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Giordania, biodiversità e rischi per l’ecosistema

Terrasanta.net
16 settembre 2025
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Giordania, biodiversità e rischi per l’ecosistema
Nell'immagine, a sinistra la tilapia e a destra la pernice chukar.

Con buone intenzioni, a volte si causano grandi danni. È quello che succede con l’introduzione di specie, vegetali e animali, invasive nell’ambiente: un problema globale che minaccia la biodiversità e che colpisce anche la Giordania, come spiegano esperti locali.


(g.c.) – Il biologo Ehab Eid, specialista in biodiversità, avverte: «Non tutte le specie introdotte in buona fede fanno bene alla natura. Anzi, molte volte causano danni profondi agli ecosistemi».

Specie non native vengono spesso introdotte per scopi agricoli, per il giardinaggio ornamentale o – qualche volta accidentalmente – attraverso il commercio e i viaggi internazionali. Ma una volta ambientate, molte di queste specie si riproducono rapidamente, sopraffanno le specie autoctone, ne predano uova e cuccioli, o diffondono malattie sconosciute. Il danno non è solo ecologico, ma anche economico e sanitario: a livello globale, si stima che il costo annuale delle invasioni biologiche superi i 423 miliardi di dollari, in costante aumento dagli anni Settanta del secolo scorso.

In Giordania, il problema è concreto. Fares Khoury, biologo di Jordan BirdWatch, cita il caso dell’oasi di Azraq, dove il calo delle acque ha aggravato l’impatto di pesci introdotti come la tilapia (della famiglia dei ciclidi, un pesce molto resistente che cresce rapidamente e si nutre soprattutto di fitoplancton e di alghe) e la carpa comune, che stanno prevalendo sulla specie endemica killifish di Azraq, una varietà presente solo in questa regione del mondo.

Il problema riguarda anche gli uccelli: l’introduzione di specie come il fagiano comune potrebbe mettere in crisi la pernice chukar (o coturnice orientale) già minacciata.

E non finisce qui: tra le piante invasive, la più pericolosa è il prosopis (la cosiddetta mesquite), un albero che si sta diffondendo nella Valle del Giordano. «Consuma il doppio dell’acqua rispetto alle acacie locali – avverte Eid – e cresce in maniera aggressiva, soffocando la vegetazione nativa».

La soluzione? Decisioni basate su evidenze scientifiche e leggi rigorose. Khoury conclude: «Servono regole chiare e multe severe. Proteggere l’ambiente giordano è fondamentale, per noi e per le generazioni future».

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