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La notte di Yalda, il Natale iraniano

Elisa Pinna
16 dicembre 2022
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A giorni gli iraniani celebreranno una sentita festività pre-islamica che coincide con il solstizio d'inverno e vede raccolte famiglie e gruppi di amici in una notte di festa e di veglia contro le tenebre circostanti. In questo tragico finale del 2022, Yalda si rivestirà certamente di un significato in più...


Meno conosciuta in Occidente del Nowruz – il capodanno persiano di inizio primavera – la notte di Yalda (la Notte della Nascita) è una festa tra le più importanti nella vita degli iraniani e deve il suo attuale nome agli influssi del primo cristianesimo. Viene celebrata in coincidenza con il solstizio d’inverno (intorno al 21 dicembre – ndr): in questa notte, la più lunga e la più buia dell’anno, in tutto l’Iran famiglie ed amici si riuniscono nelle case per mangiare insieme, leggere i versi profetici e trasgressivi di Hafez, il più amato tra i loro straordinari poeti, raccontarsi storie ed aspettare l’alba per festeggiare il trionfo della luce sulle tenebre.

È una festa che non ha nulla a che vedere con l’islam: ha infatti, come del resto il Nowruz, antichissime origini zoroastriane e fu inserita nel calendario ufficiale iranico già nel 502 a.C., durante l’impero di Dario.

In quei tempi si chiamava Shab-e Chelleh, «La notte dei quaranta», perché apriva le porte ai primi 40 giorni dell’inverno. Tra il primo e il terzo secolo d.C., mentre in Iran si susseguivano gli imperi dei Parti e dei Sassanidi, numerose comunità di cristiani orientali emigrarono nel Paese, portandovi la loro fede e le loro tradizioni. Tra queste, vi era naturalmente il Natale, indicato dalla parola siriaca Yalda, che significa Nascita. La vicinanza della ricorrenza cristiana con il solstizio invernale portò a un sovrapporsi con la Shab-e Chelleh: non è noto il periodo preciso, ma anche gli zoroastriani cominciarono a chiamare la loro festa Shab-e Yalda (la Notte della Nascita), nome che ha poi prevalso su quello originario.

Melograni e candele per la notte di Yalda. (foto Shutterstock.com)

La festa iranica (celebrata anche in Afghanistan, Azerbaigian e Tajikistan) ha del resto qualcosa in comune con i festeggiamenti del Natale cristiano. Anche nella festività zoroastriana, il bene e la speranza alla fine sconfiggono la forza distruttrice incarnata da Ahriman e dai suoi demoni, che si scatenano nella lunga oscurità. La nascita, il nuovo giorno per gli uomini, arrivano nella Shab-e Yalda alla fine di una notte drammatica: per difendersi dagli attacchi demoniaci, le persone si devono radunare insieme, devono vegliare e non addormentarsi, perché altrimenti le forze del male avrebbero la meglio. Bisogna mangiare, bere e parlare di cose buone e felici per non soccombere. Sostenendosi con alcuni frutti particolari, come l’anguria e il melograno, per assaporare – come si dice in Iran – «nella prima notte d’inverno l’ultimo sorriso dell’estate».

Dalla notte di Yalda, le giornate cominceranno ad allungarsi, le ore di buio ad accorciarsi e le forze demoniache ad indebolirsi. Prima che l’elettricità fosse una diffusa fonte di luce, i gruppi di amici e familiari si stringevano attorno al fuoco di un braciere. Il fuoco è una costante nella religione zoroastriana perché è segno di vita e di purificazione.

La modernità ha modificato per alcuni tratti la festa ma non ha tolto lo spirito di resistenza e di sfida alle potenze distruttrici che continua a caratterizzare la notte di Yalda. Agli inizi della Repubblica islamica, il regime aveva cercato invano di abolirla, insieme al Nowruz e alle altre feste zoroastriane. Poi anche l’ayatollah Khomeini ha dovuto fare retromarcia. Non poteva sgretolare una parte così importante e profonda dell’identità iraniana. Quest’anno sicuramente la festa della Nascita, simbolo della lotta contro le tenebre e di speranza, nell’atmosfera intima delle famiglie e di gruppi di amici, si caricherà anche di nuovi significati, mentre fuori, nelle strade, le proteste contro la teocrazia islamica continuano e i boia di regime hanno cominciato ad impiccare i giovani arrestati durante gli scontri di piazza.

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