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Babilonia, patrimonio dell’Umanità

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10 luglio 2019
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Babilonia, patrimonio dell’Umanità
Veduta aerea del sito archeologico di Babilonia (a sinitra il palazzo costruito da Saddam Hussein negli anni Novanta)

L’Unesco ha riconosciuto il sito archeologico dell’antica capitale mesopotamica patrimonio di tutti. Un contributo all’esplorazione e conservazione di un luogo chiave della storia del passato, che ha subito danni e manomissioni anche in epoca moderna.


Il Comitato per il Patrimonio mondiale dell’Unesco (l’organizzazione dell’Onu per l’istruzione, la scienza e la cultura) il 5 luglio ha ufficialmente dichiarato Babilonia, in Iraq, patrimonio dell’umanità. Il riconoscimento atteso a lungo dagli iracheni, arriva infatti 36 anni dopo la prima candidatura presentata dal governo di Baghdad. L’Unesco dà riconoscimento a un sito archeologico che fu la più grande città del mondo venticinque secoli fa, quando era capitale dell’impero neobabilonese. Pone sotto la protezione di trattati internazionali l’attuale complesso archeologico vicino all’Eufrate, un’area di circa 10 chilometri quadrati, dei quali finora solo un quinto è stato portato alla luce.

Una città desiderata

Babilonia fu una città ambita, spesso conquistata e distrutta ma capace di risorgere. All’esilio degli ebrei dopo la conquista di Gerusalemme da parte di Nabucodonosor fanno riferimento diversi libri dell’Antico Testamento. «Sui fiumi di Babilonia, là sedevamo piangendo al ricordo di Sion», recita il salmo 137. Nel Nuovo Testamento assurge a esempio di città corrotta in opposizione alla Nuova Gerusalemme. Innumerevoli narrazioni anche in ambito greco e romano evocano l’antica città, la torre di Babele – probabilmente un gigantesco ziggurat -, o i leggendari giardini pensili, forse parte del palazzo di Nabucodonosor, o forse addirittura costruiti a Ninive. Erodoto non li menziona e quando ne scrissero, in epoca romana, Babilonia era già abbandonata.

Ma la storia della città è più antica: sorta in età del bronzo, fu conquistata da amorrei, ittiti, cassiti, elamiti. Il suo apice fu raggiunto tra il VII e il VI secolo a.C. quando i caldei ne presero il controllo dagli assiri, inaugurando l’impero chiamato neobabilonese.

Una delle ricostruzioni più sontuose della città si deve a Nabucodonosor II che regnò tra il 605 e il 561 a.C. A lui si deve la splendida porta di Ishtar, celebre per il colore blu e gli animali che la decorano, ricostruita dagli archeologi tedeschi a Berlino dove oggi si trova (parti della via delle processioni sono sparse per i musei del mondo). In seguito, Babilonia fu conquistata dai persiani con Ciro il grande e da Alessandro magno. La profezia contenuta nel libro di Daniele, sulla caduta della città sembrò avverarsi nel 539 a.C. quando Ciro se ne appropriò e gli ebrei fecero ritorno nella loro terra.

Le minacce del Novecento

I primi scavi scientifici furono condotti dai tedeschi, diretti da Robert Koldewey, tra il 1899 e il 1914. Ma il sito ha corso nel Novecento ogni genere di rischio per la sua conservazione: saccheggi di mattoni per edificare i villaggi vicini, la costruzione di una ferrovia voluta dai britannici negli anni Venti, il passaggio di oleodotti e gasdotti, le pesanti manomissioni dell’epoca di Saddam Hussein, infine, l’installazione di una base americana durante l’invasione del 2003. Tutto questo ha contribuito a danneggiare un sito di valore unico. Il patrimonio archeologico della Mesopotamia, in generale, ha subito perdite gravissime negli ultimi anni, ad esempio con la distruzione di Nimrud nel 2015 da parte dell’Isis.

Nonostante molti reperti di Babilonia siano finiti nei musei europei, il sito della più grande città del mondo antico conserva grande fascino per i visitatori, che oggi sono perlopiù iracheni. L’iscrizione alla lista dei siti protetti dall’Unesco (oggi più di 1.100 nel mondo) non accrescerà molto i fondi per nuovi scavi, ma fornirà almeno le risorse per conservare meglio l’esistente e darà più forza alle autorità irachene incaricate di preservare il sito. Nel futuro si spera che possa favorire una ripresa del turismo internazionale. (f.p.)

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