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Hanan Ashrawi: «Ora sosterrò giovani e donne»

Manuela Borraccino
22 gennaio 2021
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Hanan Ashrawi: «Ora sosterrò giovani e donne»
Hanan Ashrawi è stata per lungo tempo tra i dirigenti di punta dell'Olp. (foto Ahmad Gharabli/Flash90)

La nuova stagione di rapporti internazionali con l’inizio della presidenza Usa di Joe Biden, la necessità di rinnovamento nella politica palestinese, l’auspicio di un cambiamento nell’elettorato israeliano. Temi al centro di un incontro online con l’ex portavoce dell’Olp Hanan Ashrawi e il giurista Shawan Jabarin.


«Non mi candiderò in prima persona, ma appoggerò chi lo fa. Mi sono occupata di politica tutta la vita, ora è tempo di lasciare spazio ai giovani e alle donne, farò campagna per loro con loro». Con queste parole ieri sera, 21 gennaio 2021, l’accademica 74enne Hanan Ashrawi, portavoce dell’Organizzazione per la liberazione della Palestina (Olp) alla Conferenza di pace di Madrid del 1991, ha ribadito – dopo le recenti dimissioni dall’Olp – la volontà di incoraggiare un rinnovamento della classe politica palestinese, in vista delle prossime elezioni. Ashrawi parlava nel primo di quattro incontri di riflessione organizzato in video su Facebook dalla Rete Società civile per la Palestina.

Jabarin: «Facciamo mea culpa sul dopo-Oslo»

Nel corso dell’incontro – dal titolo Prospettive post-Oslo: politica e società civile – è stato soprattutto il giurista Shawan Jabarin, direttore dell’ong per i diritti umani Al-Haq e segretario generale della Federazione internazionale dei diritti umani, ad ammettere le corresponsabilità della classe dirigente palestinese nel fallimento del processo di pace. «Anche con tutti i limiti degli Accordi di Oslo – ha detto – dobbiamo riconoscere che avremmo potuto fare molto di più: i nostri politici non sono stati abbastanza forti per convincere e per alimentare le speranze della base, né sufficientemente organizzati, prima e dopo Oslo, per costruire le nostre istituzioni e per realizzare una strategia sul terreno come hanno fatto gli israeliani. Si è parlato in quegli anni di colonie, del diritto al ritorno dei rifugiati, di risorse idriche… Tutto è stato discusso, ma al momento di entrare in azione la classe politica palestinese non è stata all’altezza della situazione, l’occupazione è divenuta sempre più profonda e i nostri politici si sono dimostrati incapaci di contrastarla».

Politici delegittimati

Jabarin ha fatto eco a quanto gli osservatori rimarcano sulla «ossessione» dell’Autorità nazionale palestinese (Anp) per l’esercizio della sovranità e sulle «strategie obsolete» per ottenerla: «Uno dei nostri problemi fondamentali oggi è la perdita di legittimità dei nostri rappresentanti agli occhi dei palestinesi. Sono sicuro che nel lasciare l’Olp – ha aggiunto Jabarin rivolgendosi all’interlocutrice – la professoressa Ashrawi ha detto solo una parte di quello che aveva in mente: perorando la necessità di un rinnovamento dell’Olp, è chiaro che chiedeva di dare sostanza al Consiglio legislativo palestinese e alle nostre strutture statuali, che sono uno dei diritti fondamentali dei palestinesi. Oggi è divenuto difficile persino insegnare i fondamenti del diritto internazionale: che percezione possono avere i miei studenti nei Territori della credibilità delle leggi, se non hanno conosciuto altro che espropriazioni, violenza, confische, limitazioni nella libertà del movimento? È ovvio che non possono che obiettare: “Questa è tutta teoria, ma qui a casa nostra non esistono né diritti né giustizia”. La disillusione, la mancanza di speranza dei nostri giovani è ciò che mi preoccupa di più. E la colpa non è solo degli israeliani».

Ashrawi: Tre aree d’azione per la società civile

Secondo Hanan Ashrawi le priorità oggi sono riavviare un dialogo con gli Stati Uniti dopo la presidenza, considerata «distruttiva», di Donald Trump e rafforzare il più possibile i legami fra le organizzazioni della società civile palestinese e quelle europee e statunitensi, su tre aree in particolare. «Il primo ambito – ha rimarcato l’anglista – è quello di lavorare per la costruzione del pluralismo e del multipartitismo nella politica palestinese: negli ultimi anni la nostra classe politica è diventata sempre più chiusa e settaria, ogni minima critica è stata percepita come una minaccia. Le stesse organizzazioni della società civile sono state completamente depoliticizzate e chiunque non facesse parte dei partiti veniva allontanato. Ciò ha deprivato moltissimo la politica di menti e di competenze. Il secondo ambito è quello di una maggiore partecipazione di donne e di giovani alla cittadinanza, e questo può essere fatto attraverso le università, le associazioni femministe e studentesche, le organizzazioni non governative, a partire da progetti concreti sul terreno. Il terzo ambito è quello della responsabilità: Israele ha continuato a violare gli accordi e le risoluzioni internazionali in un clima di impunità e di indifferenza da parte della comunità internazionale. Riconosciamo che diverse organizzazioni della società civile israeliana hanno cercato di contrastare il governo, ma sono poche e irrilevanti, vista la scomparsa dei movimenti pacifisti. Perciò oggi – ha chiosato la Ashrawi – abbiamo bisogno di molte partnership per arrivare a un cambiamento, perché ciascuno si assuma le sue responsabilità».

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