Giovanni Maria Vian, storico del cristianesimo antico e già direttore del quotidiano della Santa Sede L’Osservatore Romano, non scrive una storia della Bibbia, ma una storia dei suoi manoscritti: dove sono nati, chi li ha copiati, comprati, salvati, smembrati o venduti all’asta. Le vie delle Bibbie esce nella collana del Mulino «Ritrovare l’Europa», e la sua presenza vi è pienamente giustificata: seguire le vie materiali dei codici biblici significa ricostruire come le Sacre Scritture ebraiche e cristiane siano diventate patrimonio costitutivo dell’identità europea.
Il libro funziona perché tiene insieme due registri che raramente convivono bene. Da un lato la filologia vera e propria: la vocalizzazione del testo ebraico messa a punto dai masoreti di Tiberiade, le sei colonne parallele degli Esapla di Origene, le tre lingue sacre – ebraico, greco e latino – le differenze tra Settanta, Vulgata e textus receptus erasmiano. Dall’altro il racconto avventuroso, fatto di collezionisti, falsari, aste milionarie e ritrovamenti casuali. In questa sezione incontriamo il codice (o Corona) di Aleppo, smembrato in circostanze oscure dopo il 1958, quando si trova già in Israele, come ha ricostruito da Matti Friedman in un libro di inchiesta che avvince come un giallo; il codice Sassoon, comprato nel 1929 da Londra per 350 sterline, rivenduto nel 2023 a New York per 38,1 milioni di dollari, e infine donato al Museo del popolo ebraico di Tel Aviv; i manoscritti del Mar Morto, scoperti per caso da tre pastori beduini nel 1947 in grotte nei pressi di Qumran; Constantin Tischendorf che nel 1859 strappa al monastero di Santa Caterina sul Sinai quello che conosciamo come Codice sinaitico, oggi conservato alla British Library di Londra.
Il libro è anche, e forse soprattutto, un atlante di episodi minori che illuminano la grande storia. Basti qui richiamarne alcuni. Il papiro Nash, comprato per pochi soldi in Egitto nel 1898 e poi rivelatosi il più antico testo biblico in lingua originale fino a Qumran. I papiri di Ossirinco, dove nel 1897 i papirologi inglesi Bernard Pyne Grenfell e Arthur Surridge Hunt trovano i primi frammenti del Vangelo di Tommaso, confermato quasi mezzo secolo dopo dal ritrovamento integrale di Nag Hammadi nel 1945. Il codice Gigas, la cosiddetta Bibbia del diavolo, e il Codex argenteus dei goti, tradotto dal vescovo ariano Ulfila, missionario del IV secolo che evangelizzò i goti e per loro inventò un alfabeto apposito mescolando caratteri latini e runici. Il lunghissimo viaggio del codice Amiatino, dalla Calabria di Cassiodoro alla Northumbria e infine a Roma, dove l’abate Ceolfrido morì prima di poterlo consegnare al papa.
Il taglio narrativo di Vian non scade mai nell’aneddotica fine a sé stessa, perché ogni episodio è ancorato a una domanda filologica precisa: come si è formato il testo che oggi leggiamo, quanto è affidabile, da dove viene davvero. È questo che distingue il libro dalla divulgazione generica sulla Bibbia: l’autore scrive da specialista che sa farsi leggere, non da agiografo della cultura biblica.
Il filo rosso del rapporto tra ebraismo e cristianesimo attraversa tutto il volume. Più limitato, per scelta dichiarata e coerente con la cornice europea del libro, è lo spazio dedicato all’islam, trattato quasi solo come termine di paragone nelle prime pagine: una scelta legittima, ma che lascia fuori dal racconto le vie che le Bibbie hanno percorso anche fuori dall’Europa, verso l’Etiopia e l’Asia centrale, di cui l’autore stesso segnala l’esistenza nella conclusione senza poterle sviluppare.
Il libro è un’opera di alta divulgazione storica, sorretta da una solida base documentaria e da una scrittura che alterna con misura il rigore filologico e il racconto. Lo conferma anche il formato scelto dall’editore: un volumetto agile, quasi tascabile, lontano dal grande formato da tavolo che la materia — codici miniati, papiri, manoscritti illustrati — potrebbe far immaginare, e che invece accompagna bene una lettura distesa più che una consultazione. Si rivolge tanto al lettore curioso quanto a chi lavora con i testi sacri, restituendo concretezza materiale a un patrimonio che si dà spesso per scontato. (g.s.)

Giovanni Maria Vian
Le vie delle Bibbie
il Mulino, 2026
pp. 240 – 16,00 euro

























