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Storie, attualità e archeologia dal Medio Oriente e dal mondo della Bibbia

Dopo Latrun impegno contro l’odio

Giorgio Bernardelli
20 settembre 2012
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Dopo Latrun impegno contro l’odio
Uno dei monaci di Latrun fotografa i danni provocati dagli atti vandalici del 4 settembre scorso. (foto: Patriarcato latino di Gerusalemme)

Qualcosa si muove sulla questione Tag Mehir, gli assalti contro case, chiese e moschee messi a segno da alcuni gruppi violenti di coloni come «protesta» contro lo sgombero di quegli insediamenti che sono illegali per la stessa legge israeliana. Stavolta il governo israeliano ha annunciato la costituzione di un'unità ad hoc della polizia per il contrasto del fenomeno.


Qualcosa si muove sulla questione del Tag Mehir, gli assalti contro case, chiese e moschee messi a segno da alcuni gruppi violenti di coloni come «protesta» contro lo sgombero di quegli insediamenti che sono illegali per la stessa legge israeliana. Come ricorderete l’ultimo e più grave episodio sono state un paio di settimane le scritte oltraggiose nei confronti di Gesù tracciate sul muro esterno del monastero trappista di Latrun, di cui è stata anche incendiata la porta di ingresso. Gesto al quale – come Terrasanta.net ha raccontato – sono seguite molte manifestazioni di solidarietà ai monaci da parte di cittadini ebrei israeliani offesi loro stessi da questo tipo di violenza inaccettabile.

Ora la novità è che finalmente è stata annunciata la costituzione di un’unità ad hoc della polizia israeliana che sarà incaricata di indagare specificamente sul fenomeno Tag Mehir (lo slogan «riscuoti il prezzo» con cui questi estremisti firmano le loro azioni ai danni di cristiani e musulmani). Ad annunciare questa decisione è stato il ministro della sicurezza interna Yitzhak Aharonovitch, un esponente di Yisrael Beitenu, il partito di Avigdor Lieberman (ministro degli Esteri) anch’esso vicino al mondo dei coloni. «Porteremo i colpevoli davanti alla giustizia, non tollereremo più queste situazioni», ha promesso.

Si tratta di quanto gli ordinari cattolici della Terra Santa avevano chiesto all’indomani dell’attacco contro Latrun, con una lettera molto forte nella quale denunciavano l’inerzia delle autorità di fronte a queste ripetute violenze. Del resto i dati citati proprio in occasione dell’annuncio dell’istituzione dell’unità anti Tag Mehir parlano chiaro: negli ultimi due anni si sono registrati 170 episodi riconducibili a quello che viene definito un’«odio nazionalista»; solo in 23 casi, però, si è arrivati a indagare qualcuno. Ora – con questo nuovo gruppo che verrà formato entro due mesi e avrà a disposizione alcune decine di agenti – si spera che la musica cambi sul serio.

Come i vescovi scrivevano nel loro appello, però, la repressione del fenomeno da parte della polizia è solo una parte del lavoro necessario. Perché il vero problema è andare a colpire alla radice chi – dentro le comunità dell’estrema destra ebraica – educa all’odio contro cristiani e musulmani. E allora su questo crediamo sia altrettanto importante segnalare un articolo pubblicato in questi giorni sul sito del Jerusalem Post. Si intitola «Il costo dell’odio» ed è stato scritto da Eugene Korn, un ebreo attivamente impegnato nel dialogo con i cristiani. È una riflessione interessante perché parte dalla Torah e specificamente dal libro del Deuteronomio (capitolo 23, versetto 8), cioè dal comando di «non odiare gli egiziani» che Mosè rivolge al popolo di Israele prima di entrare nella terra di Israele. Gli egiziani erano stati i nemici che li avevano ridotti in schiavitù – ricorda Korn – e i figli di coloro che erano stati loro schiavi si trovavano ancora lì davanti a Mosè. Eppure la guida per eccellenza del popolo di Israele invita a non odiarli per non rimanere schiavi del passato. «Come il faraone e il suo esercito anche i nemici cristiani fanno parte di un passato che non esiste più – scrive Korn -. E se non ce ne accorgiamo, questo odio anacronistico ci impedirà di raggiungere quegli ideali spirituali, culturali e nazionali ai quali Mosè, la Torah e i fondatori dello Stato di Israele ci chiamano a consacrare le nostre vite».

Parole coraggiose, capaci di leggere in profondità ciò che rischia di accadere in alcune frange del mondo ebraico. Parole di amicizia vera che vale assolutamente la pena di rilanciare.

Clicca qui per leggere l’articolo di Yediot Ahronot in cui si annuncia l’istituzione dell’unità anti Tag Mehir

Clicca qui per leggere l’articolo di Eugene Korn sul sito del Jerusalem Post

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