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Gli israeliani ridanno lo scettro a re Bibi

Terrasanta.net
4 novembre 2022
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Gli israeliani ridanno lo scettro a re Bibi
Benjamin Netanyahu festeggia la vittoria con la moglie e i suoi sostenitori il 2 novembre 2022 a Gerusalemme. (foto Olivier Fitoussi/Flash90)

Esito elettorale chiaro alle elezioni politiche del primo novembre 2022. Il popolo israeliano vota in massa e premia le destre, consentendo a Beniamin Netanyahu di essere nuovamente primo ministro.


(g.s.) – Sono terminate il 3 novembre le operazioni di spoglio dei voti per l’elezione della venticinquesima legislatura della Knesset, il parlamento monocamerale israeliano.

Alta l’affluenza degli elettori recatisi ai seggi il primo novembre: il 70,63 per cento degli aventi diritto (6 milioni e 788mila), la percentuale più alta registrata negli ultimi sette anni. Il popolo ha attribuito questa volta una vittoria piuttosto netta alle formazioni di destra che consentiranno a Beniamin (Bibi) Netanyahu, il più longevo premier di Israele, di tornare primo ministro dopo essere stato per un anno e mezzo leader dell’opposizione. Potrà contare sull’appoggio di 64 parlamentari su 120 (gli ultimi governi si sono retti con, al più, 61 voti a favore). Sono già in corso le trattative per la spartizione degli incarichi di governo in base al peso politico dei vari partiti.

>>> Leggi anche: Il governo Bennett-Lapid si affloscia senza gloria

La vita dei partiti israeliani è piuttosto turbolenta: vi sono costanti che durano nel tempo – come il Likud di Netanyahu o lo storico partito laburista – ma anche formazioni che nascono e si dissolvono nel giro di una legislatura. Così anche stavolta si sono presentati al vaglio degli elettori formazioni che non comparivano nella passata tornata elettorale.

Questa è la suddivisione dei seggi nel nuovo parlamento:

• 32 al Likud
• 24 a C’è un futuro (Yesh Atid), del premier uscente Yair Lapid
• 14 a Sionismo religioso
• 12 a Unità nazionale, di Benny Gantz e altri
• 11 allo Shas
• 7 a Giudaismo unito nella Torah
• 6 a Israele casa nostra (Yisrael Beitenu), di Avigdor Lieberman
• 5 al partito Ra’am, dell’arabo Mansour Abbas, decisivo nella passata legislatura
• 5 alla lista araba Hadash/Ta’al
• 4 ai laburisti (HaAvodah)

Non hanno superato la soglia di sbarramento (3,25 per cento dei voti validi), e restano perciò senza deputati, il partito di sinistra Meretz e l’arabo laico Balad.

>>> Leggi anche: Chi guida Israele?

Nascerà presto, dunque, un nuovo governo, con un premier collaudato che ben conosce tutti gli ingranaggi dello Stato, ma che ha anche in corso processi penali per reati che avrebbe commesso durante i precedenti mandati da primo ministro. Sarà una compagine decisamente di destra, in cui le istanze religiose avranno un peso decisivo. Tutti gli analisti hanno messo in luce l’ascesa dell’avvocato Itamar Ben-Gvir, il per nulla moderato leader di Forza ebraica (Otzma Yehudit) che ha corso sotto i vessilli di Sionismo religioso, di Bezalel Smotrich. Alcune norme varate dal governo uscente e invise agli ambienti ultraortodossi verranno sicuramente smantellate e sul versante delle relazioni con i palestinesi non si prevedono novità.

Temi sui quali avremo modo di tornare.

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