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Divisi sul Darfur

09/07/2007  |  Milano
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Divisi sul Darfur
Un piccolo gruppo di profughi della regione del Darfur, in Sudan.

C'è una questione che sta facendo particolarmente discutere in Israele e nelle comunità ebraiche di tutto il mondo: la sorte dei profughi del Darfur. Perché la persecuzione che stanno vivendo in Sudan non può lasciare indifferente chi ha vissuto l'esperienza della Shoah. Però c'è un problema: per la sua collocazione geografica in Israele i profughi del Darfur non sono solo un fatto teorico. Perché alla frontiera con lo Stato ebraico dal Sudan attraverso l'Egitto ci si arriva davvero. E allora come comportarsi? Il parere di Yossi Sarid sul quotidiano Haaretz.


C’è una questione che sta facendo particolarmente discutere in Israele e nelle comunità ebraiche di tutto il mondo: la sorte dei profughi del Darfur. Perché la persecuzione che stanno vivendo in Sudan non può lasciare indifferente chi ha vissuto l’esperienza della Shoah. Però c’è un problema: per la sua collocazione geografica in Israele i profughi del Darfur non sono solo un fatto teorico. Perché alla frontiera con lo Stato ebraico dal Sudan attraverso l’Egitto ci si arriva davvero. E allora come comportarsi?

È la questione che Yossi Sarid, storico leader della sinistra pacifista israeliana ritiratosi un paio d’anni fa dalla politica attiva, affronta nell’aticolo pubblicato su Haaretz che proponiamo oggi. Sarid attacca il premier Olmert perché pare che, nel recente vertice di Sharm el Sheik, abbia chiesto all’Egitto di stringere le maglie dei controlli. Finora in Israele, Paese di sette milioni di abitanti che ogni anno accoglie circa ventimila nuovi ebrei immigrati, dal Darfur sono arrivati circa duemila profughi. E l’intenzione è di non accoglierne più.

Nell’articolo Sarid chiede agli ebrei americani – che così spesso accusano il mondo di attaccare Israele sul rispetto dei diritti umani e di chiudere gli occhi su ciò che succede in Darfur – di farsi carico economicamente dell’accoglienza dei profughi in Israele e in Egitto. «Quando chiude le sue porte ed espelle i rifugiati – è l’amaro commento di Sarid -, Israele fallisce nella sua missione di Stato ebraico. Diventa uno Stato come gli altri, guidato dalle stesse considerazioni inaccettabili ed egoiste».

Clicca qui per leggere l’articolo di Haaretz

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