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In vigore il Trattato contro le armi nucleari

Terrasanta.net
22 gennaio 2021
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In vigore il Trattato contro le armi nucleari
Cinquanta Paesi hanno ratificato il Trattato promosso dalla Campagna internazionale che ha sede a Ginevra. (foto Ican)

Con la 50ma ratifica entra in vigore il Trattato che delegittima ulteriormente le armi nucleari. È il primo strumento giuridico internazionale che ne chiede la completa messa al bando, come è avvenuto in passato per le armi chimiche e batteriologiche. Il Vaticano lo ha promosso attivamente.


Il 22 gennaio 2021 entra in vigore il Trattato per la proibizione delle armi nucleari (Tpnw, nella sigla inglese). Questo strumento giuridico entra in vigore, secondo le regole internazionali, tre mesi dopo la sua ratifica da parte di 50 Stati. È il primo trattato internazionale legalmente vincolante che mira a proibire del tutto le armi nucleari, arrivando alla loro eliminazione completa. Ne vieta infatti sviluppo, test, produzione, immagazzinamento e trasferimento.

Il trattato era stato firmato nel 2017 da 122 Paesi dell’Onu (su 195). I firmatari sono stati soprattutto Paesi dell’Africa, dell’America latina e del Sud-Est asiatico. Solo uno, i Paesi Bassi, aveva votato contro. Nello stesso anno la Campagna per l’abolizione delle armi nucleari (Ican) ricevette il Premio Nobel per la pace.

Tuttavia, ben 66 Paesi si sono tenuti alla larga sia dai negoziati, dalla firma e ratifica. Tra questi, tutti i detentori, ufficiali e non dichiarati, di armi nucleari: Usa, Russia, Cina, Francia, Gran Bretagna, Cina, India, Pakistan, Corea del Nord e Israele. Inoltre, i Paesi alleati, come quelli della Nato e come la stessa Italia, che non possiede testate nucleari, ma ospita sul suo territorio armi statunitensi nelle basi di Aviano (Pordenone) e Ghedi (Brescia).

I massimi detentori di armamenti nucleari restano Usa e Russia, come ai tempi della guerra fredda (oltre 5mila testate ciascuno). Seguono Cina, Francia e Gran Bretagna che sono ufficialmente detentori, rispettivamente con 320, 290 e 195 testate. India e Pakistan ne hanno entrambi circa 150. Israele e Corea del Nord non hanno mai dichiarato di possederne e si stima che abbiano 90 e 35 testate.

Il Tpnw segna una nuova promettente fase della lotta contro il rischio di guerra nucleare, e giunge in un momento di tensioni internazionali. Infatti, le potenze nucleari non stanno venendo incontro ai loro impegni legati ai trattati di non proliferazione. Questo trattato, perciò, risveglia l’attenzione sull’obiettivo di un mondo senza bombe atomiche. Il trattato rafforza una serie di altri trattati relativi agli armamenti nucleari, come ad esempio, quello che mette al bando gli esperimenti.

La Santa Sede ha attivamente sostenuto il Tpnw e l’arcivescovo Paul Gallagher, «ministro degli esteri» della curia pontificia, ha ricordato come «la pace e la sicurezza internazionali non si possono basare sulla minaccia della distruzione reciproca». Un documento firmato da leader cattolici di tutto il mondo esprime questa soddisfazione e invita anche ogni Paese ad aderire. Tra i firmatari, il patriarca latino di Gerusalemme, monsignor Pierbattista Pizzaballa, il cardinale Bassetti, presidente della Cei, vescovi di ogni continente, a partire dall’episcopato giapponese.

Come vale per altri trattati internazionali, le regole del Tpnw sono effettivamente vincolanti solo per gli Stati che lo hanno ratificato. Ma come per trattati del passato, ad esempio quello di Ottawa che mette al bando le mine antiuomo, questi strumenti legali, segnano una direzione e negli anni vedono aumentare le adesioni.

«È una tappa importante – ci dice don Renato Sacco, coordinatore nazionale di Pax Christi –. Bisogna riconoscere il lavoro fatto finora. È vero che l’Italia non ha aderito, ma continua la Campagna “Italia ripensaci”, che fa presente con insistenza al nostro governo come la maggioranza degli italiani è contraria alle armi nucleari, in generale, e alla loro presenza sul nostro territorio. Il Papa ha detto che è immorale il possesso e l’uso delle armi nucleari – conclude don Sacco –. Adesso è anche illegale». (f.p.)

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