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Vaticano e Israele, nuovi francobolli per ricordare il viaggio di Papa Francesco

Danilo Bogoni
24 agosto 2015
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Con un'emissione filatelica congiunta, il prossimo 2 settembre, lo Stato di Israele e la Città del Vaticano fanno memoria, ad oltre un anno di distanza, della visita di Papa Francesco in Terra Santa. In breve le caratteristiche dei nuovi francobolli, quasi identici, nel segno di una consuetudine di lunga data.


Anche tra i dentelli postali ci si è resi conto che unendo le forze si ottengono migliori risultati. Di qui le emissioni che vanno sotto il nome di «congiunte», in quando destinate a celebrare un fatto, un anniversario, un personaggio comune a due o più nazioni. Di solito questi francobolli, in uscita simultanea nei singoli Paesi, presentano anche identica immagine. Un risultato che talvolta, per tutta una serie di ragioni, in corso d’opera subisce delle varianti. Come nel caso dell’emissione congiunta del 2 settembre alla quale Israele e Vaticano affidano il compito di far memoria, un anno dopo, della visita di Papa Francesco in Terra Santa. Dal piccolo foglio israeliano è stato infatti fatto sparire il sorridente ritratto di Bergoglio, e al suo posto sono state stampate alcune frasi tratte dal saluto da lui pronunciato il 26 maggio 2014 nel corso della visita ai due Gran Rabbini d’Israele. Precisamente: «Insieme potremo dare un grande contributo per la causa della pace… Insieme potremo contrastare con fermezza ogni forma di antisemitismo e le diverse altre forme di discriminazione», riportate in ebraico e in inglese.

Una scelta obbligata, e affatto nuova. Anche nell’analoga emissione israelo-vaticana del 15 novembre 2010, in ricordo allora del pellegrinaggio di papa Benedetto XVI, Ratzinger è mostrato sul minifoglio vaticano mentre depone un suo personale messaggio in una fessura del Muro del pianto, ma non in quello d’Israele. Sul quale è riprodotto il messaggio lasciato al Muro del pianto. La ragione di questa differenziazione va ricercata nel fatto che Israele non contempla – come Yaeli Koskas, dell’Ufficio filatelico israeliano ha precisato a Terrasanta.net – la raffigurazione su francobollo di personalità viventi. Un po’ come l’Italia, dove questo divieto non è sempre rigidamente applicato, in quanto prevede eccezioni per presidenti della repubblica, papi e sovrani. Come, per quanto riguarda quest’ultimo caso, il 750 lire del 23 giugno 1997, omaggio a Paola (principessa Ruffo di Calabria), all’epoca regina italiana del Belgio.

Ad onor del vero anche Israele si mostra permissivo, ma solo quando si tratta di emissioni commerciali, che vanno sotto il nome di «personalizzabili». Questo perché ognuno – sia esso privato oppure le stesse Poste – può chiedere di far stampare a piacimento, negli spazi bianchi di fogli appositamente predisposti con su stampati dei francobolli ad immagine generica, delle illustrazioni personali. Alla visita di Francesco di fogli «personalizzabili» Israele ne ha dedicati due: uno di benvenuto, l’altro di congedo. Del primo già abbiamo parlato, per cui ci limiteremo a dar qui conto del secondo, quello del congedo, le cui immagini riepilogano i luoghi visitati. Sul lato destro il francobollo d’uso corrente con la veduta di una spiaggia locale (la stessa che compare nei fogli personalizzabili del viaggio di Benedetto XVI, del 2010), e su quello sinistro il Papa mentre inserisce un biglietto nel Muro Occidentale, o Muro del Pianto e la scritta «Visita di Papa Francesco in Israele, maggio 2014», impressa in ebraico, inglese e spagnolo. Le immagini fotografiche impresse nello spazio accanto al francobollo d’uso corrente mostrano, a partire da destra verso sinistra: Francesco all’arrivo all’aeroporto Ben Gurion; il saluto del Papa all’aeroporto; il Papa bacia la Pietra dell’unzione al Santo Sepolcro; la visita al monte Herzl e al Memoriale dell’Olocausto; l’abbraccio, nella residenza presidenziale, di Francesco con il presidente Shimon Peres; la sosta fuori programma al Memoriale delle vittime del terrorismo, al monte Herzl; Francesco e il presidente israeliano Shimon Peres piantano un ulivo nel giardino del palazzo presidenziale di Gerusalemme; al Muro del pianto, mentre inserisce il suo messaggio con l’autografo del Padre nostro; la Messa al Cenacolo (due differenti istantanee); Francesco con borsa in mano, saluta dall’aereo che lo riporterà a Roma.

La doppia emissione in distribuzione a partire dal prossimo 2 settembre, come si è detto, si presenta sotto forma di foglietto al centro del quale è mostrata la basilica del Santo Sepolcro, un’immagine assai simile a quella che figura sul francobollo automatico (francobolli prestampati in rotolo, salvo il valore facciale che viene digitato al momento della richiesta, e fornito da appositi distributori) del 2014, inserita in una veduta di Gerusalemme con il Monte Sion, il quartiere ebraico e, in alto, la chiesa della Dormizione di Maria. In più, nel foglietto vaticano del costo di 3 euro campeggia il ritratto di Papa Francesco, rimpiazzato, come si è detto, in quello israeliano da 7 shekel, da alcune frasi papali.

La basilica del Santo Sepolcro compariva anche sul 70 lire dell’emissione vaticana prodotta il 4 gennaio 1964 in concomitanza con il pellegrinaggio di Paolo VI che culminò nell’incontro a Gerusalemme con il patriarca Atenagora, il cui cinquantenario è stato alla base del pellegrinaggio di Papa Bergoglio.

La consuetudine vaticana di far memoria, attraverso appositi francobolli, dei viaggi papali risale al 1980, trentacinque anni fa. E fu subito inciampo. Il 28 giugno allo sportello si presentarono i dentelli delle chiavi decussate in ricordo dei pellegrinaggi – i primi di una lunghissima serie – che avevano portato Giovanni Paolo II in Repubblica Dominicana, Messico, Polonia, Irlanda, Stati Uniti, Nazioni Unite, ma non quello riferito al viaggio in Turchia. Al quale ultimo il Vaticano intendeva conferire un particolare rilievo, anche iconografico. Anziché la selva di mani che si protendono verso Karol Wojtyła, Papa da appena due anni, che caratterizza i restanti valori personalizzati dallo stemma del Paese visitato e dalla data del viaggio, quello conclusivo prevedeva l’abbraccio di san Giovanni Paolo II con il patriarca di Costantinopoli Dimitrios I. Ma la riduzione a formato francobollo del disegno realizzato dall’ormai anziano Lino Bianchi Barriviera – il quale si trovava oltretutto degente in una camera d’ospedale – risultò per niente nitida. E, per di più, con un Giovanni Paolo II poco rassomigliante. Di qui la decisione vaticana di bloccare la vendita del francobollo già stampato in rotocalco pluricromo, rimpiazzandolo con una nuova versione, prodotta in questo caso in calcografia come i restanti valori, dovuta al prestigioso bulino di Francesco Tulli uscita il 18 settembre, festività liturgica di santa Sofia, cara in modo particolare ai turchi cattolici.

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