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Quelli che nel Medioevo gridavano «Pace!»

Terrasanta.net
20 luglio 2026
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Quelli che nel Medioevo gridavano «Pace!»

Dalle tregue di Dio a Francesco d'Assisi, dai pacieri dei Comuni a Caterina da Siena: Ermanno Orlando racconta in questo libro gli uomini e le donne che nel Medioevo europeo si opposero alla violenza. E ci fa notare quanto la loro idea di pace fosse diversa – e più realistica – della nostra.


C’è un grido che attraversa tutto il Medioevo, sotterraneo come un fiume carsico, e che ogni tanto riaffiora: «Pace, pace, pace». Lo levano al cielo le folle del 1033 nel racconto di Rodolfo il Glabro, alzando i bastoni e tendendo le mani verso Dio; lo ripete Caterina da Siena nelle sue lettere ai potenti; lo grida, disperato e impotente, Francesco Petrarca davanti a un’Italia dilaniata dalle guerre («I’ vo gridando: Pace, pace, pace»), regalando così a Ermanno Orlando il titolo di questo suo libro.

L’autore – docente di Storia medievale all’Università per stranieri di Siena – prova a fare qualcosa che, almeno nella storiografia italiana, quasi nessuno aveva tentato: non l’ennesima storia della guerra medievale, ma una storia della pace. Impresa più ardua di quanto sembri, perché la guerra scoppia, fa cronaca, ha una sua truce spettacolarità, mentre la pace si negozia con discrezione, lascia poche tracce, rischia di sparire dalle fonti. Orlando la insegue soprattutto attraverso le persone: quegli uomini e donne che, tra il X e il XV secolo, seppero opporre un linguaggio diverso a quello prevaricante della violenza.

Il libro si muove lungo un doppio binario, che è poi la cerniera del volume: da un lato la sacralizzazione della guerra, la dottrina della guerra giusta, la crociata; dall’altro le esperienze che a quella logica tentarono di sottrarsi. Dalle paci e tregue di Dio dei secoli X-XI alla rivoluzione mendicante del pax et bonum, dai movimenti penitenziali (i flagellanti, i bianchi del 1399) ai pacieri civici che nei Comuni componevano le liti, fino agli «obiettori di coscienza ante litteram» che, sull’esempio dei primi cristiani, rifiutavano ogni uso della forza, talvolta pagando come eretici la loro radicalità.

Per il lettore di Terrasanta.net il cuore del libro può essere rappresentato dal capitolo su Francesco d’Assisi, e in particolare sulla sua missione a Damietta nel 1219. Nel pieno della quinta crociata, Francesco attraversa il Mediterraneo e raggiunge l’Egitto, assiste alla carneficina del 29 agosto, tenta invano di dissuadere i crociati, poi passa le linee e raggiunge l’accampamento del sultano al-Malik al-Kamil. Qui Orlando è prudente: non ci consegna un pacifista militante ante litteram, ma un uomo che forse voleva dissuadere i cristiani dallo scontro di quel giorno più che condannare in assoluto ogni guerra. È lettura critica delle fonti, non agiografia. In proposito, va però segnalata una pecca: nel libro al-Kamil viene definito «sultano mamelucco», mentre era ayyubide, nipote del Saladino (i mamelucchi presero il potere in Egitto solo nel 1250).

Il libro è ben più di una galleria di ritratti. Orlando, con la sua analisi, prende le distanze dall’anacronismo. Il Novecento delle due guerre mondiali, la stagione della decolonizzazione, l’ecologismo recente hanno forgiato via via un Francesco a misura delle nostre ansie: apostolo del dialogo interreligioso, pioniere della nonviolenza, campione della pace tra uomo e creato. Un santo modellato sul presente, avverte l’autore, fino a diventare «più un santino che un santo». Orlando, invece, ritrae «un uomo di pace, ma un uomo di pace del Medioevo».

Verrebbe da chiedersi, allora, che cosa mai ci dica questo libro in un’epoca bellicosa come la nostra. Molto, ma non perché il Medioevo ci somigli, bensì perché è diverso. Quegli uomini e quelle donne pensavano la pace in modo più duro e più concreto del nostro: mai definitiva, sempre frutto di compromesso e limitazione reciproca; più «prospettiva» che «condizione». Sullo sfondo sta il pensiero di sant’Agostino, per il quale persino chi fa la guerra cerca, in fondo, la pace. A un presente assuefatto a invocare paci perfette e immediate, questa alterità offre più materia di riflessione di qualsiasi comoda somiglianza.

Non manca, nel finale, la voce delle donne, spesso mediatrici silenziose di concordia: dalla Prudenzia del giurista Albertano da Brescia a Caterina da Siena, da Christine de Pizan a Giovanna d’Arco.

Arriva puntuale, nell’ottavo centenario della morte di Francesco d’Assisi (3 ottobre 1226), un libro che ha il merito raro di celebrarne l’attualità senza cedere al mito: restituendogli la sua profondità storica, e insieme la sua scomoda forza.


Ermanno Orlando
Pace, pace, pace!
Donne e uomini contro la guerra nel Medioevo
il Mulino, 2026
pp. 256 – 25,00 euro

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