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Il Libano si affida a Trump

Terrasanta.net
20 luglio 2026
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Il Libano si affida a Trump
Veduta aerea di Tripoli, nel nord del Libano. (foto A. Longhand/iStock)

Il Paese dei cedri cerca di restaurare la sua sovranità, di fronte a Israele che ha invaso il sud e a Hezbollah che mantiene il suo arsenale. In questa fase si inserisce la visita del presidente Joseph Aoun a Washington del 21 luglio. Ma che cosa può ottenere dal presidente Usa?


Martedì 21 luglio a Washington il presidente libanese Joseph Aoun varcherà la soglia della Casa Bianca per incontrare Donald Trump. «Non si tratterà semplicemente di un incontro tra un presidente libanese e un presidente americano. Sarà uno Stato indebolito, da tempo privato del suo essenziale potere decisionale, che tenterà di convincere la principale potenza mondiale di meritare ancora sostegno». Così il quotidiano libanese L’Orient-Le Jour descrive il senso della visita.

Si tratta del loro primo incontro faccia a faccia, particolarmente importante per il Libano perché certifica una scelta strategica di politica estera del presidente – cristiano maronita, come tutti i capi di Stato libanesi, ed ex generale – il quale tenta di rispondere a due necessità urgenti: liberare il Sud del Paese dalle forze di occupazione israeliane e impedire che la milizia sciita Hezbollah, legata a Teheran, possa tornare in qualsiasi forma a colpire il nord di Israele, come ha fatto il 2 marzo, scatenando la reazione dello Stato ebraico.

→ Leggi anche: Sud del Libano, storie di occupazione 

I risultati di questi mesi di guerra sono stati la distruzione di case e infrastrutture civili, la devastazione di terre coltivabili anche con l’uso di bombe al fosforo, oltre 4.300 vittime, 12.200 feriti e un milione e duecentomila profughi.

Un accordo quadro da rendere concreto

Il segno della scelta di campo della nuova dirigenza di Beirut è arrivato il 26 giugno scorso, sotto gli auspici americani, con l’accordo quadro con Israele, nel quale si afferma che l’obiettivo non è più la non-guerra tra nemici, ma una «pace duratura».

Il testo prevede il ritiro delle forze israeliane dal sud del Libano, lo smantellamento delle infrastrutture militari di Hezbollah e l’esclusiva detenzione delle armi da parte dello Stato libanese, in conformità con la risoluzione 1701 dell’Onu. Israele ha precisato, però, che il proprio esercito rimarrà sul posto finché il «Partito di Dio» non sarà disarmato.

Ora, quanto può e vuole fare Trump per il Libano? Riduzione degli attacchi militari, ritiro israeliano, rientro dei profughi nelle loro terre, aiuto umanitario, sostegno all’esercito libanese: si può definire una tabella di marcia? In particolare, le pressioni su Israele potrebbero arrivare proprio dal presidente Usa.

Con i colloqui diretti tra libanesi e israeliani che si sono svolti a Roma in queste settimane, sempre con la mediazione statunitense, si è discusso di «zone pilota», ovvero del passaggio del controllo di due settori del Libano meridionale dalle forze israeliane all’esercito libanese.

→ Leggi anche: Su Tiro le bombe che colpiscono la memoria

Riuscirà Aoun a ottenere – e conservare – l’attenzione di un’amministrazione Trump così ondivaga nella gestione di crisi di dimensioni ancora maggiori, dall’Iran all’Ucraina? E riuscirà ad avere aiuti economici per la ricostruzione, appoggio nel fare pressione su Israele, sostegno militare per il proprio esercito?

La prosecuzione della guerra tra Stati Uniti e Iran non può certo favorire una pacificazione del Libano: il dialogo tra Washington e Teheran è al momento affondato. Il presidente libanese negozia con gli Usa da una posizione molto debole, perché il Paese è stato trascinato in un conflitto che le istituzioni non hanno deciso di iniziare e di cui non hanno controllato le conseguenze.

Uno dei leader religiosi sciiti di Beirut ha levato la voce contro l’avvicinamento del Paese agli Usa, ma è evidente a tutti che la dipendenza di Hezbollah dal regime iraniano non è certo stata un segno di indipendenza. Per questo il tentativo di Aoun di ristabilire un quadro giuridico unitario per l’intero Paese è tanto necessario quanto difficile da realizzare, dal momento che Hezbollah non ha mai voluto affrontare il tema del monopolio delle armi.

Aoun non può chiedere a Donald Trump di assumersi il rischio di investire nello Stato libanese, se quest’ultimo continua a esitare di fronte a chi ne sfida l’autorità. Il successo di questa visita non dipenderà solo da ciò che Washington concederà al Libano, ma anche da ciò che Joseph Aoun farà al suo ritorno. (f.p.)


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