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Aprono gli archivi vaticani su Pio XII, plauso degli ebrei

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9 marzo 2019
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Aprono gli archivi vaticani su Pio XII, plauso degli ebrei
Pio XII alla macchina per scrivere.

Il 2 marzo 2020 saranno aperti gli Archivi segreti vaticani per il pontificato di Pio XII, che comprende gli anni della seconda guerra mondiale e della Shoah. La decisione di papa Francesco.


«La Chiesa non ha paura della storia – ha affermato papa Francesco davanti ai superiori e ai collaboratori dell’Archivio segreto vaticano, ricevendoli in udienza il 4 marzo –. Ho deciso che l’apertura degli Archivi per il pontificato di Pio XII (1939-1958, ndr) avverrà il 2 marzo 2020». L’annuncio coincide con l’80° anniversario dell’elezione di papa Pacelli. Di solito il Vaticano attende 70 anni dalla fine di un pontificato per aprire agli studiosi i relativi archivi. Ma in questo caso non attenderà fino al 2028. Vi è dunque un anticipo per fare luce sulle azioni del pontefice che regnò durante la seconda guerra mondiale. Pio XII è stata proclamato venerabile nel 2009 con un decreto di Benedetto XVI che ne attesta le «virtù eroiche», tappa che apre la strada alla beatificazione. La causa era stata avviata già nel 1965, sotto il pontificato di Paolo VI e rilanciata per volere di papa Ratzinger, che tuttavia ha sollevato una polemica nel mondo ebraico e in Israele dove si rimprovera a papa Pacelli di avere taciuto sullo sterminio degli ebrei in Europa.

L’apertura degli archivi è una buona notizia per tutti coloro che desiderano comprendere l’assenza di interventi pubblici da parte di Pio XII dinanzi alla Shoah. Fu prudenza diplomatica? Timore di reazioni ancora più brutali contro gli ebrei e i cattolici che li proteggevano? Qualunque sia la risposta, l’atteggiamento del papa fu denunciato dalle organizzazioni ebraiche come una forma di complicità passiva. In particolare, sotto accusa fu il mancato intervento papale durante l’incursione nel ghetto di Roma del 16 ottobre 1943 e la deportazione ad Auschwitz nei giorni seguenti di oltre un migliaio di ebrei.

Altri assicurano invece che il papa abbia salvato dietro le quinte decine di migliaia di ebrei italiani chiedendo ai conventi di aprire le loro porte. La Chiesa concesse rifugio a 477 ebrei all’interno del Vaticano, a 4.238 altri nei monasteri e conventi italiani dei dintorni di Roma; 3.000 furono alloggiati a Castel Gandolfo, la residenza estiva dei papi, e 400 furono arruolati nella guardia pontificia. Alcuni ricordano che nel 1937 redasse la parte diplomatica dell’enciclica di Pio XI Mit brennender Sorge («Con viva preoccupazione»), enciclica pubblicata ufficialmente in tedesco che condannava il nazismo.

«Giusta luce»

Pio XII, come ha ricordato papa Francesco nell’udienza, «si trovò a condurre la Barca di Pietro in un momento fra i più tristi e bui del secolo Ventesimo, agitato e in tanta parte squarciato dall’ultimo conflitto mondiale, con il conseguente periodo di riassetto delle Nazioni e la ricostruzione post­bellica». Inoltre si è detto certo che «la seria e obiettiva ricerca storica saprà valutare nella sua giusta luce, con appropriata critica, momenti di esaltazione di quel Pontefice e, senza dubbio anche momenti di gravi difficoltà, di tormentate decisioni, di umana e cristiana prudenza, che a taluni poterono apparire reticenza, e che invece furono tentativi, umanamente anche molto combattuti, per tenere accesa, nei periodi di più fitto buio e di crudeltà, la fiammella delle iniziative umanitarie, della nascosta ma attiva diplomazia, della speranza in possibili buone aperture dei cuori».

Nel 2010, quando era ancora cardinale arcivescovo di Buenos Aires, Jorge Mario Bergoglio scrisse in un libro con il rabbino argentino Abraham Skorka, Il cielo e la terra, che si verificherà se ci sono stati degli errori, ma non bisogna avere paura: la verità passa davanti a tutto. Da Papa ha voluto confermare queste idee.

Pio XII a Yad Vashem

Il presidente israeliano Reuven Rivlin ha apprezzato e in un comunicato ha parlato di una «decisione coraggiosa e benvenuta da parte del mio amico, papa Francesco, di autorizzare l’apertura degli Archivi vaticani nel periodo che riguarda la Shoah. Permetterà l’accesso gratuito e senza mediazioni agli archivi del priodo più buio della storia dell’umanità. Una tappa importante in questi tempi di attacchi antisemiti, di riscrittura della storia e di tentativi di negare la Shoah».

La decisione è stata favorevolmente accolta dall’American Jewish Commitee (Ajc) e dal Congresso ebraico mondiale. A Gerusalemme il Memoriale della Shoah di Yad Vashem, che per anni ha esortato la Chiesa cattolica ad aprire i propri archivi, spera che i ricercatori avranno pieno accesso ai documenti. Negli ultimi anni Yed Vashem ha ammorbidito la propria posizione rispetto all’azione di Pio XII durante la Shoah. Nel 2012 modificò il testo di un pannello controverso che accusava il papa di essere rimasto passivo di fronte alla sorte degli ebrei durante la seconda guerra mondiale. Ora il testo riporta anche gli argomenti dei suoi difensori.

L’iniziativa di papa Francesco arriva dopo un lungo periodo di preparazione, durato circa 13 anni e durante il quale gli archivisti vaticani hanno compiuto un lavoro di ordinamento, censimento e inventariazione di numerosi fondi relativi al pontificato di Pio XII. L’apertura agli studiosi degli archivi relativi al pontificato precedente, quello di Pio XI (1922-1939) era avvenuta nel 2006 per decisione di Benedetto XVI. L’attesa per i documenti fino al 1958 durerà ancora un anno. (c.l./f.p.)

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