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La lezione dei nabatei

12/07/2007  |  Milano
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Tra le nuove sette meraviglie del mondo, proclamate a Lisbona al termine di un sondaggio molto discusso, alla fine è entrata anche Petra, la città dei nabatei nell'attuale Giordania. Ma perché duemila anni fa le civiltà che popolavano il Medio Oriente erano in grado di costruire meraviglie e oggi invece non più? E che cosa potrebbe insegnare la loro esperienza all'attuale mondo arabo? Sono le domande che Rami Khouri si pone nella sua rubrica sul quotidiano libanese The Daily Star.


Tra le nuove sette meraviglie del mondo, proclamate a Lisbona al termine di un sondaggio molto discusso, alla fine è entrata anche Petra, la città dei nabatei nell’attuale Giordania.

Ma perché duemila anni fa le civiltà che popolavano il Medio Oriente erano in grado di costruire meraviglie e oggi invece non più? E che cosa potrebbe insegnare la loro esperienza all’attuale mondo arabo? Sono le domande che Rami Khouri si pone nella sua rubrica sul quotidiano libanese The Daily Star. E lo fa con cognizione di causa, essendo un profondo conoscitore della storia dei nabatei.

Elenca così sei caratteristiche di quella civiltà antica che, a suo giudizio, gli arabi di oggi dovrebbero studiare bene. Primo: i nabatei sapevano utilizzare bene la diplomazia per evitare i conflitti, raggiungendo accordi con le super potenze dell’epoca (greci e romani). Secondo: sapevano coltivare l’equilibrio tra sacro e profano, riconoscendo il potere dei propri dei ma anche assicurandosi di godere davvero la vita. Terzo: erano maestri nella salvaguardia dell’ambiente e (in particolare) delle risorse idriche. Quarto: creavano ricchezza e sicurezza attraverso un’economia giocata su diversi registri e non invece dipendente da un’unica risorsa. Cinque: governavano bene, con un’amministrazione della giustizia efficiente e una monarchia illuminata. Sesto: interagivano largamente e profondamente con le culture circostanti, assorbendo tecnologie straniere, arti, ma anche valori.

«Petra e i nabatei – è la conclusione di Khouri – ricordano al mondo arabo che il valore del cosmopolitanismo, l’equilibrio tra sacro e profano, la ricerca della pace, il buon governo e la tutela dell’ambiente hanno generato in maniera grandiosa ricchezza, rispetto e stabilità molti secoli fa. Non c’è ragione perché una ricetta del genere non possa funzionare ancora oggi».

Clicca qui per leggere l’articolo di The Daily Star

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