Una storia affascinante, fatta di grandi ricchezze naturali, progressiva crescita economica e strategica, ma anche di ripetuti incendi, terremoti, incursioni, devastazioni. E poi – in un ciclo ininterrotto – reinsediamenti, nuovo sviluppo, nuova distruzione.
È la vicenda millenaria di Gerico, l’antica Tell es-Sultan, illustrata in modo tecnico e puntuale, ma allo stesso tempo a suo modo avvincente, in questo volume. L’autore, Lorenzo Nigro, è docente di Archeologia dell’Asia occidentale e del Mediterraneo orientale antichi all’Università La Sapienza di Roma e da oltre vent’anni dirige gli scavi archeologici dell’antica Gerico.
Il percorso tracciato attraversa dodici millenni di storia di «uno dei siti archeologici più ricchi al mondo», offrendo un quadro ben comprensibile anche ai non addetti ai lavori. Ci riesce anche grazie all’aiuto di numerosi inserti fotografici, disegni, mappe, piante e ricostruzioni al computer. Il vasto apparato di note, la bibliografia e l’indice analitico rappresentano ulteriori possibili livelli di approfondimento.
Il libro presenta il risultato degli scavi condotti dalla missione archeologica italo-palestinese a Tell es-Sultan tra il 1997 e il 2025. Per quasi trent’anni, la missione ha infatti portato avanti sul campo 20 campagne di scavo e restauro, in un contesto tutt’altro che facile a causa dei contesti politici e storici.
Da sottolineare il fatto che la missione si è svolta attraverso un «accordo di cooperazione» e senza alcuna «concessione di scavo», superando quindi «il tradizionale approccio di matrice coloniale» che prevedeva appunto un «permesso di scavo» e mettendo al centro piuttosto un progetto di ricerca congiunto condotto insieme da due istituzioni indipendenti (il Dipartimento di Archeologia e Beni culturali del ministero del Turismo e dei Beni culturali della Palestina e l’Università di Roma La Sapienza). Pertanto – precisa Nigro – a Gerico siamo di fronte a quello che è «storicamente il primo scavo condotto in Palestina da archeologi palestinesi».
Di particolare interesse risulta la parte introduttiva del saggio, che inquadra da un lato posizione geografica, clima ed ecosistema del sito («Per via dell’ecosistema misto – deserto/steppa/oasi/valle fluviale – e del particolare microclima dell’oasi, la flora e la fauna di Gerico si differenziano da quelle del resto della Palestina»), dall’altro apporti specifici, limiti e criticità delle diverse indagini archeologiche otto e novecentesche. Induce inoltre a riflettere su un tema complesso e delicato: l’impatto della prospettiva biblica. In altre parole, le influenze, le deformazioni e i rischi di deformazione che per secoli il cosiddetto «pregiudizio biblico» ha inevitabilmente esercitato su quanti hanno scavato in quest’area.
Nell’ampia sezione dedicata agli inizi della sedentarizzazione e al Neolitico viene ricostruita la nascita dell’agricoltura con il suo «palinsesto concettuale» («Le otto colture capostipiti del Neolitico rappresentano la capacità della comunità umana di Gerico di selezionare i semi, conservarli e trasmetterli attraverso le generazioni: almeno 40 per 1.000 anni») e la parallela nascita dell’architettura. Si approfondiscono quindi le differenti tipologie di proto-città sorte accanto all’oasi di Gerico: dalla iniziale casa-utero, accompagnata dall’invenzione del mattone, alla città-alveare, con le case rettangolari, fino al ritorno alle abitazioni ipogee e alla comparsa della ceramica. Proprio a Gerico è stato infatti individuato uno dei primi centri di produzione della ceramica.
La terza e ultima parte del testo si concentra sui caratteri distintivi propri dell’età del Bronzo (dal cosiddetto Bronzo Antico I al Bronzo tardo) e della successiva età del Ferro, soffermandosi in dettaglio su Gerico città-stato dei Cananei. Dal 2000 al 1550 a.C. Gerico fu infatti uno dei più fiorenti capoluoghi della civiltà dei Cananei, prendendo il nome di Ruha ed esercitando il proprio potere non solo sul territorio circostante, ma anche sulla bassa valle del Giordano e le preziose risorse del Mar Morto. Si segnala l’analisi delle sepolture di questo periodo: «Gli scavi nella necropoli hanno rivelato almeno 800 sepolture all’interno di una sessantina di tombe familiari, le quali, per le particolari condizioni ambientali (…) si sono conservate in modo eccezionale, consentendoci di conoscere arredi, offerte, corpi dei defunti, restituendo un’immagine molto precisa della società e della cultura di Gerico nei primi cinque secoli del II millennio a.C.».
La trattazione si conclude delineando gli aspetti salienti della Gerico persiana, ellenistica, romana, bizantina e, infine, islamica.
In sintesi, il volume costituisce senza dubbio la restituzione al pubblico italiano di un importante punto fermo nel lavoro svolto a Tell es-Sultan dalle squadre di archeologi nel corso degli ultimi decenni. Tale lavoro, guidato da Lorenzo Nigro, ha portato tra l’altro, il 17 settembre 2023, all’iscrizione del sito nella lista dei beni Patrimonio dell’umanità dell’Unesco: un risultato prezioso, garanzia – almeno in linea di principio – di ulteriore tutela e cura nel futuro.

Lorenzo Nigro
Gerico
La città millenaria
Hoepli, 2025
pp. 312 – 45,00 euro

























