Storie, attualità e archeologia dal Medio Oriente e dal mondo della Bibbia

Il Natale dei copti nella crisi egiziana

Ellisa Pinna
10 gennaio 2023
email whatsapp whatsapp facebook twitter versione stampabile

Quello appena trascorso, il 7 gennaio, è stato un Natale funestato dalle preoccupazioni per il futuro in tutto l'Egitto. Il Paese si avvita in una crisi economica resa drammatica dalle ricadute della guerra russo-ucraina.


Per i copti egiziani il Natale di quest’anno è stato sfregiato dalla crisi economica in cui sta sprofondando l’Egitto. Alla vigilia della festività cristiana, celebrata il 7 gennaio secondo il calendario giuliano seguito da molte Chiese ortodosse, la sterlina egiziana ha avuto un nuovo tracollo rispetto al dollaro, il terzo in meno di un anno. A causarlo sono la fuga degli investitori esteri dai titoli del debito egiziano e una generale scarsità di valuta forte per pagare gli acquisti di materie prime e di prodotti industriali sui mercati internazionali, necessari ad un’economia dipendente dalle importazioni come quella egiziana.

A Shobra e nelle altre enclave cristiane del Cairo le strade sono state agghindate come sempre con luminarie e addobbi natalizi; i negozi, però, sono rimasti vuoti: stavolta in pochi si sono potuti permettere il lusso di comprare regali per i bambini o dolci e prelibatezze per i pranzi e le cene di festa.

La nuova ondata di difficoltà per l’Egitto è cominciata nel febbraio 2022, con l’invasione russa dell’Ucraina e la guerra in Europa. Nel panico generale, capitali stranieri per 20 miliardi di dollari investiti sul debito egiziano sono stati trasferiti, in una sorta di fuga per la salvezza, verso lidi più sicuri e affidabili. Da lì è cominciata la penuria di valuta estera, di dollari in particolare. La guerra ha fatto aumentare il costo delle materie prime e in particolare del grano, di cui l’Egitto è il principale importatore al mondo.

Nel Paese i prezzi dei prodotti alimentari sono schizzati alle stelle, la sterlina egiziana ha perso il 40 per cento di valore rispetto al dollaro, e l’inflazione, in meno di un anno, è salita al 20 per cento. Non è stato di sostanziale aiuto l’impegno assunto dal governo nel 2022 con il Fondo monetario internazionale ad andare verso tassi di cambio flessibili, a fronte di un prestito di tre miliardi di dollari: impegno che significa, nei fatti, svalutazione e inflazione. Come prevedibile, la banca centrale del Cairo ha dovuto alzare i rendimenti, per contrastare l’inflazione, aumentando la sofferenza dell’economia.

La penuria di dollari, intanto, continua e anzi si aggrava. A inizio del nuovo anno, le merci provenienti dall’estero sono bloccate nelle navi attraccate nei porti egiziani in quanto le banche locali non riescono a trovare dollari sufficienti per concludere le transazioni. Si tratta di una cifra enorme: 9 miliardi e mezzo di dollari per beni che vanno dal granturco e dalla soia per foraggiare gli animali, ad automobili, pezzi di ricambio industriali, elettrodomestici. Sono merci necessarie per far andare avanti il Paese.

La situazione è talmente drammatica che il presidente egiziano, il generale Abdel Fattah al-Sisi, come sempre presente alla messa natalizia dei copti, a fine rito ha preso il microfono per dire al papa copto, Tawrados II , e alla folla di fedeli cristiani presenti: «Stiamo soffrendo, sì, ma non dobbiamo preoccuparci né spaventarci». Al-Sisi ha promesso che «il governo farà di tutto per proteggere gli egiziani». Circolano voci che l’esecutivo voglia parzialmente privatizzare il canale di Suez ed altre risorse strategiche statali per alleggerire la crisi.

Le parole del capo dello Stato sono risuonate nella cattedrale della Natività di Cristo, innalzata nella «Nuova capitale amministrativa» ancora in costruzione nel deserto. Improbabile però che abbiano rassicurato una popolazione di 103 milioni di persone, che lotta per la sopravvivenza e si chiede che cosa ne sarà del futuro.

Intanto, mentre le banche locali – con la nuova svalutazione della moneta nazionale – cercano di racimolare i dollari necessari per sbloccare l’ingorgo di merci in attesa nei porti del Paese, ogni mezzo è buono per fare cassa. Anche affittare le Piramidi di Giza per una sfilata della nuova collezione per l’autunno 2023 di abiti da uomo, organizzata dalla casa di moda Dior, in uno sfoggio di luci, effetti scenografici, trasgressività e lusso.

Mindfulness per mamme
Riga Forbes

Mindfulness per mamme

Pensieri per una maternità senza ansie
Che cosa sogni, Macchia?
Isabella Salmoirago

Che cosa sogni, Macchia?

La vita consacrata
Najib Ibrahim

La vita consacrata

Riflessioni bibliche sulla sequela di Gesù Cristo
Il sole anche di notte
Dominique Blain

Il sole anche di notte

La spiritualità della fiducia in Teresa di Lisieux e Francesco d'Assisi