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Storie, attualità e archeologia dal Medio Oriente e dal mondo della Bibbia

Cose mai viste in Arabia Saudita

Laura Silvia Battaglia
31 gennaio 2020
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Parliamo di due fenomeni nuovi, che hanno fatto capolino in questo mese di gennaio 2020: la neve a bassa quota e i salottini di prova nei negozi di abbigliamento femminile...


Cosa mai viste in Arabia Saudita. Di diversa natura, è vero, ma egualmente eccezionali. Nel mese di gennaio ha fatto parecchio scalpore la neve, che qui nessuno sa cosa sia. I monti Madian, nel Nord-Ovest del territorio al confine con la Giordania, ma con un’altitudine non da poco (la vetta più alta è lo Jabal al-Lawz, che raggiunge i 2.549 metri) si sono coperti di neve nelle prime due settimane di gennaio. La vetta di questo monte in inverno è coperta di neve, ma è del tutto inusuale che il manto bianco arrivi anche a basse quote, come è avvenuto quest’anno. Vista l’eccezionalità dell’avvenimento, l’ufficio meteorologico dell’Arabia Saudita ha emesso un avviso per consigliare ai cittadini di rifugiarsi al caldo e a non avventurarsi in zone isolate, considerata anche la scarsa abitudine della popolazione a questi fenomeni e la mancanza di misure di sicurezza nazionali per affrontarli.

La neve, in sostanza, è frutto di un’ondata di maltempo con temperature sottozero che ha interessato anche la penisola balcanica, la Turchia e l’Iran, zone comunque aduse a questi fenomeni invernali.  Anche sul Libano ci sono state bufere e grandi nevicate, con il risultato che alcune aree interne hanno sofferto le  basse temperature più delle vallate alpine. L’anomalia sembra dovuta a un vortice polare particolarmente forte che ha influenzato le latitudini artiche causando una depressione verso Sud Est, invertendo così l’andamento stagionale regolare delle correnti da Nord a Sud-Ovest.

Ma non solo la neve è l’eccezione di questo mese a Riyadh. In tema di cose mai viste, la nota blogger Susie of Arabia, un’americana che da anni vive in Arabia Saudita e che è considerata tra le osservatrice più acute, fedeli e non giudicanti di questa società e dei suoi cambiamenti, segnala un avvistamento. Come un miraggio, per la prima volta, nei centri commerciali e nella sezione dedicata alle donne, sono comparsi i salottini per la prova dei capi d’abbigliamento. La blogger ne parla qui e lo prova con le immagini.

Ciò che può sembrare un’assurdità dalle nostre parti, è una vera e propria rivoluzione copernicana per le donne saudite. Prima di questo “avvistamento” i negozi osservavano una policy che consente alle clienti di provare a casa gli abiti acquistati, verificarne la vestibilità ed eventualmente ritornare in negozio entro tre giorni per la restituzione dei capi e del denaro speso o per effettuare un cambio. Ma quando le donne non avevano nemmeno il permesso di guidare – scrive Susie of Arabia (la cui storia si può leggere qui) – la policy dei tre giorni poteva anche rivelarsi un incubo e certamente un cattivo affare – in mancanza di un autista pagante o di un familiare maschio disponibile a fare da chaffeur.

Insomma, i salottini prova sono un segno di reale progresso. Finora, una cosa mai vista, come la neve ai Tropici.


 

Perché Diwan

La parola araba, di origine probabilmente persiana, diwan significa di tutto un po’. Ma si tratta di concetti solo apparentemente lontani, in quanto tutti legati dalla comune etimologia del “radunare”, del “mettere insieme”. Così, diwan può voler dire “registro” che in poesia equivale al “canzoniere”. Dove registro significa anche l’ambiente in cui si conserva e si raduna l’insieme dei documenti utili, ad esempio, per il passaggio delle merci e per l’imposizione dei dazi, nelle dogane. Diwan, per estensione, significa anche amministrazione della cosa pubblica e, per ulteriore analogia, ministero. Diwan è anche il luogo fisico dove ci si raduna, si discute, si controllano i registri (o i canzonieri) seduti (per meglio dire, quasi distesi) comodamente per sfogliarli. Questo spiega perché diwan sia anche il divano, il luogo perfetto per rilassarsi, concentrarsi, leggere.

Questo blog vuole essere appunto un diwan: un luogo comodo dove leggere libri e canzonieri, letteratura e poesia, ma dove anche discutere di cose scomode e/o urticanti: leggi imposte, confini e blocchi fisici per uomini e merci, amministrazione e politica nel Vicino Oriente. Cominciando, conformemente all’origine della parola diwan, dall’area del Golfo, vero cuore degli appetiti regionali, che alcuni vorrebbero tutto arabo e altri continuano a chiamare “persico”.

Laura Silvia Battaglia, giornalista professionista freelance e documentarista specializzata in Medio Oriente e zone di conflitto, è nata a Catania e vive tra Milano e Sana’a (Yemen). È corrispondente da Sana’a per varie testate straniere.

Tra i media italiani, collabora con quotidiani (Avvenire, La Stampa, Il Fatto Quotidiano), reti radiofoniche (Radio Tre Mondo, Radio Popolare, Radio In Blu), televisione (TG3 – Agenda del mondo, RAI News 24), magazine (D – Repubblica delle Donne, Panorama, Donna Moderna, Jesus), testate digitali e siti web (Il Reportage, Il Caffè dei giornalisti, The Post Internazionale, Eastmagazine.eu). Cura il programma Cous Cous Tv, sulle televisioni nel mondo arabo, per TV2000.

Ha girato, autoprodotto e venduto otto video documentari. Ha vinto i premi Luchetta, Siani, Cutuli, Anello debole, Giornalisti del Mediterraneo. Insegna come docente a contratto all’Università Cattolica di Milano, alla Nicolò Cusano di Roma, al Vesalius College di Bruxelles e al Reuters Institute di Oxford. Ha scritto l’e-book Lettere da Guantanamo (Il Reportage, dicembre 2016) e, insieme a Paola Cannatella, il graphic novel La sposa yemenita (BeccoGiallo, aprile 2017).

 

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