsabili di questi crimini senza indugio;
– garantire una protezione efficace e costante per la popolazione di Taybeh e per tutte le comunità vulnerabili;
– rispettare i propri obblighi ai sensi del diritto internazionale e garantire l’uguaglianza di fronte alla legge.

Esprimono anche la loro «sincera gratitudine» alle missioni diplomatiche che hanno visitato Taybeh, sottolineando che questa solidarietà internazionale «è fonte di speranza e forza morale» per una comunità messa alle strette, ma non rassegnata.

Il loro appello si conclude con un’esortazione alla vigilanza e alla preghiera: «L’aggressione persiste, e così pure devono persistere la nostra vigilanza unita e la nostra preghiera per una pace fondata sulla giustizia».

Clicca qui per un servizio video del Christian Media Center.

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