Storie, attualità e archeologia dal Medio Oriente e dal mondo della Bibbia

L’allarme dei leader cattolici di Terra Santa

Terrasanta.net
13 dicembre 2022
email whatsapp whatsapp facebook twitter versione stampabile
L’allarme dei leader cattolici di Terra Santa

Sono preoccupati i capi religiosi delle comunità cattoliche di Terra Santa e lo mettono nero su bianco a pochi giorni dal Natale. Li allarma il crescente clima di antagonismo e divisione. Mette in ombra i segnali positivi, che pure esistono.


(g.s.) – Il 12 dicembre 2022, sulla soglia delle festività natalizie, l’Assemblea degli Ordinari cattolici di Terra Santa (i vescovi e i responsabili delle maggiori comunità religiose, come la Custodia francescana) ha reso pubblica una presa di posizione che si rifà alle categorie di giustizia e pace ed esprime preoccupazione per l’attuale contesto sociale e politico.

«Mentre in Israele va prendendo forma un nuovo governo, che speriamo porti stabilità politica – esordiscono i leader religiosi cattolici –, vorremmo esprimere la nostra preoccupazione per il contesto politico e per il graduale deteriorarsi della più generale situazione politica e sociale in Terra Santa».

Proviamo qui a riproporre la dichiarazione per punti. I titoletti e la traduzione sono a cura della redazione di Terrasanta.net.

• Attenti alle parole!

«Alcune dichiarazioni fatte da membri della coalizione governativa [israeliana] sono molto divisive nei confronti della comunità araba o comunque non ebraica. Sono contrarie allo spirito di coesistenza pacifica e costruttiva tra le varie comunità che compongono la nostra società. Tali dichiarazioni favoriscono coloro che in questo Paese vogliono la divisione. Creano sfiducia e risentimento. Pongono le basi per ulteriori violenze. La violenza nel linguaggio inevitabilmente, prima o poi, si trasforma anche in violenza fisica».

• Maggiore attenzione alla comunità araba israeliana

«Ci auguriamo che, sotto questo governo, l’attenzione delle autorità civili del Paese venga restituita con equità alle diverse comunità che compongono la società israeliana, evitando discriminazioni o preferenze».

«Siamo preoccupati per la violenza e la mancanza di sicurezza all’interno della comunità araba in Israele, ferita da continui incidenti e da una criminalità diffusa. Questi rendono la vita delle famiglie sempre più fragile. È necessario prestare maggiore attenzione alle comunità arabe in Israele e curare meglio lo sviluppo delle città arabe».

• Educare è una priorità

«L’istruzione, sia in ambiente ebraico che arabo, richiede maggiore attenzione da parte delle autorità. Il futuro delle nostre comunità dipende da come investiamo ora nella formazione e nell’educazione. Alla luce delle attuali tendenze alla divisione e alla violenza, l’educazione dei nostri figli è il più urgente di tutti gli sforzi».

«Le scuole cristiane in Israele sono, ancora una volta, sull’orlo di una crisi. I recenti tagli ai finanziamenti governativi mettono a rischio il futuro di molti dei nostri istituti scolastici, che svolgono ancora un ruolo importante nel campo dell’istruzione all’interno della nostra società».

• Gli stranieri tra noi

«I lavoratori stranieri, i richiedenti asilo e i loro figli fanno parte della vita della Chiesa. Ancora una volta siamo chiamati a dare voce a molti che vivono in una sorta di limbo giuridico, senza adeguate garanzie e senza chiare prospettive per il loro futuro».

• La violenza montante

«Dobbiamo inoltre esprimere la nostra grande preoccupazione per quanto sta accadendo in Palestina e nei Territori occupati. Che la situazione si stia progressivamente e rapidamente deteriorando è evidente anche dai numeri: quest’anno abbiamo assistito a un’impennata della violenza, con il più alto numero di morti palestinesi in oltre vent’anni. La violenza dei coloni negli insediamenti è sempre più in aumento. Lo spazio vitale a disposizione della popolazione palestinese continua a ridursi, a causa della crescita a ritmo sostenuto degli insediamenti. Assistiamo anche ad attacchi alla popolazione ebraica. La violenza non è mai giustificata e deve essere sempre condannata, indipendentemente dalla sua provenienza. Nessuno dovrebbe morire perché è ebreo o perché è arabo».

• Rispettare i minori

«Dobbiamo anche criticare l’arresto e la detenzione di diversi minori palestinesi, soprattutto a Gerusalemme Est. L’arresto e la detenzione di minori per motivi politici non dovrebbero mai essere la norma in un Paese democratico. Tutti, soprattutto i giovani, hanno il diritto di vivere in pace e sicurezza, di costruire un futuro migliore e di essere trattati con giustizia e dignità. La vita umana e i diritti umani devono essere rispettati».

• Il processo di pace va rilanciato

«L’assenza di un vero processo di pace, basato sul diritto internazionale, porterà a maggiori sofferenze. La violenza è la conseguenza di una profonda sfiducia, e forse anche dell’odio, che si sta radicando nei cuori delle due popolazioni, israeliana e palestinese. È responsabilità comune di tutti, soprattutto dei leader religiosi e politici di tutte le confessioni, promuovere il rispetto reciproco e non la divisione o i sentimenti di odio».

• In nome dei più poveri

«Alziamo la voce per i bisogni dei più poveri e dei più deboli: per garantire al popolo palestinese dignità e libertà nella sua terra, per dare una soluzione stabile e giustizia ai cinque milioni di palestinesi che vivono nei Territori occupati e per far sì che in Terra Santa tutte le comunità nazionali abbiano pari diritti».

• Il ritorno dei pellegrini

«L’aspetto positivo è il ritorno dei pellegrini in Terra Santa. Essi riportano vita e movimento nelle strade e nei vicoli della Città Santa, di Betlemme, di Nazaret e degli altri luoghi di pellegrinaggio, e quindi riportano il sorriso a molte famiglie, non solo cristiane, che hanno potuto tornare a lavorare. Questo afflusso di pellegrini non porta solo benessere materiale, ma anche maggiore consapevolezza e attenzione alla Terra Santa e ci fa sentire che non siamo dimenticati».

• Non tutto va male

«Dobbiamo anche sottolineare che non tutto in Terra Santa va male, e che ci sono anche segni di consolazione: molti individui, associazioni e movimenti locali, di diversa estrazione nazionale e religiosa, desiderano costruire amicizia e solidarietà in questo nostro contesto sociale e politico diviso. Il loro amore ci fa sperare e credere che nella nostra società ci siano ancora forti “anticorpi”, cioè chi vuole ancora reagire alle tentazioni sempre più forti di chiusura e di rifiuto del dialogo e dell’incontro, con iniziative di incontro e di solidarietà aperte a tutti».

• Un appello e una preghiera

«Facciamo nostre le parole di papa Francesco, che recentemente ha detto: “Seguo con preoccupazione l’aumento della violenza e degli scontri che da mesi si verificano nello Stato di Palestina e in Israele… La violenza uccide il futuro, spezzando la vita dei giovani e indebolendo le speranze di pace… Auspico che le autorità israeliane e palestinesi prendano più facilmente a cuore la ricerca del dialogo, costruendo la fiducia reciproca, senza la quale non ci sarà mai una soluzione pacifica in Terra Santa” (Angelus, 27 novembre 2022)».

«Invitiamo tutte le nostre comunità a pregare per la pace a Gerusalemme, in Terra Santa e in ogni luogo del mondo dove la violenza, l’odio e la divisione sono fonte di sofferenza».

Clicca qui per la versione originale della dichiarazione in lingua inglese

Mindfulness per mamme
Riga Forbes

Mindfulness per mamme

Pensieri per una maternità senza ansie
Che cosa sogni, Macchia?
Isabella Salmoirago

Che cosa sogni, Macchia?

La vita consacrata
Najib Ibrahim

La vita consacrata

Riflessioni bibliche sulla sequela di Gesù Cristo
Il sole anche di notte
Dominique Blain

Il sole anche di notte

La spiritualità della fiducia in Teresa di Lisieux e Francesco d'Assisi